Concittadini nel mondo

Trump e il muro alla frontiera, il racconto di un ruvese in Messico

Giuseppe Elicio, economista trasferitosi in centro America per lavoro, ci racconta cosa è accaduto subito dopo l'elezione del discusso presidente e gli effetti della sua politica estera

Attualità
Ruvo di Puglia giovedì 16 febbraio 2017
di Francesca Elicio
Protesta in Messico
Protesta in Messico © Giuseppe Elicio

Che Trump diventasse l’argomento all’ordine del giorno dei media internazionali, lo si era capito sin dalla sua elezione. E per diversi giorni non si è parlato d’altro che della sua scelta di far costruire un muro al confine con il Messico. Un muro che dovrebbe dividere gli Usa da uno stato che, a detta del neo Presidente, sarebbe il polo di attrazione per lo sbarco di migranti irregolari e di narcotraffico.

Ma i messicani non ci stanno. A raccontare il clima che si sta vivendo nell’ultimo periodo è Giuseppe Elicio, ruvese emigrato in Messico per lavoro. Al momento fa il consulente economico di un ex politico locale e lavora nell’area di sviluppo progetti in un'impresa di sicurezza privata.

«Qui in Messico - ci racconta - si sono vissute sensazioni differenti dopo l’elezione di Trump. Prima si avvertiva sconcerto, ma in tanti pensavano non ce l’avrebbe fatta; dopo la vittoria, c'è stata davvero molta incredulità mista ad altrettanta preoccupazione».   

E tutto questo ha contribuito a far precipitare la situazione messicana. «In questi mesi - continua Giuseppe - ci sono state tante difficoltà per l’economia: il peso messicano ha perso valore nei confronti del dollaro, l’inflazione è aumentata, la benzina ha avuto un incremento del 17%. E molte persone associano questi fenomeni direttamente all’entrata in scena di Trump».

Ma i punti di vista circa il futuro economico del Messico sono differenti: «Io come tanti altri economisti opiniamo che tutte le riforme politiche ed economiche che sta attuando Trump avranno effetti negativi negli Usa nel medio o lungo periodo. Come sempre, ogni volta che si rompe un equilibrio si creano opportunità e c’è chi si ritrova beneficiato e chi invece svantaggiato».

Giuseppe ci racconta che al momento i cittadini messicani sono preoccupati per la creazione di questo fantomatico muro; temono soprattutto un rientro di massa dei connazionali che vivono attualmente negli Stati Uniti. Senza dimenticare la tassa del 20% sui prodotti messicani importanti negli Usa.

«Come sempre l’opinione pubblica è divisa; però in questo caso la maggior parte dei messicani si trova d’accordo sul contestare le riforme che sta attuando e vorrà in futuro attuare il Presidente. Il governo messicano al momento sembra per certi aspetti resistente alle minacce di Trump, come ad esempio rispetto alla costruzione del muro o alla revisione del trattato di libero commercio su aspetti non convenienti al Messico; per altri appare meno forte e molto impotente, come sull’aumento della benzina che non è riuscito ad evitare».

Ma al momento non sembrerebbero esserci gravi conseguenze: «A parte qualche rappresaglia e manifestazione, ho dubbi sulla nascita di una guerra».

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