Il bando regionale

La Capagrossa, 25mila euro per il coworking

Il progetto dell'associazione ruvese primo classificato nella graduatoria di "Laboratori urbani - Mettici le mani"

Attualità
Ruvo di Puglia venerdì 28 ottobre 2016
di Elena Albanese
La Capagrossa
La Capagrossa © n.c.

Ventotto ex edifici pubblici si rianimeranno grazie ai progetti elaborati da giovani pugliesi e finanziati dalla Regione per complessivi 700mila euro.

Il bando

Il bando è quello di "Laboratori urbani - Mettici le mani", per il quale, dal 1° ottobre 2015 al 29 aprile 2016, attraverso la procedura telematica, sono arrivate 66 proposte, di cui 60 ammissibili. Fra queste, attraverso una selezione che comprendeva cinque variabili, ne sono state scelte 28. Tra tutte, primo in graduatoria con 78 punti a parimerito con un progetto brindisino, c'è "La Capagrossa coworking. Uno spazio dove contano le persone e le loro idee", pensato e proposto dall'omonima associazione ruvese, che ha ottenuto i 25mila euro richiesti.

Gli obiettivi

L'avviso pubblico, a sportello, è stato finanziato con le risorse del Fondo nazionale Politiche giovanili e con quelle del bilancio autonomo della Regione Puglia. Era destinato a organizzazioni giovanili che gestiscono, direttamente o tramite accordo di partenariato, un Laboratorio urbano o un altro spazio pubblico per l’innovazione sociale.

Tre gli obiettivi dichiarati: sviluppare competenze per l’occupabilità e l’imprenditorialità; favorire la trasformazione di edifici pubblici sottoutilizzati, la creatività e l’innovazione sociale; e migliorare la qualità dei Laboratori urbani già attivi, favorendo la sperimentazione di nuove tipologie di attività in linea con le trasformazioni del contesto sociale ed economico.

Il progetto ruvese

Il progetto ruvese è stato valutato positivamente perchè evidentemente risponde in maniera adeguata alle finalità del bando. I soldi verranno infatti spesi «per creare una dotazione adeguata allo spazio di coworking e per fornire nuovi servizi» all'interno della sede di via Martiri delle Foibe, spiega Ivan Iosca, uno degli otto componenti dell'associazione.

La Capagrossa punta infatti a mettere in atto meccanismi che introducano nuove funzioni e attività in relazione tra loro, e in definitiva nuovi posti di lavoro, innescando una trasformazione sociale. 

L'idea vincente comprende la «progettazione di spazi versatili a disposizione delle varie necessità». Fra queste, una stanza con 12 postazioni di lavoro a scomparsa che, all'occorrenza, lasciano l'ambiente completamente sgombro per altre attività, un'area di rappresentanza e una cucina. L'attenzione e l'interesse per il cibo potranno in futuro creare nuove occasioni di incontro e di scambio.

Lo spazio diventerà così ancor più un contenitore aperto, dallo stile dinamico, che stimola le potenzialità di chi lo vive. Attraverso bellezza e riscoperta delle relazioni, donerà al lavoratore indipendente più equilibrio e stabilità, oltre alla possibilità di avviare nuove sinergie. La condivisione è il principio base del sistema, in grado di definire relazioni non solo tra coworker, ma anche tra enti e associazioni.

Il fine ultimo è invertire le rotte solitarie a favore di una rete sociale e lavorativa. Nel perseguirlo, il gruppo è motivato, poichè nelle precedenti iniziative ha riscontrato una risposta entusiasta da parte della gente. «Le persone sono rimaste colpite e attratte», ci dice Ivan, raccontando dei molti ragazzi che reclamano su facebook nuovi appuntamenti, al grido di "Ci mancate!". Ma non sono solo i giovani ad essersi avvicinati al loro mondo. «Abbiamo fatto breccia anche nelle famiglie del quartiere e non ce lo aspettavamo. Al picnic urbano (organizzato a settembre scorso in occasione di Evoluzioni, ndr) sono scesi in molti dai palazzi circostanti per stare con noi. Alcuni indossavano gli abiti della festa».

Non uno spazio settoriale, dunque, ma un luogo aperto ad attività diverse da condividere. Questa eterogeneità è anche il vero e principale punto di forza del gruppo che, seppur piccolo, annovera persone dalle più disparate professionalità (che spaziano dal design, all'archeologia, alla fisica...), ognuna ugualmente qualificata nel suo ambito.

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