Domenico Cotugno(1736-1822)

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
Dopo ave appreso le prime lezioni di anatomia dai libri, convinto dell’utilità di esperimenti pratici, studiò gli animali domestici facendo acute osservazioni. Queste sue doti convinsero i genitori ad inviarlo a Napoli, nel 1753 per seguire gli studi di medicina accolto il casa Carafa. Conobbe l’abate Antonio Genovesi di cui aveva letto alcune sue opere e volle da lui quegli insegnamenti che furono una valida guida per la sua carriera medica.Recatosi l’anno successivo presso l’ospedale degli Incurabili, venne a conoscenza di un posto come assistente e volle parteciparvi. La sua tesi in latino trattò della pleurite e fu talmente precisa che gli esaminatori, nel dubbio, vollero fargliela ripetere. Esaminato direttamente dal governatore dell’ospedale Don Gaetano Albertini, lesse e spiegò un brano di Tacito con una tale chiarezza e precisione da accattivarsi la stima dello stesso Albertini. Il 21 settembre del 1754, Cotugno fu un medico degli Incurabili. Ebbe inizio da questa data la sua vera carriera di ricercatore e profondo anatomista con un lavoro eccessivo, un lungo permanere tra cadaveri, una scarsa alimentazione e poco riposo, tanto che cominciò a risentirne la sua salute minata da una grave emottisi. Gli venne concesso un alloggio più dignitoso e la possibilità di frequentare la biblioteca in ogni momento. Convinto dell’importanza dell’anatomia fondamento della medicina, servendosi dei cadaveri dell’ospedale, sezionò, misurò ogni parte del corpo umano. Nel 1756 conseguì la laurea in Medicina presso l’antica scuola di Salerno. Nel 1758 concorse per la cattedra si Medicina pratica discutendo sulla malattia degli occhi, sulla lingua, delle orecchie e di altre parti della faccia ma nella scelta venne preferito De Robertis. L’impegno di Cotugno si fece sempre più intenso nella cura degli ammalati soprattutto quando, nel 1764, Napoli fu colpita da una epidemia di colera con circa quarantaseimila morti. Ebbe nei confronti dell’ospedale degli Incurabili uno speciale attaccamento. In un periodo di carenza di pannolini donò al soprintendente 200 ducati per la fornitura. Un’altra volta, avendo notato che gli infermi soffrivano il freddo per la mancanza di vetri alle finestre, dette al rettore 300 ducati perché fossero risposti; e sempre a favore del pio istituto lasciò i suoi beni di Napoli e Capitanata con un testamento dell’8 agosto 1820.

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