Nella chiesa del SS. Redentore di Ruvo di Puglia, il centenario dell’icona di San Giuseppe

Per questo centenario il parroco, mons. Pellegrini con il consiglio pastorale, ha organizzato numerose celebrazioni e manifestazioni a tutti i livellli di cui beneficeranno i vari gruppi.

Attualità
Ruvo di Puglia giovedì 08 marzo 2007
di Salvatore Bernocco
La chiesa del SS. Redentore.
La chiesa del SS. Redentore. © RuvoLive.it

Caduta la famosa torre del pilota posizionata nella attuale centrale piazza Castello, fu intento dei vescovi Bruno, De Stefano e Bernardi, portare a realizzazione l’idea di erigere un tempio dedicato al SS. Redentore sotto le macerie dell’antico androne del Castello. Un tripode unico e armonioso che ben si lega quindi in piazza Castello: il bastione centrale di esso, Palazzo Avitaja e la Chiesa “nuova” (così chiamata) del SS. Redentore.

Il battagliero e assai zelante Vescovo di Ruvo, non pago di aver attribuito la centralità della piazza al Cristo Redentore, volle affidare il tempio ad un parroco altrettanto zelante, don Giueppe Pellegrini. Per la sua realizzazione molte furono le difficoltà che dovette superare col potente capitolo Cattedrale, che molto si sarebbe opposto alla scissione dell’unica parrocchia cattedrale in quella del Redentore e di San Giacomo al Corso.
La nuova realtà ecclesiale andò radicandosi dando l’abbrivio a tre importanti devozioni: all’Immacolta, a San Giuseppe e a Sant’Anna. Per l’effige dell’Immacoalta don Pellegrini interessò la famiglia di Francesco Girasoli, per Sant’Anna la nobile famiglia Spada e per San Giuseppe la famiglia Caldarola.

Il primo marzo arrivò in Ruvo l’artistico simulacro di San Giuseppe, opera dello scultore leccese Giuseppe Manzo, del quale altre opere si annidano in città: la Pietà e Sant’Espedito nel Purgatorio, la Madonna di Pompei in San Domenico, Sant’Anna con l’Addolorata nella chiesa del SS. Redentore e un'altra Addolorata in San Giacomo.

Una vicenda curiosa avrebbe riguardato il simulacro di San Giuseppe nel 1952. Il Vescovo Marena aveva ritirato dal culto la statuta del Santo perché malridotta per l’umidità ma anche perchè in quegli anni l’arcivescovo di Otranto, mons. Cuccarollo aveva promosso una campagna contro le statue in cartapesta allo scopo di dare spazio a sculture lignee provenienti dal Trentino (egli stesso proveniva da quelle zone). Il Vescovo Marena pregò la famiglia Caldarola di prodigarsi per l’acquisto di una nuova statua di San Giuseppe, che malvolentieri fu acquistata dalla stessa famiglia soprattutto perchè non bella ed espressiva come la prima del Manzo: si trattava di una statua proveniente da Ortisei, a cui certamente mai il popolo di Ruvo si affezionò.

Molta sofferenza colse la famiglia Caldarola quando seppe che il Vescovo Marena aveva fatto restaurare e riportare all’antico splendore la precedente statua dello scultore Salvatore Bruno in Bari, adornandone il vastissimo salone del seminario di Bitonto. La cosa sembrava dovesse finire così.

Ma, essendo scissa la Diocesi di Ruvo da quella di Bitonto nel 1982, il nuovo parroco del Redentore, Mons. Vincenzo Pellegrini pensò bene di recarsi dall’Arcivescovo di Bari per richiedere l’antica stauta di San Giuseppe che benevolmente fu donata alla chiesa di origine non foss’altro perché il Seminario aveva ormai cessto la funzione di luogo formativo e Bitonto era stata unita alla città di Bari. La comunità esplose di gioia per il ritorno dell’antico simulacro il quale fu nuovamente restaurato a Lecce dalla ditta Merico e riesposto alla devozione die fedeli.

Per questo centenario il parroco, mons. Pellegrini con il consiglio pastorale, ha organizzato numerose celebrazioni e manifestazioni a tutti i livellli di cui beneficeranno i vari gruppi.

Ad illustrare la figura di San Giuseppe sarà tra gli altri l’assai noto ed apprezzato padre Tarcisio Tramare degli Oblati di San Giuseppe, che sarà a Ruvo per quattro giorni, amabilmente auto-definitosi “segretario di San Giuseppe”. Una solenne processione per le vie della città concluderà i festeggiamenti del centenario.

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