Le interviste di RuvoLive.it

La carica dei 100 e lode, Giovanna Giangregorio

«Seppur abbia voglia di conoscere il nuovo ambiente universitario, mi dispiace lasciare il liceo. Lì lascio una parte di me: le ansie, le lacrime, le risate, l'ingenuità​»

Attualità
Ruvo di Puglia sabato 11 agosto 2018
di Elena Albanese
Giovanna Giangregorio
Giovanna Giangregorio © Giovanna Giangregorio

Terzo appuntamento con le interviste di RuvoLive.it ai ragazzi che hanno ottenuto il massimo dei voti – in questo caso cum laude - agli ultimi esami di maturità negli istituti superiori cittadini.

Dopo Ilenia De Angelis e Alessia Ardito, oggi parliamo con Giovanna Giangregorio. 19 anni, «sono nata e vivo a Terlizzi, seppur ancora per poco».

Anche lei ha frequentato il liceo linguistico al “Tedone” di Ruvo di Puglia, studiando inglese, francese e tedesco. «Le lingue straniere mi hanno affascinata sin da piccola – dice -, per cui non potrei immaginare una strada diversa da quella che ho intrapreso e continuo a percorrere».

Gli esami

Che traccia hai svolto nella prima prova?

C'era l'imbarazzo della scelta. È stato, però, amore a prima vista con la prima traccia, quella sulla solitudine, che è un tema a me particolarmente caro. Ho parlato della solitudine come scelta di isolamento volontaria, ma anche come inevitabile condizione esistenziale umana, costantemente accompagnata da un sentimento di incomunicabilità, per poi estendere la riflessione a tutto l'universo, solo nella sua infinità.

Ho trattato di una solitudine condivisa, che può essere vista come irrimediabile divisione ma anche come comune condizione che bisogna affrontare con dignità e senso di fratellanza.

Qual è stato il momento più difficile degli esami?

La quarta prova, quella in francese, che si componeva di una parte di letteratura di quattro ore e una di storia di sole due ore. Ero particolarmente stanca, avevo perso la concentrazione, per di più ero consapevole di avere poco tempo e di non potermi permettere pause per fare un respiro profondo e riflettere meglio. Ciononostante sono riuscita a svolgerla in tempo e mi sono sentita fiera di me stessa.

Raccontaci brevemente com'è andato l'orale.

L'orale è andato bene. È durato più della media – un’ora e dieci minuti! - ma mi sono sentita pienamente a mio agio.

A essere onesta, con le professoresse interne mi sono addirittura sentita come in una chiacchierata finale. Ho parlato del mio percorso, che era molto personale – per cui era un po' come parlare di me - e mi sono state poste anche domande riguardo vari argomenti dell'anno scolastico di cui non trattavo nella mia esposizione.

La commissione era tutta al femminile e non ho avuto alcun tipo di problema con le professoresse che ne facevano parte. Mi hanno ascoltata con interesse e non mi hanno messo a disagio. Difatti, mentre parlavo, non mi accorgevo affatto del passare del tempo, né di ciò che mi circondava: riuscivo solo a scorgere delle ombre.

La mia domanda preferita è stata senza dubbio quella su Montale, il mio autore preferito di tutto il programma del quinto.

Alla fine dell'esame, quando mi sono alzata e mi sono guardata alle spalle, ho visto la mia migliore amica, la mia famiglia e, con mia grande sorpresa, il mio professore di inglese dei primi tre anni di liceo. È stato emozionante.

Tra passato e futuro

Cosa ti mancherà di più del liceo?

Ho realizzato in quel momento (dopo gli orali, ndr) che fosse definitivamente finita: non c'era più nessun altro corso, nessun'altra sesta ora, nessun altro esame.

Ho cominciato a sentire la nostalgia che non avevo sentito durante l'ultimo ultimo giorno di scuola. Seppur io abbia voglia di conoscere il nuovo ambiente universitario, mi dispiace lasciare il liceo. Lì lascio una parte di me: lascio le ansie, le lacrime, le risate, l'ingenuità.

Mi mancheranno i corridoi prima gialli poi blu, i professori che mi hanno vista crescere, i collaboratori che mi hanno sempre aiutata come potevano, i miei amici di classe e non, l'auditorium luogo di assemblee e di prove di teatro.

D'altro canto, però, sento che è arrivato il momento di andare. Non vedo l'ora di scorgere nuovi orizzonti, culturali e non.

A quale facoltà ti sei iscritta?

Mi trasferirò a Trento e frequenterò lì la facoltà di Lingue moderne. L'ho scelta perché le lingue, la letteratura e la traduzione sono le mie più grandi passioni e sono ciò che più di ogni altra cosa voglio continuare a coltivare.

Cosa vorresti fare da grande?

Non so bene quale futuro lavorativo aspettarmi, non ci penso eccessivamente, per ora mi dedico allo studio e mi lascio sorprendere dalle occasioni che si prospettano.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Mi attrae onestamente l'idea di diventare una dialoghista, ossia una figura professionale che si occupa di tradurre i dialoghi di film e cortometraggi da una lingua all'altra adattandoli al doppiaggio.

Per ora, come ho detto, preferisco focalizzarmi sul presente. Da quando ho finito gli esami - piuttosto tardi, il 13 luglio - mi sto godendo appieno l'estate.

Il presente

Ti aspettavi questo risultato?

Non mi sono preoccupata molto per il risultato, mi importava semplicemente di finire tutto. Fino all'ultimo secondo non ho voluto illudermi mai.

Come hai festeggiato quando l'hai saputo?

Alla notizia della lode ho fatto i salti di gioia, letteralmente! Ero al mare e ho festeggiato con un bel tuffo e una nuotata liberatoria. La sera poi ho incontrato i miei amici e abbiamo organizzato una festicciola per svagarci e dare ufficialmente inizio alla bella stagione.

Dove sei andata in vacanza e con chi?

Per inaugurare davvero l'estate, seppur in ritardo, sono andata in Olanda con gli amici. Abbiamo organizzato un tour e abbiamo visitato sia città grandi che villaggi tipici. É stata un'esperienza memorabile e mi ha dato l'occasione per mettermi alla prova, visto che io e la mia migliore amica abbiamo organizzato tutto da sole e ci siamo riuscite senza alcun intoppo!

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