L’approfondimento

Siringhe abbandonate in città, è emergenza droga?

​L’assessore alle Politiche sociali Monica Montaruli: «L’elemento più preoccupante è l’età sempre più bassa di chi fa uso di stupefacenti, seppur non possiamo dire che il fenomeno sia dilagante»

Attualità
Ruvo di Puglia martedì 24 settembre 2019
di Elena Albanese
Siringhe abbandonate in città
Siringhe abbandonate in città © RuvoLive.it

La prima segnalazione è arrivata in redazione nel mese di agosto tramite Whatsapp, insieme alle altre che riceviamo quasi quotidianamente su situazioni di degrado e sporcizia in varie aree della città. A scriverci, una signora residente in via Piero Gobetti, nei pressi della Pineta comunale. Una zona non propriamente periferica, «dove giocano anche i bambini», ci dice, contattata telefonicamente.

Le foto che ha inviato sono piuttosto eloquenti: nelle aiuole adiacenti le case, fanno bella mostra di sé sacchetti di plastica ed escrementi di cani. «Di lamentele ne facciamo tante», prosegue. Ciononostante «ci sentiamo un po’ abbandonati. Qui è diventato un immondezzaio».

Ma non è tutto. Tra le immagini, ce n’è una che ritrae due siringhe abbandonate sul terreno, probabile segno di un disagio più grave rispetto al “semplice” rifiuto lasciato per strada. «Anche se le vie principali sono illuminate, le traverse rimangono buie e c’è possibilità di nascondersi», spiega ancora la signora, la quale ci confida che non si tratta di un caso isolato. Dopo qualche giorno e diverse segnalazioni all’Asipu, le siringhe sono state tolte, eliminando l’immediato pericolo, ma la circostanza è probabile segno di un problema persistente. Ne sono ulteriore dimostrazione altri “ritrovamenti” simili fatti recentemente in zona Pilone e cimitero da altri cittadini, che li hanno pubblicamente denunciati sui social.

Per questo ci è sembrato doveroso un approfondimento – che non ha la pretesa di essere esaustivo, ma è sicuramente realistico - sull’attuale situazione droga in città. Situazione i cui numeri sono difficili da stimare, poiché, come ci racconta l’assessore alle Politiche sociali Monica Montaruli, «c’è un “buco nero” di persone che non si rivolgono al servizio sanitario per le dipendenze patologiche della Asl. Chi lo fa, solitamente è obbligato perché è incappato in qualche reato e ha l’obbligo di presentarsi quotidianamente per beneficiare, ad esempio, di uno sconto di pena o dei domiciliari».

Ma – al di là dei dati, che risultano pressoché costanti - il problema più grave e più impellente sembra essere quello legato alla drastica riduzione dell’età dei consumatori di sostanze stupefacenti. «I servizi sociali intervengono innanzitutto sui minori che purtroppo sono coinvolti in vicende che riguardano l’utilizzo di droghe in età sempre inferiore; parliamo di 13-14 anni – prosegue l’assessore -. Non credo fosse mai successo prima che il nostro intervento, su disposizione dell’Autorità giudiziaria minorile, fosse disposto non per inadempienza genitoriale, bensì per l’uso di sostanze stupefacenti dei figli. E sono stati diversi i casi nell’ultimo anno e mezzo. Ecco, è questo l’elemento preoccupante, seppur non possiamo dire che il fenomeno sia dilagante». Una situazione resa ancor più grave se associata ad altre forme di dipendenza, quale quella, relativamente recente, legata all’uso smodato di apparecchiature elettroniche, che spesso fa chiudere i ragazzini in casa fissi davanti a un pc o a uno smartphone, a scapito della comunicazione con l’esterno e addirittura della frequenza scolastica.

Sono state individuate presenze e giri “sospetti” anche nei pressi delle scuole, che vengono costantemente monitorare in collaborazione con le Forze dell’Ordine per stroncare eventuali attività di spaccio. A segnalare i giovanissimi ai Servizi sociali, oltre all’Autorità giudiziaria quando si macchiano di piccoli reati, spesso è proprio la scuola stessa. «Prima queste cose accadevano raramente. Adesso i ragazzi hanno più facilmente accesso a tutto, anche alle droghe». Non a caso, il fenomeno riguarda famiglie di ceto medio-alto a livello lavorativo ed economico. «Abbiamo dovuto mettere in campo interventi di messa in protezione come quelli che si sono sempre fatti in casi di fragilità genitoriale».

«Il fenomeno, in generale, c’è sempre stato e c’è. Purtroppo - conclude Monica Montaruli -. Nell’ultimo periodo si sta tornando un po’ alle vecchie sostanze, quindi la siringa non ci meraviglia da questo punto di vista. Ciò che fa impressione è che si possa trovare anche in zone molto frequentate, anche dai più piccoli, come quella vicino alla Pineta e alla Piscina comunale. Fortunatamente non capita spesso, se non in aree più “delicate”».

Dai Servizi territoriali confermano che non ci sono variazioni sostanziali del fenomeno che si possono rilevare dall’utenza che vi accede. Una quindicina di anni fa, però, la cocaina, dato il suo costo, era la droga “dei ricchi”, che se la potevano permettere, mentre l’eroina era quella “dei poveri”, “degli sfigati”. Nel tempo, tale netta suddivisione è andata annullandosi: prima c’è stato un boom nell’uso di cocaina a scapito dell’eroina, che per un periodo non si è più vista, mentre ora la tendenza è miscelare le due sostanze e iniettarsele, utilizzando la seconda per compensare l’eccessiva eccitazione procurata dalla prima.

Ma in che modo ci si sta attrezzando per arginare o – meglio – prevenire il fenomeno?

La risposta è la Comunità educante, una sinergia già avviata tra l’Amministrazione, le scuole e le associazioni del territorio, chiamate a giocare d’anticipo, a creare in rete fra loro un ambiente sano in cui i bambini, gli adolescenti, i ragazzi possano crescere e formarsi come adulti di domani.

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I commenti degli utenti
  • frank17 ha scritto il 24 settembre 2019 alle 17:52 :

    e una cosa semplice anche i bambini sanno che dopo le ore 21 non esiste nessuna forza dell'ordine e si puo fare consumo di qualsiasi tipo di droga, la sera vico sant'agnese buio, via sant'agnese giovani che consumono pizze e bevande lasciando i rifiuti e bottiglie di vetro e altro le siringhe le buttano nel mio giardino sul muro storico di vico sant'agnese, il sindaco assume vigili per fare multe ma non per eseguire controlli dopo le ore 21.oo. Rispondi a frank17

    anacleto berardi ha scritto il 25 settembre 2019 alle 11:11 :

    sante parole, fratello, sante parole...aggiungerei via s.caterina, via carità, via caputi ferrieri, via capoferri, largo annunziata, via boccuzzi, via cappuccini, via riccio da parma e parallele ecc.ecc.ecc.le amministrazioni e gli addetti a questo tipo di controlli asserragliate e trincerate nelle loro ragioni e limitazioni, personale inadeguato nel numero, nella preparazione, nella possibilità di agire efficacemente...ma comm è reuv è roome, non è solo un problema locale è un problema globale, a cui nessuno e dico NESSUNO vuol porre rimedio. Rispondi a anacleto berardi