La nota del Comune

Riqualificazione urbana. Il Comune al Comitato di piazza Castello: «Evitiamo di perdere tempo»

Oltre 250 firme sono state raccolte da “Ruvo libera” per chiedere un referendum su piazza Matteotti. Il Comune: «se prolunghiamo i tempi rischiamo di perdere il finanziamento»

Politica
Ruvo di Puglia lunedì 26 gennaio 2015
di La Redazione
Piazza Matteotti ex Regina Margherita
Piazza Matteotti ex Regina Margherita © n.c.

Nei giorni scorsi il gruppo “Ruvo libera” ha realizzato una petizione per chiedere un referendum su piazza Matteotti. Stando a quando scritto sul sito dell’associazione, nella prima giornata di raccolta firme si è superata la soglia delle 250 adesioni. L’intenzione è quella di proseguire: «raccoglieremo firme almeno fino a domenica 1 febbraio. Dalle 10.30 alle 13 e dalle 18 alle 21, tutti i giorni» scrive “Ruvo libera” da piazza Castello.

L’amministrazione intanto sceglie di affidare la propria replica alla nota che riportiamo qui di seguito e che si riassume in una posizione netta: « II tempi sono effettivamente ristretti ma questo elemento ci porta ad essere consapevolmente responsabili nell’accelerare le procedure per non rischiare di perdere un finanziamento che porta la riqualificazione nella nostra piazza così degradata che certamente non fa onore alla storia della città.

Un’opera che i cittadini aspettano da tempo che connota il centro della città, centro della socialità liberato dalle macchine e valorizzato nelle sue peculiarità architettoniche ed urbanistiche.

Ognuno si assumerà le proprie responsabilità per eventuale perdita del finanziamento a causa di ostruzionismi strumentali all’iter procedurale dell’intervento».

Lo scopo della nota è di dare «correttezza di informazione anche a beneficio di chi voglia consapevolmente apporre o non apporre la propria firma in  calce alla richiesta di referendum».

La nota integrale:

«Con riferimento al progetto di riqualificazione e valorizzazione delle piazze Regina Margherita (Matteotti) e Cavallotti, Cippo via Traiana su Corso Cotugno, si evidenzia preliminarmente l’utilizzazione da parte del Comitato di toni perentori al limite dell’intimidazione nonché di affermazioni diffamatorie prive di ogni fondamento in ordine a presunte irregolarità procedurali sul progetto in esame, si evidenzia altresì che il comportamento posto in essere dal comitato in un intervallo di tempo determinante per cantierizzare l’opera nei tempi assegnati dalla Regione, aggrava il carico di lavoro degli Uffici rischiando così la perdita del finanziamento pubblico di progetto.

L’azione del Comitato, che arriva persino a diffidare la pubblica amministrazione ad agire non oltre 15 giorni a partire dalla vigilia di Natale ovvero in un intervallo di tempo assolutamente inidoneo per numero di festività e giorni feriali a qualsiasi regolare e legittima iniziativa di discussione tecnica ed istituzionale dell’argomento specifico, e a minacciare azioni giudiziarie in caso di mancato accoglimento dell’istanza di ritiro del progetto in detto intervallo di tempo, equivale ad oltraggiare l’Istituzione Comunale e la collettività Tutta. Come tale l’azione del Comitato si appalesa volta a creare scompiglio ed intimidazione avverso le persone, i tecnici, i funzionari e le figure politiche rappresentative dell’amministrazione comunale che invece con passione e dedizione hanno condiviso e condividono democraticamente e con apertura culturale il cammino di definizione del Progetto.

Premesso che la amministrazione dopo l’azione prolungata di partecipazione alla città dell’intervento di riqualificazione svolta nelle diverse fasi del procedimento secondo le indicazioni della Regione tornerà quanto prima in consiglio comunale sull’argomento, è quella la sede opportuna per promuovere un ulteriore momento di partecipazione dei cittadini.

Come già evidenziato nella nota prot. n.25622 del 23.12.2014 inviata al MiBac – Soprintendenza beni architettonici e del paesaggio (Bari) si ritiene che il Progetto in corso di completamento nella veste esecutiva si presenti orientato secondo vari criteri.
Il rispetto dei valori e peculiarità storico-culturali del sito considerato nel complesso di una stratificazione storico-costruttiva non confinabile nei soli ultimi due secoli bensì nei trenta di cui ne possiede i segni fuori ed entroterra.

