Il programma Intercultura

Stacia, i De Palo e la gioia dell’accoglienza

La 17enne indonesiana è stata ospite per tre mesi della famiglia ruvese. Ha insegnato ballo e inglese, ha fatto il bagno a Polignano, cucinato noodles e scoperto la passione per le mandorle zuccherate

Attualità
Ruvo di Puglia venerdì 18 maggio 2018
di Elena Albanese
Silvia De Palo (a sinistra) e Stacia Grice (a destra)
Silvia De Palo (a sinistra) e Stacia Grice (a destra) © RuvoLive.it

Stacia Grice è ripartita da Ruvo di Puglia ad aprile. Si è fermata qualche giorno a Bruxelles per presentare i risultati di un programma sperimentale di pace a cui ha partecipato insieme ad altri ragazzi che hanno vissuto un’esperienza internazionale in Italia, Polonia, Germania e Ungheria. Lei, in particolare, ha svolto volontariato nella Caritas cittadina e all’interno del centro socio-educativo diurno “Nel regno di Oz”, dove ha insegnato ai bambini ballo e inglese.

In questo periodo, a partire da gennaio, ha vissuto insieme alla – già numerosa - famiglia De Palo, nella loro grande casa nella zona industriale, grazie a uno scambio trimestrale targato Intercultura. Per l’adolescente indonesiana una bella differenza rispetto al suo Paese d’origine e la grande città di provenienza. «È abituata a un clima mite, invece qui ha sperimentato anche la neve. Solo nell’ultimo periodo, arrivata la primavera, si è decisa a comprare delle scarpe più pesanti», dice guardandola e sorridendo mamma Mariangela, che ci ha riprovato subito dopo un’accoglienza non andata a buon fine con una ragazza islandese, ritornata a casa dopo un brevissimo periodo.

Ma i De Palo non si sono persi d’animo, perché sanno quanto un’esperienza del genere possa essere importante e positiva sia per chi ospita, sia per chi viene accolto. Loro figlia Silvia, 18 anni, quando ne aveva poco più di 16, ha infatti trascorso sei mesi in Costa Rica. Anche in questo caso, un cambiamento niente male se vieni da un piccolo comune del sud Italia. «Guardando oltre le difficoltà dovute alla lontananza e al fuso orario è stato bello conoscere e vedere attraverso i suoi occhi il Paese che stava visitando e la cultura in cui si era completamente immersa – ricorda Mariangela -. Ho visto i volti della gente, le loro case, le strade, gli alberi, gli insetti, le pentole e i cibi che preparavano; ho ascoltato anche l’audio della pioggia scrosciante. Potrei dire quasi di esserci stata…per questo penso che l’esperienza di mia figlia sia stata bella per tutta la famiglia».

Forse accomunate dalla propensione ai viaggi, allo scambio e alla condivisione, in questo periodo Silvia e Stacia hanno frequentato insieme il liceo classico a Terlizzi e sono state praticamente indivisibili. Ma un grande rapporto di affetto quest’ultima l’ha creato anche con i fratelli Gabriele, che le ha insegnato l’italiano, e Andrea, che l’ha portata con sé nel gruppo scout.

La nuova lingua, così difficile e diversa dalla sua, è stata la più grande paura appena arrivata, ma dopo poco «sembrava che avesse vissuto sempre qui», e il tempo trascorso a Ruvo le è piaciuto sempre di più. «In Indonesia vado a scuola tutti i giorni in uniforme dalle 7 alle 15.30, alle 19 è già buio e restiamo in casa, qui invece si può uscire la sera con gli amici», ci ha raccontato prima di partire. Nonostante si siano mossi poco per il freddo, le hanno fatto visitare la città, seguire i riti della Settimana santa (tra cui la processione degli Otto Santi) e il Carnevale di Putignano. Intercultura ha fatto il resto, organizzando con gli altri ragazzi ospiti nei dintorni gite ad Alberobello e Polignano, bagno a mare compreso!

Mentre era a Ruvo Stacia ha compiuto 17 anni, e per il suo Paese è diventata maggiorenne. La famiglia italiana le ha organizzato una festa a sorpresa con una grande torta, mentre i suoi amici indonesiani l’hanno chiamata per farle gli auguri nonostante il fuso orario, rimanendo svegli fino a tarda notte. «Sono molto felice», ci ha confidato con un sincero luccichìo negli occhi.

Lo scambio culturale con i De Palo è passato anche attraverso il cibo. Mentre lei gli ha fatto assaggiare i tipici noodles di cui aveva portato una scorta in valigia, ha contemporaneamente apprezzato la cucina tipica, in particolare «panzerotti, taralli e mandorle zuccherate».

Che sia stato un gran bel periodo, sebbene molto caotico, lo conferma anche il papà, che lo definisce ironicamente «una sarabanda», ma a stento nasconde la commozione quando chiedo se si rivedranno e mi risponde «chissà cosa accadrà da qui dieci anni…».

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