Epoca moderna

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di La Redazione
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L’epoca moderna ha inizio nel 1509, anno in cui il feudo di Ruvo fu venduto al cardinale Oliviero Carafa. Questa potente famiglia, che oltre alla contea di Ruvo possedeva anche il ducato di Andria, tenne il feudo per circa tre secoli, dal 1509 al 1806, anno in cui fu abolito il feudalesimo nell’Italia meridionale. Sotto il dominio dei Carafa la città dovette subire angherie e soprusi di ogni genere, che ridussero in estrema miseria gli abitanti di Ruvo, costretti a lavorare i campi non più come proprietari, ma come fittuari. Lo stato d’impoverimento del popolo ruvese si aggravò ulteriormente a causa di calamità naturali: una eccezionale invasione di cavallette nel 1606, che distrusse il raccolto causando un’elevata mortalità di persone e di animali; prolungati periodi di siccità; terremoti nel 1607, nel 1627 e nel 1638.

Nel 1516 fu riedificato il tratto delle mura rivolto a sud e ad est, danneggiato durante l’espugnazione del 1503.

Pur sottoposta al dispotismo feudale dei Carafa, la città risentì positivamente della presenza di un governo stabile nel Meridione a partire dal XVI sec. Ciò consentì una rinascita socio-economica che si protrasse per alcuni decenni, come è dimostrato dal notevole incremento della popolazione tra il 1532 e il 1595 e dall’espansione edilizia intra-moenia che interessò le aree ancora inedificate, che in epoca medievale erano destinate a pascolo. Infatti tra la seconda metà del ‘500 e la prima metà del ‘600 la città di Ruvo fu interessata da una fiorente attività edilizia sia di carattere civile che religioso. Nell’ambito dell’edilizia civile ricordiamo la costruzione dei palazzi: Griffi, Avitaja, Caputi, Barese, Rocca (attuale Spada), Miraglia, Fenicia e Rubini; per quanto concerne l’edilizia religiosa ricordiamo le chiese: del Purgatorio, del Carmine, del Crocifisso, di San Rocco. Al di fuori delle mura sorsero complessi ecclesiastici come il Convento di San Domenico (1560) e quello dei Cappuccini (1607), che si aggiunsero a quelli già esistenti (Convento dei Minori Osservanti in Sant’Angelo e Convento della Madonna delle Grazie).

Con l’abolizione del feudalesimo nel 1806, i numerosi possedimenti di casa Carafa furono venduti ai privati. Tale passaggio si tradusse in un significativo miglioramento delle condizioni socio-economiche del paese e in un rinnovato benessere generale.

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