In cantiere un bando per la sistemazione delle sale

Il 2018 del museo Jatta, tra riconoscimenti e nuovi progetti

La direttrice Elena Silvana Saponaro ci illustra in un'intervista gli ambiziosi obiettivi ​per questo luogo di cultura che tanto ama. «Io starei qui il giorno intero. Non si finisce mai di conoscerlo»​

Cultura
Ruvo di Puglia giovedì 15 febbraio 2018
di Elena Albanese
La direttrice del museo archeologico nazionale
La direttrice del museo archeologico nazionale "Jatta" Elena Silvana Saponaro © RuvoLive.it

Il 2018 del museo archeologico nazionale “Jatta” sarà ricco e impegnativo. Continua infatti la scia positiva degli anni precedenti, che hanno visto un aumento dei visitatori nel luogo di cultura ruvese, ormai stabile nella top ten pugliese. Un obiettivo raggiunto grazie a «un lavoro di squadra», come ci tiene a sottolineare la direttrice Elena Silvana Saponaro, «squadra di cui fanno parte anche i cittadini che partecipano agli eventi e che adesso finalmente possiamo ospitare in un luogo al chiuso (la sala multimediale realizzata col finanziamento del Parco dell’Alta Murgia, ndr). Puntiamo sulla conoscenza da parte della popolazione locale, perché è da lì che inizia il passaparola verso gli amici e i turisti».

Per avere un’idea dell’ascesa anche a livello nazionale del piccolo gioiello cittadino, basti pensare che un suo vaso è tra le 60 opere selezionate per le locandine della campagna di comunicazione del Ministero dei Beni culturali in corso a febbraio, #giochidarte. Si tratta di un recipiente per l’acqua a figure rosse, risalente al periodo tra il 400 e il 375 a.C., che ritrae una ragazza intenta in un numero di giocoleria e altre due persone, un uomo e una donna, immortalati in un momento di divertimento con la palla.

Gli ottimi risultati non portano però ad adagiarsi sugli allori, anzi. Proprio su di essi si incastona un programma fitto di tantissime iniziative, ma anche di miglioramenti strutturali. «Dopo il convegno a Parigi grazie al lavoro di Daniela Ventrelli (Rubi antiqua, ndr), adesso toccherà a noi ricevere ospiti, che vanno accolti in maniera dignitosa, e noi non lo siamo ancora. Dobbiamo offrire al pubblico innanzitutto un servizio di infrastrutture e un ampliamento dell’offerta culturale in termini di orario», spiega la dottoressa Saponaro. Attualmente è grave la carenza di personale, e solo grazie alla disponibilità e al sacrificio di dipendenti con qualifiche diverse (amministrativi e bibliotecari, per esempio) si riesce a tenere aperto il museo. Ci sono delle liste di mobilità dalle quali sarà possibile attingere ma, al contrario di quanto fatto negli anni precedenti, nella scelta si terrà conto del curriculum e della propensione al lavoro.

Nonostante i problemi, si stanno facendo «grandi cose, forse più grandi delle nostre forze». Al momento c’è un grosso finanziamento del MiBact per i lavori all’interno delle sale museali, che «saranno riportate alla forma architettonica ottocentesca, così come sono state ideate nella mente di Giovanni Jatta, tornando allo splendore iniziale. Saranno eliminate tutte le suppellettili successive, quali canaline e allarmi “feroci”, saranno rifatti i decori e andranno a restauro le veline che contengono i bozzetti di alcuni reperti archeologici». Inoltre sono previste pulitura e ripavimentazione e l’installazione di impianti di sicurezza, oltre al completo rinnovamento dell’ingresso, con la possibilità di lasciarvi borse e zaini.

La volontà è quella di garantire che le opere vengano fatte da una ditta capace, fornita di tutte le maestranze e le professionalità adatte, la quale tratti l’edificio per quello che è: un luogo storico e prezioso, con una prestazione completa. L’idea, da condividere con la nuova direttrice del Polo museale della Puglia Mariastella Margozzi, è di indire un bando di gara ad hoc, che non valuti solo le proposte al ribasso, ma prediliga imprese esperte nel settore.

I vasi verranno esposti momentaneamente nei locali adiacenti la vicina chiesa di San Domenico, ma la direttrice assicura tempi brevi per il completamento dei lavori.

Una volta fornito di servizi aggiuntivi, è previsto che il museo diventi a pagamento, insieme a quello di Altamura e alla galleria “Devanna” di Bitonto. «Io personalmente sono contraria al biglietto d’ingresso – commenta la dottoressa Saponaro -, mentre sono favorevole a far pagare l’approfondimento, ad esempio la visita guidata, il catalogo o l’audioguida. I princìpi fondamentali della Costituzione prevedono che lo Stato debba garantire la cultura e io penso che una visita al museo debba rientrare nella gratuità. Anche se devo ammettere che alle volte arrivano visitatori che si meravigliano di non dover pagare e addirittura vorrebbero farlo». L’alternativa potrebbe essere l’intervento di mecenati privati che valorizzino l’arte attraverso il marketing territoriale, la sponsorizzazione e l’organizzazione di eventi collaterali.

Per quanto riguarda le iniziative, lo Jatta è da sempre molto attento al sociale e costituisce un luogo privilegiato per esperienze di alternanza scuola lavoro. Proprio questa mattina alle 11, nella Sala Giunta della Città Metropolitana di Bari, si terrà la conferenza stampa di presentazione della Giornata del Braille, in programma il prossimo 21 febbraio. In quell’occasione, gli alunni della 5° F del liceo scientifico “Tedone” presenteranno un percorso per non vedenti, realizzato durante il loro tirocinio formativo, attraverso il quale gli ospiti potranno anche toccare alcuni manufatti.

Insomma, l’intento dichiarato è quello di «invogliare la gente a visitare il museo, a trascorrervi dei momenti di spensieratezza». Per questo anche la descrizione delle opere è cambiata. Non più l’asettica didascalia con nome e data, ma un vero e proprio storytelling, che racconti, anche attraverso un qr code, ciò che si cela dietro un vaso, un piatto, una ciotola apparentemente poco significativa.

A far venire voglia di saperne sempre di più è la stessa direttrice. «Io starei qui il giorno intero – ci confida in conclusione d’intervista -, perché per guardare tutto ci vorrebbe oltre un anno; parliamo di più di duemila reperti, ognuno dei quali andrebbe osservato per ore, perché ha figure e rappresentazioni che sono veri e propri racconti. Non si finisce mai di conoscere questo luogo».

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