Chiesa del Purgatorio d Grotta di S. Cleto

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di La Redazione
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Poco distante dalla Cattedrale è la chiesa del Purgatorio. Prima che nel 1643 fosse rifatta e ampliata l’attuale chiesa, ne esisteva soltanto la navata settentrionale che si chiamava chiesa di S. Cleto. Questa chiesa fu edificata su un’antichissima struttura ipogeica denominata “grotta di S. Cleto”, dal nome di colui che, secondo le cronache locali, sarebbe stato primo vescovo di Ruvo, poi papa, e che S. Pietro avrebbe lasciato durante il suo secondo viaggio nella città. Si tratta certamente di una leggenda, legata probabilmente all’esigenza del papato, in epoca normanna, di ricondurre alla ortodossia le chiese “greche” del Sud. Per dimostrare quindi la continuità della tradizione romana malgrado la parentesi greca, i cronisti ecclesiastici andarono a ricercare in età apostolica le origini dell'Episcopato barese: come a Bari si scelse quale primo vescovo S. Mauro, discepolo di San Pietro, così a Ruvo si scelse S. Cleto.

Nel 1643, sotto l’episcopato di Cristoforo Memmolo, alla navata già esistente, se ne aggiunse un’altra, rivolta a mezzogiorno e dedicata all’Arcangelo Michele. A causa della notevole devozione verso le anime del Purgatorio, la chiesa fu poi denominata “del Purgatorio”.

All'interno della chiesa, purtroppo malamente restaurata, è conservato un pregevole polittico cinquecentesco (1537) raffigurante la Vergine in trono tra i santi Biagio e Cleto, patroni della città, commissionato dalla Confraternita di S. Cleto ad un pittore rimasto a noi anonimo e identificato dalla critica con la sigla Z T.

Dalla chiesa si accede alla sottostante grotta di S. Cleto, che doveva essere in origine una cisterna romana, sorta per le esigenze di un vicino impianto termale o come deposito per l’approvvigionamento idrico della città. Lo dimostrano le sue dimensioni irregolari, la tecnica e i materiali da costruzione impiegati, che sono quelli canonici dell'architettura romana per la costruzione di cisterne.

Si tratta di una cripta ad oratorio, composta da un ampio vano rettangolare, con volta a botte e basse pareti di mattoni, scandito in senso longitudinale da cinque pilastri e rinforzato ad intervalli irregolari da due grandi archi trasversali che dividono il vano in tre campate.

In una nicchia ricavata nel secondo pilastro ed orientata verso Ovest, come la facciata della superiore chiesa, c’è la statua del Santo. Per fare in modo che essa si trovasse proprio al centro della costruzione, in epoca antica si demolì il quinto pilastro della cisterna, le cui tracce sono però ben visibili sul soffitto. Alcune pareti girevoli di legno separavano le zone dedicate al culto da quelle laterali, in cui si conservano due pozzetti, il più grande dei quali è indicato dalla tradizione popolare come il primo fonte battesimale utilizzato da San Cleto per la sua opera di evangelizzazione.

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