L’adeguata valorizzazione morfo-funzionale del sito in ordine ai propri caratteri costruttivi e storico culturali attribuibili sia alle superfici che alle architetture.

Il criterio di valorizzazione del patrimonio archeologico raggiungibile con una apposita area rettangolare, per futuri scavi/indagini orientabili in primis verso i resti della Torre del Pilota e della Via Traiana.

Obiettivi di pedonalizzazione e razionalizzazione della circolazione veicolare e quindi del miglioramento della qualità della vita, con conseguente riduzione delle superfici bitumate o pavimentate con marmette cementizie a vantaggio della pietra naturale,

Il miglioramento dell’accessibilità e fruizione sociale dell’area con abbattimento delle barriere architettoniche derivanti anche dalla riduzione dei gradini a contorno dell’attuale area ellittica centrale (sorta, circa un secolo e mezzo fa, anche per comprensibili esigenze di igiene pubblica così da dividere la circolazione a traino animale dai pedoni).

Principio di conservazione dei segni della memoria, in riconoscimento di talune istanze/sensibilità popolari, attraverso la riproposizione (Citazione) nella tessitura pavimentale di Piazza Matteotti, sia dell’ellisse centrale che dei marciapiedi di contorno.

Ed inoltre per quanto, negli interventi sulle aree urbane storiche, sia comprensibile una certa riluttanza a parcheggiare qualche metro più distante dalla propria abitazione, siano ammissibili vedute meno specialistiche sulla conservazione e la memoria, siano ricorrenti costumi ideologici contingenti, certo il sito impone un rigore progettuale che, con attenzione alle diverse sensibilità popolari, elabori risposte necessariamente colte ed eloquenti per rango formale, storico-culturale e strategico.

Il complesso intreccio tematico che governa il Progetto proposto, vede le architetture, la trama viaria ed i rapporti vuoto/pieno come condizioni non secondarie rispetto all’attuale assetto pavimentale (quest’ultimo avvilito da asfalto, quadrotte di cemento ed automobili).
La dignità socio-culturale di Ruvo di Puglia richiede un’ampiezza cognitiva ed una lungimiranza di veduta almeno di pari grado a tutto ciò che possa essere richiamato alla memoria con la frase: Ruvo di Puglia, città della Traiana.

Tutto ciò premesso, si dettaglia quanto segue.

La procedura di partecipazione richiesta dalla Regione Puglia fin dall’atto della presentazione del piano di riqualificazione nel luglio 2011 fu ritenuta coerente dalla stessa Regione come rappresentata, con tutta l’attività svolta nell’ambito dell’elaborazione del Dpp al Pug la cui predisposizione era il risultato dell’ascolto della città sul futuro assetto del territorio e che confluì nel “Documento programmatico per la rigenerazione urbana”ai fini della candidatura per l’attuazione della linea 7.1.1 “Piani integrati di sviluppo urbano di città medio-grandi”, in quanto assorbiva tutta la partecipazione sviluppata nell’ambito della redazione del Dpp per il Pug.

All’atto della presentazione del piano tra l’altro furono informati tutti i proprietari i cui palazzi si affacciano sulla piazza Matteotti per un atto di condivisione ed impegno a partecipare alla riqualificazione delle facciate dei palazzi circostanti la piazza.
Alla pubblicazione della graduatoria di ammissione alla selezione del bando, il Comune di Ruvo risultò essere al 31° posto mentre i comuni finanziati furono solo i primi 12.

Nel luglio 2013, la Regione Puglia scorreva la graduatoria e ammetteva a finanziamento altri comuni compreso il comune di Ruvo per un importo che non comprendeva tutto il piano presentato, ma solo il progetto di riqualificazione di piazza Matteotti (il progetto con minore importo finanziario rispetto ai tre presentati) fissando la disponibilità finanziaria a disposizione per un importo di 2.006.900 euro significando che l’opera doveva essere completata entro il 2015.

Dopo le prime negoziazioni sul progetto, suggerite le prime variazioni da parte della Regione per riportare la piazza alle sue funzioni nel rispetto della sua storia millenaria, su queste indicazioni si apriva, pur nella ristrettezza dei tempi concessi, l’attività di progettazione partecipata attraverso una serie di incontri all’interno del tavolo tecnico, riconosciuto come strumento di base , come laboratorio di urbanistica partecipata costituito all’interno dell’ufficio del Piano (Pug), istituito nell’ambito del rapporto convenzionato di consulenza scientifica tra Comune e Politecnico di Bari, al fine di raccogliere ogni contributo sociale sulla stesura del Piano, pienamente coerente con le inerenti disposizioni del Drag e l’intera politica Regionale sulla promozione della partecipazione popolare e qualificata nei processi di formazione degli strumenti urbanistici.

