Lo scorso giovedì 11 aprile

Lotta al cyberbullismo, la Polizia postale a colloquio coi ragazzi del "Tannoia"

Un incontro con Roberto Borraccia per capire che ​​“virtuale è reale, le parole hanno conseguenze, gli insulti non sono argomenti, le idee si possono discutere ma le persone si devono rispettare”​

Attualità
Ruvo di Puglia lunedì 15 aprile 2019
di La Redazione
Cyber Bullismo
Cyber Bullismo © sn

Lotta al cyberbullismo e uso consapevole della rete: giovedì 11 aprile, nell’ambito delle iniziative afferenti al Progetto di educazione alla legalità, gli studenti dell’itet Tannoia di Ruvo di Puglia hanno incontrato a scuola i rappresentanti della Polizia postale e delle Comunicazioni per un intervento formativo.

L’assistente capo coordinatore, Roberto Borraccia, ha sottolineato l’importanza delle regole per permettere alle persone di convivere fra loro senza ledere le une la libertà delle altre e ha invitato gli studenti a distinguere i comportamenti sul web penalmente rilevanti da quelli considerati semplici scherzi. “

«Tutti voi ragazzi possedete uno smartphone che vi consente di fare acquisti, chattare, leggere, comunicare, cercare musica online, giocare... Tuttavia uno smartphone, alla pari degli altri dispositivi elettronici, può divenire lo strumento di prepotenza online, spesso sottovalutata dagli adolescenti». Queste le parole pronunciate dal rappresentante della Poltel per introdurre il tema del cyberbullismo, che ha luogo quando un adolescente usa un dispositivo informatico per minacciare, umiliare o molestare un suo coetaneo. Sono tantissimi gli esempi di vittime che hanno ricevuto insulti o minacce tramite i social network o via whatsapp, magari attraverso foto compromettenti come arma di ricatto, con conseguenze per loro devastanti. «Su internet ci si può vedere, parlare ma non toccare; tutti siamo consapevoli della sofferenza fisica di uno schiaffo nella relazione face to face, mentre diventa molto più difficile comprendere la sofferenza morale del destinatario di un messaggio o di un post pieno di insulti», ha proseguito Borraccia, evidenziando come l’assenza della presenza fisica e un supposto anonimato, con il disimpegno morale che ne consegue, possano portare ad amplificare l’aggressività e la violenza dei comportamenti tra pari.

Come difendersi allora? Demonizzando il web? La risposta è quella di formare le nuove generazioni alla cittadinanza digitale e ad un corretto esercizio di diritti e doveri nello spazio di azione e di espressione garantito dal web. In quest’ottica la legge 71/2017 attribuisce alla scuola un ruolo chiave nei processi di prevenzione e di educazione, in collaborazione con le forze di polizia e i servizi territoriali. Privacy, funzionamento di Facebook, blogging, funzionamento dei motori di ricerca, net reputation, fishing, sexting, virus, hacking e sicurezza informatica sono concetti fondamentali che i ragazzi devono padroneggiare e conoscere per un uso consapevole della rete. E soprattutto è opportuno ricordare, prendendo spunto dal Manifesto della comunicazione non ostile, che “virtuale è reale, le parole hanno conseguenze, gli insulti non sono argomenti, le idee si possono discutere ma le persone si devono rispettare”.

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