La Torre di Pilato o del Pilota

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di La Redazione
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La torre è inglobata nel circuito delle mura, tramite le quali si collegava alla cortina fortificata del castello. Non si conosce l’ideatore di questa torre, né l’anno di costruzione. La torre, situata sul lato ovest dell'attuale Piazza Regina Margherita, distava dal castello m. 25,00 ed era a pianta circolare. Presentava centro sull'asse che collegava lo spigolo sinistro della Chiesa del Redentore allo spigolo della veranda del Larghetto Tedone (attuale municipio). Inoltre era munita di un bastione poligonale (denominato "rivellino"), posto alla sua base ed elevato sino al secondo piano della Torre, in quanto meglio rispondente alla difesa dalle armi da fuoco. Composta da 4 piani fuori terra ed uno interrato, si elevava per m. 33,00 con diametro esterno di m. 13,20. La struttura circolare era a sezione trasversale costante, in muratura e doppio paramento, composta da elementi di pietra naturale, uniti organicamente per sovrapposizione tramite malta, in modo da ottenere una struttura omogenea e solida. Tali pietre disposte orizzontalmente, appoggiate sulla loro faccia piana e più larga, in modo tale che i giunti degli elementi di ogni ricorso fossero sfalsati rispetto a quelli del ricorso sottostante, così che un elemento di pietra fosse sempre a cavallo dei due sottostanti.


Al secondo piano vi era murata una lapide raffigurante due scudi: uno diviso in quattro parti, con due quarti in rilievo e l’altro con un leone rampante lavorato in modo imperfetto. La muratura nella parte basamentale aveva uno spessore di m. 3,00 e nella parte terminale di m. 2,60. In epoca successiva alla sua costruzione fu cinta da un bastione poligonale di difesa (rivellino).
Con la dominazione spagnola la torre fu adibita a carcere fino alla stipula di un concordato con l’università, con il quale il feudatario rinunciava alla giurisdizione dei crimini e quindi a mettere a disposizione i propri locali. Con l’abolizione della feudalità, i Carafa, che utilizzavano la torre come prigione nei sotterranei vendettero il Castello e la torre ai sigg. Montaruli, in seguito ereditati dalla Principessa di Moliterno che a sua volta vendette i suoi beni al comune nel 1878. La torre fu ristrutturata, fu prosciugato anche il fossato d’acqua, i propri locali furono ben illuminati ed adibiti ad ufficio telegrafo.


La Torre crollò il 18 febbraio del 1881.

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