All’interno di tale “Ufficio”, la cui sede è nel palazzo della Polizia municipale, si è creato naturalmente un raggruppamento di tecnici del settore con la partecipazione di privati cittadini, associazioni, rappresentanti della stampa locale, e chiunque avesse interesse e voglia di partecipare che con incontri a scadenza settimanale – pubblici ed adeguatamente pubblicizzati – ha condotto approfondimenti sul Pug e per quanto consequenziale, sul Piano di recupero del centro storico e per l’appunto sulla progettualità di piazza Matteotti fornendo “indirizzi” di progettazione che questa amministrazione ha considerato meritevoli di attenzione.

Al fine di un informato e consapevole coinvolgimento della comunità in coerenza con quanto definito dalle procedure formali redattive dell’idea di progetto e quindi di quello definitivo, nel gennaio del 2014 è stato definito il gruppo di progettazione costituito da personale interno e supportato da professionisti esterni, figure professionali non presenti negli uffici dell’amministrazione per la progettazione da presentare agli organi competenti.

Nonostante i tempi ristretti concessi dalla Regione, e considerata la complessità tematica del progetto, non appena definita l’idea progettuale ben due convegni partecipati sono stati tenuti, ampiamente pubblicizzati con manifesti e con comunicazione alla stampa locale, per la presentazione e la condivisione dell’idea progettuale, per una discussione concreta, fattiva e utile per giungere ad un progetto definitivo.

Il primo nel maggio 2014 presso palazzo Caputi con partecipazione massiccia dove fu illustrato il progetto già ampiamente pubblicizzato. In quella sede furono espresse richieste precise circa il mantenimento del segno della “rotonda”e perplessità circa il disagio per i residenti in ordine ai parcheggi e alla circolazione.

Nel secondo incontro, nel luglio 2014 presso la scuola media Giovanni XXlll fu presentato e discusso il progetto aggiornato con le modifiche apportate dai tecnici. In ordine alla questione “rotonda” il progetto, oggi presenta una chiara citazione formale proprio in accoglimento di talune sensibilità espresse negli incontri pubblici e per quanto riguarda inoltre la tematica della circolazione e la perdita dei parcheggi, fu ulteriormente chiarito che il progetto garantiva la circolazione regolamentata del traffico e riassegnava le aree a parcheggio nelle immediate vicinanze.

Peccato che si concluse con una inqualificabile provocazione da parte di un cittadino che provocò il disorientamento e l’allontanamento del gruppo dei tecnici offesi nella propria dignità professionale.

Degli aspetti progettuali e partecipativi si è anche discusso in consiglio comunale al fine di dare maggiore evidenza pubblica e garanzia di regolarità nel procedimento

La partecipazione popolare, qualificata, costruttiva deve contribuire alla formazione della decisione e al raggiungimento del risultato.
Dalla determinazione della Giunta Regionale n.1976/2013: “L’obiettivo del processo partecipativo è quello di costruire decisioni condivise sia in fase di progettazione che di attuazione, gestione e monitoraggio di interventi di trasformazione del territorio. In caso di mancato accordo, la decisione finale resta comunque di competenza dell’ente proponente che si impegna a motivarla adeguatamente tenendo conto di tutti gli orientamenti emersi e a pubblicizzarla tempestivamente. Il processo di partecipazione deve concludersi entro sei mesi dal suo avvio”.

Trattasi di prestazioni di servizio di supporto tecnico specialistico all’ufficio tecnico, a professionisti esterni, architetti, geologi, archeologo, tutti sotto soglia ai sensi del DLgs 163/2006 e nel rispetto delle disposizioni contenute nel regolamento comunale per l’acquisizione in economia di beni, servizi e lavori.

Il quadro economico approvato con delibera di Giunta Comunale n. 306 del 29/11/2013 a seguito della comunicazione della Regione Puglia dell’ammissione a finanziamento del progetto di riqualificazione di piazza Matteotti è di 2.006.900 euro come da originaria Determinazione della Regione Puglia n. 461 dell’8.8.2011. La convenzione tra l’Amministrazione Comunale e il Politecnico di Bari per la redazione del Piano di recupero del Centro storico non ha alcuna attinenza con la progettazione specifica in termini di effettiva esecuzione di opera pubblica, ma piuttosto di indicazioni e indirizzi ben diversi dalla definizione di un progetto specifico senza alcuna sovrapposizione di pagamenti.

