Epoca preistorica

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di La Redazione
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La scoperta a Ruvo, Molfetta, Bisceglie di manufatti litici risalenti al Paleolitico (fine dell’era terziaria), se non è sufficiente a dimostrare che in questi territori si erano sviluppati insediamenti stabili, attesta perlomeno la presenza dell’uomo e quindi la frequentazione del sito dove oggi sorge Ruvo in epoca tanto remota.

Straordinari ritrovamenti risalenti al Neolitico dimostrano in modo inconfutabile la presenza dell’uomo in vita consorziale nell’antico territorio di Ruvo: cocci di stoviglie, coltelli, dolii, vasi su cui sono dipinte figure umane, tazze a forma conica e sferica e altro materiale litico sono stati rinvenuti nelle varie contrade di Ruvo. Una stazione di capannicoli con ossa umane è stata scoperta nella cosiddetta “Grotta di Navarrino”, nei pressi dell’antica strada che da Ruvo portava a Molfetta.

L’Età del Bronzo (XVII-IX sec. a.C.) è caratterizzata dall’influenza di elementi esterni, prima del gruppo etnico ibero-ligure, poi dei popoli indoeuropei che si sovrappongono ai gruppi indigeni. Risalgono a tale periodo reperti che comprendono pugnali, asce votive di bronzo, una cuspide di lancia, pendenti di varie forme e fibule ben lavorate. È questa la Civiltà delle “terramare” , villaggi di capanne fatte di sterpi e di rami intessuti ai tronchi degli alberi.

La tarda età del bronzo è caratterizzata dall’infiltrazione in Puglia di elementi micenei, che presentavano affinità con gli Illiri, in seguito alla caduta della civiltà cretese-micenea. Dalla loro fusione con l’elemento indigeno scaturisce la cosiddetta “Civiltà di Hallstatt” (Prima Età del Ferro). Risale a quest’epoca la costruzione di capanne a base circolare consistenti in sovrapposizione di pietre a secco, come pure i caratteristici monumenti funebri chiamati “specchie”, rinvenuti nel territorio ruvese e in tutta la Murgia barese. Si tratta di sepolcri costituiti da un cumulo di pietrame emergente dal terreno, al cui centro era collocata una cassa lapidea contenente il defunto e il suo corredo funerario; il tutto era circondato da un muretto a secco con evidente funzione di contenimento. Alcuni di questi sepolcri hanno restituito frammenti di ceramica ad impasto, monili e altri oggetti di ornamento personale o di uso quotidiano, ora conservati nel Museo Archeologico.

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