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Ruvo di Puglia - giovedì 09 febbraio 2017 Cronaca

Nessuna voglia di commentare

Abusi sessuali su minori, prete pedofilo cacciato ma non denunciato dalla curia

E' accaduto a Foggia. All'epoca dei fatti, vescovo della diocesi era Monsignor Cornacchia, che a Repubblica ha dichiarato di non saperne nulla

Pedofilia. © N.c.
di La Redazione

Una storia da brividi, che induce punti interrogativi e scatena una sensazione mista tra rabbia e amarezza. La vicenda, balzata agli onori della cronaca e raccontata per prima da Repubblica, è quella di Gianni Trotta, quel don Gianni  condannato per aver abusato sessualmente di un ragazzino, ma che potrebbe aver fatto lo stesso anche per altri la cui unica “colpa” sarebbe stata quella di fidarsi di una figura che invece di proteggerli li avrebbe violati. Nel corpo e nell’anima.

È successo in un paesino in provincia di Foggia, nel periodo in cui (siamo nel 2012) a capo di quella diocesi era monsignor Domenico Cornacchia, attuale vescovo della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. In quell’anno, continua il quotidiano, don Gianni veniva svestito dell’abito talare per “delicta cum minoribus”, ma l’invito della Congregazione per la Dottrina della fede, l’ex Santo Uffizio, sarebbe stato di “non divulgare i motivi dell’allontanamento per evitare scandalo”. Al punto che di lì a qualche tempo, “don Gianni” avrebbe cominciato ad allenare una squadra di calcio di ragazzini.

Interpellato dal quotidiano, monsignor Cornacchia avrebbe detto di non sapere nulla di Trotta, che non era un presbitero diocesano, e che il controllo sarebbe spettato al suo superiore generale e provinciale. Abbiamo provato a contattare l’ufficio comunicazioni della diocesi, ma al momento non c’è molta voglia di parlare e commentare per non alimentare polemiche. Al massimo, qualora il vescovo decidesse di fare un cenno alla vicenda, sarà fatto con un comunicato ufficiale.

Oggi, quello che un tempo era don Gianni è in carcere, condannato a ottobre 2015 a otto anni di reclusione per violenza sessuale aggravata nei confronti di un 11enne e di produzione di materiale pedopornografico. Con le stesse accuse Trotta sarà processato per reati commessi nei confronti di una trentina di bambini tra gli 11 e i 12 anni.

Se si è arrivati alla condanna di Trotta, nonostante il silenzio della chiesa, lo si deve alla sostituta procuratrice di Bari, Simona Filoni, che prende atto della denuncia di un genitore e inizia le indagini. Siamo a novembre 2014 e scatta una perquisizione. Vengono trovati filmati, dvd, chat, poi tocca alle testimonianze dei bambini, che confermano tutto. Racconti tremendi, quelli raccontati da Repubblica.

Va detto che le prime denunce di abusi risalirebbero al 2009. Tre anni dopo Trotta perde l’abito talare. Ma come detto, la chiesa sceglie il silenzio per non dare scandalo ai fedeli. In paese molti pensano che Gianni sia ancora un sacerdote, lui dal canto suo allena una squadra di calcio, ma pure qui le avance sarebbero continuate, al punto da essere allontanato dalla società per “motivi etici”.

Poco dopo arriverà la perquisizione della polizia. E tutto inizierà a venire a galla.

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2 Commenti
  • Reb ha scritto il 10 febbraio 2017 alle 07:31 :
    "Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare." (Matteo 18, 6). Alla macina da appendere al collo aggiungerei anche l’asino.
  • enzo fresco ha scritto il 11 febbraio 2017 alle 15:48 :
    Il ragazzo 👦non a detto una bugia per farsi credere il ragazzo che ha combinato nella parrocchia ché i ragazzi combinano di guaì
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