Il Rup, figura interna all’amministrazione, è supportato da un gruppo di architetti e da altre figure professionali necessarie ed idonee a fine della progettazione in ambito culturale (la piazza) e a conferma della regolarità delle competenze presenti nel gruppo di progetto, non risultano sollevate eccezioni dal Mibac in sede di conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto preliminare.

La progettazione preliminare presentata in sede della conferenza dei servizi è corredata di relazione di prefattibilità ambientale ed altre relazioni tecniche attinenti le specifiche materie di progetto ed è stata ritenuta corretta tanto dalla Sovrintendenza ai beni architettonici e del paesaggio quanto dalla Sovrintendenza dei beni archeologici e non sono state sollevate eccezioni per quanto riguarda la soluzione progettuale proposta che risulta quindi coerente come per legge al fine di pervenire al progetto esecutivo da sottoporre ai pareri definitivi degli enti competenti. Tra l’altro il progetto non contempla attività di scavo archeologico, bensì la possibilità di futuri interventi in tale direzione da programmare e concertare nello specifico con la competente sovrintendenza (vedi verbale conferenza di servizi del 21.10.2014 in cui il comune di Ruvo con lungimiranza si orienta verso la valorizzazione del patrimonio archeologico del sito).

II tempi sono effettivamente ristretti ma questo elemento ci porta ad essere consapevolmente responsabili nell’accelerare le procedure per non rischiare di perdere un finanziamento che porta la riqualificazione nella nostra piazza così degradata che certamente non fa onore alla storia della città. Un’opera che i cittadini aspettano da tempo che connota il centro della città, centro della socialità liberato dalle macchine e valorizzato nelle sue peculiarità architettoniche ed urbanistiche. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità per eventuale perdita del finanziamento a causa di ostruzionismi strumentali all’iter procedurale dell’intervento.

Le indagini georadar effettuate a cura e spese del gruppo di lavoro del tavolo tecnico( che non hanno comportato opere o lavori di alcun genere ed oneri a carico dell’amministrazione) sono state svolte da un geologo abilitato. E’ acclarato che non serve alcuna autorizzazione per dette indagini in quanto queste, appunto, non hanno comportato opere e lavori di alcun genere.

Nulla rileva il fatto che il prof. De Mattia fosse in quiescenza cosi come il titolo di ingegnere dal momento che il folto gruppo di professionisti del Politecnico che ha supportato l’ufficio, titolare del progetto, è costituito anche e sopratutto da architetti. La presenza di De Mattia è stata voluta dall’amministrazione al tavolo negoziale con la Regione in qualità di cultore della materia oltre che facente parte del gruppo di supporto tecnico scientifico della progettazione candidata al finanziamento.

Nulla osta all’amministrazione in sede di negoziazione con la Regione rendere partecipe il raggruppamento di base, quale il tavolo tecnico, attraverso i propri componenti tanto più che il tema era negli approfondimenti del raggruppamento qualificato che aveva dato indicazioni all’amministrazione titolare della proposta progettuale.

Il tavolo tecnico è un raggruppamento promosso dall’amministrazione ai fini partecipativi nell’ambito dell’ufficio del Pug, una sorta di laboratorio partecipato e qualificato per i temi della città e del territorio. Tale ufficio del Pug è stato disposto coerentemente con il Drag e la normativa regionale, nell’ambito della convenzione con il Politecnico per accompagnare l’intero iter formativo e attuativo del Pug. L’attività istituzionale, segue la continuità amministrativa e non dipende certamente dall’alternanza del funzionario o del dirigente.

Al fine di fornire ulteriori chiarimenti, si allegano alla presente stralci della documentazione in ultimo inviata alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio, confidando nel supporto istituzionale per le modalità concrete con cui la scrivente Amministrazione attua e favorisce la partecipazione popolare e qualificata sui temi della città e del territorio, in simbiosi con la politica regionale volta ad avvicinare e coinvolgere i cittadini alle vicende urbane e territoriali con atteggiamento costruttivo, avulso da costumi autoritari ed aperto all’ascolto delle proprie figure culturali, professionali ed istituzionali, attenti oltre che a fornire il proprio punto di vista anche alla comprensione dei saperi specialistici in materia di Architettura della città».

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