La nota

Continuano i disagi per il secondo circolo “San Giovanni Bosco”

Il dirigente scolastico Angelo Panebianco: «Si può andare avanti così? Dico solo che tale umana sopportazione è al capolinea! È davvero difficile fare buona scuola senza supporto dell’Ente locale»

Attualità
Ruvo di Puglia lunedì 13 novembre 2017
di La Redazione
Rifiuti nei pressi della scuola primaria
Rifiuti nei pressi della scuola primaria "Bartolo Di Terlizzi" © Angelo Panebianco

«A distanza di due anni da una precedente segnalazione fatta agli organi di stampa locale, mi trovo costretto a ribadire la situazione di forte disagio in cui si trova questa scuola nell’affrontare le situazioni di ordinaria amministrazione che riguardano il funzionamento dei sei plessi componenti l’intero circolo». Comincia così la nota del dirigente del secondo circolo didattico “San Giovanni Bosco” di Ruvo di Puglia Angelo Panebianco, dopo la decisione di tenere chiusa oggi la primaria “Bartolo Di Terlizzi” per l’impossibilità di utilizzare alcuni servizi igienici.

«Continua ad esserci una pressoché totale assenza di supporto da parte dell’Ente locale Comune nelle situazioni più elementari, come può essere l’intervento dell’idraulico nei bagni per i rubinetti e i water che perdono o l’intervento dell’elettricista per sostituire dei neon non più funzionanti».

Ma questo non è l’unico problema che quotidianamente deve affrontare. «A ciò si aggiunge l’ormai cronico problema nella gestione della pulizia degli spazi esterni delle scuole, per cui si assiste sempre più spesso alla presenza di rifiuti indecentemente conferiti dalla gente e all’assenza di provvedimenti sanzionatori da parte di chi di competenza – prosegue -. Non voglio nemmeno ricordare altre emergenze più volte segnalate, di calibro un tantino superiore, quale il riscaldamento nella palestra della “San Giovanni Bosco” che attende da sei anni la riparazione o la realizzazione del refettorio nel plesso “Andersen” in vana attesa da anni.

Non parliamo, poi, dell’assurda impossibilità di una scuola a detenere le chiavi delle centrali termiche ed idriche dei rispettivi edifici che, per ragioni di sicurezza, devono essere in possesso di una scuola e che non lo sono – non si sa perché – nonostante le innumerevoli richieste inoltrate. Risulta sorprendente sapere, poi, che le chiavi dei suddetti ambienti e di altri spazi scolastici siano detenute da persone formalmente non autorizzate dal Comune.

A tal proposito lamento la pressoché totale mancanza di certificazioni delle strutture, nonostante (anche in tal caso) le innumerevoli richieste inoltrate a chi di competenza. Un esempio recente: l’edificio scolastico “Bartolo Di Terlizzi” è stato sottoposto a lavori di efficientamento energetico e possiede un impianto di riscaldamento potenzialmente innovativo. Ma dove sono le certificazioni di conformità dell’impianto e quelle inerenti agli interi lavori svolti? Non ci è stato consegnato uno straccio di documentazione in tal senso (prima-durante-dopo i lavori), eccetto qualche verbale di consegna della struttura che ho dovuto letteralmente estorcere a chi di competenza. Ora siamo al punto che vi è un quadro elettrico che è malfunzionante e spesso lascia l’edificio scolastico senza energia elettrica. Inoltre vi sono zone sottoposte a ristrutturazione già ammalorate dall’umidità, da noi puntualmente segnalate al Comune (anche per una contestazione alla ditta esecutrice dei lavori) e in attesa, anche in tal caso vana, sia di riscontro che di intervento.

Mi fermo qui, anche perché non so nemmeno da dove cominciare per le tante altre situazioni segnalate al Comune e fatte morire in maniera indecente.

L’aggravante è che tale quadro è praticamente lo stesso di due anni fa e di qualche anno ancora precedente (basta consultare le segnalazioni prodotte a suo tempo).

Ma si può andare avanti così? Sottoporci noi operatori di scuola a mutazione genetica e diventare amministratori di condominio? Affrontare le situazioni e inseguire, inventarsi le soluzioni? Dico solo che tale umana sopportazione è al capolinea! È davvero difficile fare buona scuola senza supporto dell’Ente locale», conclude il dirigente.

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