L'intervista

Perla Di Gioia, una donna per le donne

​32 anni, ruvese, psicologa criminale e ricercatrice. «La strada che percorriamo la scegliamo noi. Tutto nasce dalla curiosità di cercare una spiegazione a qualcosa di incomprensibile come la violenza​»

Attualità
Ruvo di Puglia giovedì 08 marzo 2018
di Elena Albanese
Perla Di Gioia
Perla Di Gioia © Perla Di Gioia

Perla Di Gioia è una 32enne ruvese. Ha studiato tra Bari e Torino, dove si è laureata in Psicologia criminale. Attualmente continua a vivere nella nostra città, ma frequenta una scuola di psicoterapia a Napoli, è una ricercatrice per la École universitaire internazionale di Roma e collabora con il Centro antiviolenza “Paola Labriola” di Bari.

«Non ho mai smesso di viaggiare – dice di sé -. E in tutta questa dinamicità ho sempre cercato opportunità per crescere professionalmente, per approfondire le mie conoscenze e per accrescere le mie curiosità».

Ho conosciuto Perla e il suo lavoro esattamente un mese fa, quando ha presentato uno studio dedicato alla cosiddetta droga dello stupro a palazzo Ferrajoli, a Roma. L’approfondimento verte anche «sui nuovi metodi di identificazione delle vittime – mi spiega -, che oltrepassano l'esame del sangue, delle urine e del capello attualmente utilizzati». Ad aprile, lo esporrà anche negli Stati Uniti, a Chicago, nell’ambito di un congresso mondiale sulla violenza sessuale. Le chiedo se è emozionata per questo importante appuntamento. «Certo, come non esserlo – mi risponde -. Credo che il modo migliore per prepararmi sia quello di continuare a fare il mio lavoro, giorno dopo giorno, con determinazione. Credendoci. Come ho fatto finora».

Un lavoro «sicuramente non facile», perché quotidianamente la porta a confrontarsi con la sofferenza di donne come lei. «Ma sapere di poter restituire un sorriso ripaga più di ogni altra cosa».

«Non ho sempre saputo cosa volessi fare da grande – ammette -; e certamente ancora non lo so. Ma in questi anni ho imparato che la strada che percorriamo la scegliamo noi. Tutto nasce dalla curiosità, anche di voler cercare una spiegazione a qualcosa di incomprensibile, come la violenza. E piano piano ho iniziato a mettere i miei mattoncini e a costruire la mia strada, che oggi mi porta qui». Ad aiutare gli altri. Un mestiere, forse una vocazione, che ha anche tanti aspetti positivi.

Quello più gratificante è «avere il privilegio di conoscere Persone, non vittime. Perché ogni vittima non è un numero, ma è innanzitutto un essere umano. Appunto, una persona. Una persona che ti accresce perché mentre dai, ricevi molto di più.

Gratifica inoltre poter toccare il loro dolore e scoprire quanta forza ci sia in loro».

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