Ieri l'inaugurazione

Una "Linea Comune" per diventare una comunità accogliente

L'idea è quella di creare un contenitore ricco di formazione ed informazione, dove le idee e le proposte possano essere padrone

Attualità
Ruvo di Puglia venerdì 17 marzo 2017
di Francesca Elicio

L.I.N.E.A. COMUNE

Musica ed intercultura
Tarjuman Project © RuvoLive.it

Una "Linea Comune" per l'integrazione e l'intercultura. È stato questo il punto base da cui è partita l'inaugurazione del centro di non violenza, espressione e ascolto, promosso e gestito dall'associazione Etnie onlus insieme a una rete di partner. 

Come ha già sottolineato l'assessora Monica Montaruli, il centro nasce come la continuazione di un progetto già nato precedentemente e che solo ora riesce a trovare i primi riscontri. «Parlare di intercultura vuol dire parlare di storia di nessuno», afferma la Montaruli. «Quello presentato è uno scheletro di cosa il centro vuol diventare. La struttura è di tutta la città e di tutti i cittadini e saremo proprio noi a creare questi spazi. Essere una cominutà accogliente non è un sogno che possiamo procrastinare. Ci preoccupiamo di creare sensibilizzazione; ma questa attesa non rispetta la realtà. Noi oggi dobbiamo essere accoglienti, oggi ci sono persone che hanno necessità e che vivono nel nostro territorio». 

«Non è un posto per categoria, non è da destinare solo a persone con origine geografica diversa dalla nostra», ha sottolineato anche l'assessora Monica Filograno.

Un contenitore di tutti e per tutti. Un luogo per sognatori con i piedi per terra, perchè solo così si può sognare bene. Il centro Etnie intende svolgere diverse attività e azioni con uno sportello informativo che dia anche formazione, in modo da creare successivamente un momento di incontro. E questo solo uno spazio può farlo. Chiaro e solenne il messaggio di Etnie: «Non intendiamo combattere, ma sensibilizzare il terrotorio. La presenza dell'immigrato non è un peso ma una ricchezza. E questo lo dobbiamo dimostrare. Volete vedere numeri? Bene, lo faremo durante gli incontri. Vogliamo cultura, non violenza. Vogliamo pace, cultura della pace». 

A collaborare ci saranno diverse realtà in ambito cittadino e provinciare. Tra tutti la Caritas diocesana, l'Azione cattolica, Tra il dire e il fare, la cooperativa Csise, la cooperativa Prometeo e molti altri. Il contenitore vuole presentarsi ai cittadini come autore di scambi di idee e opinione. Dopo le basi partiranno anche altri progetti, soprattutto quelli riguardanti il benessere psicologico. 

Ad intervenire anche la dottoressa Angela Martiradonna, responsabile del dossier di immigrazione, la quale ha sottolineato i caratteri positivi che ci sarebbero nell'avere uno spazio fisico del genere. Ha ribadito che dare all'altro diritti non vuol dire far venire meno i nostri. Discriminazione e razzismo rappresentano la mediocrità di una società. Il centro è un piccolo cantiere dove giorno dopo giorno verranno a costruirsi idee. 

Particolarmente toccante la presentazione del blog della professoressa Daniela Maggiulli, "Riace viaggi di pace". Perchè Riace? Riace è un paese dove bianco e nero coesistono senza differenze e problemi. L'intercultura è un fattore all'ordine del giorno e non sembra neanche qualcosa di così astratto. Tante storie diverse, tutte contraddistinte dall'amore e dal rispetto per l'altro, che può apparirci diverso ma che non è altro che un'estensione del nostro essere. Seguire l'esempio del sindaco Lucano si può. Seguire il modus operandi della comunità di Riace è possibile. Basta solo volerlo. 

Un momento musicale, a cura di Tarjuman Project, ha concluso la serata. Anche la musica, più degli altri, unisce e accomuna. E questo progetto unisce divesi tipi di cultura. 

E da oggi parte la sfida: diventare una comunità coesa, dove nessuno più riesca a vedere la differenza tra se stesso e quello accanto.

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