A quasi quattro decenni dalla scomparsa del grande statista pugliese

Anniversario del rapimento Moro, il ricordo di Mauro Ceglie

«Ho avuto il privilegio di incontrarlo in occasione di un suo intervento nella sezione della Dc di Terlizzi nel novembre del 1977. Mio padre ci tenne a farmi stringere la mano a questa figura così importante per la nostra nazione»

Ruvo di Puglia giovedì 16 marzo 2017
di La Redazione
Mauro Ceglie © LiveYou.it

«L’odierno anniversario ci riporta puntualmente, da 39 anni, indietro nel tempo. In quella tragica mattina, giorno del rapimento dell’onorevole Aldo Moro e del barbaro assassinio della sua scorta (perché di barbaro assassinio si trattò!), i cittadini italiani e tra questi anche noi ragazzi dell’epoca, compresero quanto fosse divenuto sottile il filo della convivenza civile e democratica che teneva unito il Paese». Il ricordo è di Mauro Ceglie, ex presidente del Consiglio d'istituto del liceo "Tedone" di Ruvo di Puglia.

«Anche la recente ricostruzione dei fatti - prosegue -, ad opera della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, ha confermato che la nostra Repubblica in quegli anni è stata crocevia di trame oscure ancora oggi indecifrabili. Un’inaudita violenza che ha attraversato la nostra nazione e l’ha sospinta a un passo dal baratro.

Molte questioni, incomprensibili all’epoca, sono state affrontate nella relazione preparata dalla Commissione d’inchiesta. La Camera dei Deputati in data  25/01/2017 ha approvato all’unanimità la relazione sull’attività svolta e finalizzata alla ricerca di una verità storica e documentalmente sostenibile della vicenda legata al compianto e stimato statista pugliese.

Ho avuto il privilegio di incontrare personalmente l’onorevole Moro - racconta Ceglie - in occasione di un suo intervento nella locale sezione della Dc di Terlizzi nel novembre del 1977. In quella circostanza mio padre ci tenne a farmi stringere la mano a questa figura pubblica così importante per la nostra nazione. Quando, alcuni mesi dopo, accaddero quei fatti, in un controverso e drammatico appello di Papa Paolo VI, rivolto ai terroristi che lo avevamo rapito, Aldo Moro fu definito “uomo buono e mite”. In quell’affermazione riconobbi l’uomo conosciuto alcuni mesi prima!

Ancora oggi mi domando quale ideologia politica può arrogarsi il diritto di privare una famiglia del padre e una nazione della sua guida? Vi invito a leggere l’ultima lettera dedicata a sua moglie Noretta e alla famiglia. Capirete che nonostante lo stato di prigionia nel quale egli si trovava, aveva conservato intatta lucidità, umanità, tenerezza, Amore per la famiglia e per la nazione, fede. Nella parte conclusiva della missiva pronuncia questa frase: se ci fosse luce sarebbe bellissimo. Leggendola vi commuoverete come anch’io, ancora oggi, mi commuovo.

Gli adolescenti dell’epoca erano a scuola quella mattina e molti di noi ricorderanno che le comunità scolastiche ritennero opportuno informarci dell’accaduto e sospendere le lezioni per fare ritorno alle proprie case.

Molti di noi hanno elaborato un ricordo di quella mattina legato a una giornata grigia senza sole (in bianco e nero). Al contrario ho scoperto, attraverso il meteo storico, che quella fu una tiepida giornata di inizio primavera i cui accadimenti, in ognuno di noi, seminarono angosce che il famoso giornalista Rai Sergio Zavoli nella ricostruzione storico/televisiva degli eventi, non esitò a definire “La notte della Repubblica”.

Se oggi possiamo parlare, avendo alle nostre spalle quel tragico periodo, è proprio perché i princìpi sanciti dalla Costituzione hanno retto bene: essi hanno costituito l’argine a quel torrente che rovinosamente stava attraversando e devastando il nostro Paese.

Anche la scuola e dunque l’istruzione, considerata principio inalienabile della nostra Costituzione, hanno avuto e hanno un ruolo determinante nel far comprendere quanto bene riversa alla collettività il valore della democrazia e quanti danni invece provocano le violente ed estremiste affermazioni ideologiche.

La scuola ha l’obbligo, costituzionalmente sancito, di costruire il futuro di voi ragazzi oggi chiamati a difendere e gestire il futuro della nostra nazione. Da genitore mi auguro che i nostri figli considerino sempre la scuola quale fabbrica nella quale non manchi mai, attraverso la conoscenza e la ricerca, la voglia dell’innovazione e in poche parole “la voglia di futuro”.

La scuola ha il compito di formare i nostri figli per non lasciarli mai soli davanti a un foglio bianco per renderli consapevoli e critici allo stesso tempo. Questo è ciò che Aldo Moro ha fortemente voluto quando fu nominato Ministro della Pubblica istruzione nel 1957, introducendo anche lo studio dell'educazione civica.

Migliorare il presente, guardando al futuro ma senza dimenticare il recente passato!», è l'esortazione finale di Mauro Ceglie.

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I commenti degli utenti
  • Angelo Ferrieri ha scritto il 01 giugno 2017 alle 14:14 :

    Bene! Bravi bis! Evviva i morotei terlizzesi Gero Grassi e Mauro Ceglie! Rispondi a Angelo Ferrieri

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