La storia

Barbara Cantatore, sul Cammino di Santiago in compagnia dei Santi Medici

«​Le cene condivise con coreani, tedeschi, francesi, spagnoli o americani trascorse a chiacchierare a lungo, in che lingua non lo so ancora, ma diventavamo famiglia, briciole dello stesso pane»​

Attualità
Ruvo di Puglia lunedì 19 agosto 2019
di Elena Albanese
Barbara Cantatore, sul Cammino di Santiago in compagnia dei Santi Medici
Barbara Cantatore, sul Cammino di Santiago in compagnia dei Santi Medici © Barbara Cantatore

I Santi Medici di Ruvo di Puglia in versione viaggiatori non si erano ancora visti. Immortalati in giro per il mondo come il romantico nano da giardino del “Il favoloso mondo di Amélie” o il cartonato della sorella di George Clooney in “Tra le nuvole”.

A portarli con sé ci ha pensato Barbara Cantatore, 43 anni, da ben 30 parrucchiera. Lo scorso luglio ha percorso a piedi il celeberrimo Cammino di Santiago. Un’idea, la sua, nata lontano nel tempo e maturata lentamente ma con costanza, preparazione e dedizione. «Amo leggere – ci racconta -, e circa 15 anni fa leggevo il libro di Paulo Coelho intitolato proprio "Il cammino di Santiago". Mi appassionai a tal punto da cominciare a fare ricerche sulla storia e sul meccanismo del cammino, ma mi resi subito conto che non era facilmente fattibile. Quest'anno poi, a gennaio, è nata la necessità di intraprenderlo; ne sentivo il bisogno, e così il mio cammino è iniziato il giorno in cui ho deciso di farlo, a cominciare dagli allenamenti necessari allo studio dell’attrezzatura più idonea.

Partita il 5 luglio da Bari, ha iniziato il percorso il 7. Dopo 9 giorni e 180 km, è arrivata a Santiago il 15 dello stesso mese. «Essendo il mio primo cammino non sapevo cosa mi aspettasse, e farlo in compagnia avrebbe comportato il rispetto della resistenza di un’altra persona, quindi rallentare o accelerare il passo che non sarebbe stato più il mio – spiega -. Inoltre ho scelto di percorrerlo in solitaria perché avevo la necessità di ritrovarmi, occuparmi e preoccuparmi soltanto di me stessa cercando il silenzio». Fisicamente sola, Barbara è stata però accompagnata da una piccola immagine «a tiratura limitata» dei Santi Medici, che ha fotografato davanti alla cattedrale della città spagnola, icona e simbolo della meta raggiunta. «La porto con me da anni, da quando mi è stata data dal mio amico Rino, collega e confratello dei Santi Medici. Nei giorni più difficili durante il cammino ho pensato al loro aiuto, visti i miei problemi di salute. Medicinali a parte, non posso fare altro che credere che mi abbiano accompagnata quando ho temuto di non farcela e invece ce l'ho fatta».

Dopo Santiago, Barbara ha raggiunto in bus Finis Terrae, al km 0.000, che si sporge sull'Oceano Atlantico, dove anticamente si pensava finisse la Terra, da cui il nome. Infine, è tornata a Bari il 17 luglio.

Il suo è stato un viaggio "geografico", ma anche (e soprattutto) interiore. Di conoscenza di se stessa e degli altri. Dalle sue parole emergono uno stupore e una serenità talmente puri da non poterne prendere le distanze, neanche volendo. Il piacevole contagio è immediato. «Non posso dimenticare quel silenzio che si trasforma in gioia, mentre si attraversano paesaggi dalla bellezza singolare. Il sorriso dei viandanti che passando augurano "Buen Camino!" generando forza. Le cene condivise con coreani, tedeschi, francesi, spagnoli o americani trascorse a chiacchierare a lungo, in che lingua non lo so ancora, ma diventavamo famiglia, briciole dello stesso pane.

Ho conosciuto molta gente, storie di dolore o fallimenti sportivi che si mettevano alla prova, ma anche chi era in cammino per ringraziare Dio. Ognuno mi ha insegnato qualcosa, ognuno ha involontariamente risposto a ciò che cercavo. È emozionante apprendere che se ti affidi e ti lasci guidare dal cammino stesso hai solo da imparare; ogni dolore, che sia ai piedi o alle spalle, ti insegna e ti costringe ad avere rispetto di te stesso. “Bisogna essere studenti e mai insegnanti per poter camminare”, mi disse un uruguayano di 75 anni, Gabryel. Scoprimmo dopo che sua figlia si chiama Barbara come me, la sua vita simile alla mia, la sua reazione e la sua energia sono l'esempio che rimarrà per sempre nel mio cuore».

Come lei, «ho visto molta gente con problemi vari di salute, portavano nello zaino più medicinali che abbigliamento. E riflettevo sulla potenza e il mistero che dava la forza, in tutta quella fatica, di andare avanti. E pensavo al miracolo della medicina e della scienza che ci permetteva di non rinunciare al cammino. Scienza e mistero, due facce della stessa medaglia».

Un fluire di sensazioni e di pensieri, dunque, che si mescolano alla stanchezza e al dolore e magicamente producono un'energia che non si immagina, ma «l'emozione più grande – ci svela infine Barbara - è stato l'arrivo alla cattedrale di Santiago de Compostela, la notte insonne per l'adrenalina, la partenza all'alba, il canto di gruppi di ragazzi durante il cammino, il caldo e poi il cuore che ti scoppia quando scorgi la cattedrale, piangi, ridi, saltelli. La gioia. “Ce l'ho fatta” penso, “ce l'abbiamo fatta”, dico ai Santi Medici».

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