La storia

Mario Albrizio: «Dopo 12 anni, ritorno a insegnare a scuola»

​Docente di storia e filosofia, il suo percorso si interrompe nel 2007 per la cancellazione definitiva, a causa di un tardivo adempimento, dalla graduatoria. Ora vuole lottare contro la burocrazia​

Attualità
Ruvo di Puglia lunedì 07 ottobre 2019
di Veronique Fracchiolla
Mario Albrizio
Mario Albrizio © RuvoLive.it

“12 anni di deserto”. È il titolo di una nota, scritta sulla propria pagina Facebook, di Mario Albrizio, intellettuale e fondatore del blog “Ruvo Libera” - dedicato ai vizi (soprattutto politici) e virtù (storico-artistiche) della città - per annunciare il ritorno a scuola, dopo 12 anni, come docente di filosofia e storia.

È stata pubblicata il 24 settembre scorso, giorno di inizio del suo incarico al liceo scientifico e linguistico “Orazio Tedone”: nelle sue parole trapela, tuttavia, un’amara soddisfazione perché Albrizio è felice di ritornare in cattedra ma non dimentica gli anni lontani dalla stessa, e dai ragazzi a causa di quello che lui considera l’espressione di un’ottusa burocrazia. Questi i fatti.

Nel 2007, con D.D.G. 16 marzo, il Miur dispone “l’integrazione e l’aggiornamento delle graduatorie permanenti per il personale docente ed educativo, trasformate in graduatorie a esaurimento.Trasferimenti da una all’altra provincia. Reinserimenti. Norme comuni alla I, II e III fascia delle graduatorie”. L’articolo 1 secondo comma dispone che “[...] la permanenza nelle graduatorie di cui al precedente comma 1 avviene su domanda dell’interessato, da presentarsi entro il termine indicato al successivo articolo 12. La mancata presentazione della domanda comporta la cancellazione definitiva dalla graduatoria”. A questo onere sono soggetti sia coloro che, nel frattempo, abbiano conseguito titoli utili a incrementare il punteggio in graduatoria (dottorati, master, esiti di sentenze, insegnamento, per esempio); sia coloro il cui curriculum non si sia arricchito ulteriormente, tranne che dell’anno di insegnamento in corso. Tra questi ultimi c’è Albrizio, che insegna al liceo “Leonardo Da Vinci” di Molfetta.

Ma, proprio in quel periodo, perde il padre, per cui non ha la serenità necessaria per provvedere a inoltrare la domanda nei termini prescritti. Lo fa una settimana più tardi. Questo ritardo gli costa caro, perché è cancellato definitivamente dalla graduatoria: ne consegue l’impossibilità a insegnare sino alla riapertura di nuove graduatorie.

Albrizio si sente schiacciato tra gli ingranaggi di una macchina dai meccanismi complessi e incomprensibili: considera sproporzionata la punizione rispetto al mancato ottemperamento della norma. Tra l’altro, ritiene che sarebbe sufficiente procedere a un aggiornamento d’ufficio per tutti coloro che si trovano nella sua stessa posizione. Nel frattempo, passano 12 anni durante i quali si dedica alla politica, a battaglie civiche, a organizzare eventi culturali. Ma il desiderio di riprendere il percorso interrotto nel 2007 è sempre vivo e, solo con la riapertura delle graduatorie, Albrizio ritorna in aula.

Ne parliamo con lui.

Dopo 12 anni, ritorni in cattedra. Hai vinto una battaglia...

«Ho vinto solo la prima parte della battaglia personale: resta da vincere la guerra, perché in questo stesso momento centinaia, se non migliaia, di persone in tutta Italia vivono la stessa situazione. Con la stessa ingiustizia. Con la stessa cieca mannaia medievale che spazza via vite, e chi non è super attrezzato, testardo e determinato, rischia di soccombere, se non è già successo. Una barbarie intollerabile che pende sulla testa di chiunque di noi e suoi nostri figli».

Veniamo al 2007. Dopo la cancellazione dalla graduatoria, cosa succede?

«Si scatena l’inferno. Scopro che. al di là della brillante vetrina della Costituzione, c’è tutto un panorama legislativo che residua da un passato tutt’altro che democratico; e che c’è un sottobosco di burocrazia in cui la miscela tra potere esercitato e cecità di giudizio produce risultati agghiaccianti».

Hai presentato ricorso?

«È impossibile farlo per questa fattispecie, per i motivi che ho spiegato nella mia nota (“Non si può neanche fare ricorso. Perché la tua “mancanza” è un’offesa di lesa maestà”, si legge nella stessa, ndr).

Ho scritto, però, al provveditore, spiegando la situazione. Mi ha risposto in gelido burocratese che non c’era niente da fare.

Vorrei, però, uscire dal caso personale e stare sul punto generale, che è quello che realmente mi interessa. E, cioè, l’assoluta sproporzione tra la “mancanza” soggettiva e la pena applicata. Anziché tenerti col punteggio non aggiornato (che sarebbe già una punizione molto seria, perché altri ti passerebbero avanti in graduatoria), ti cancellano. Così, semplicemente, con un tratto di penna. Una vera barbarie che, al di là del mio caso, ha colpito, colpisce e colpirà molte migliaia di cittadini».

Sotto accusa, nel sistema di arruolamento dei docenti, anche i concorsi a quiz…

«Solo quello del 2012, che io sappia, è stato concepito in quella forma infame. Nel frattempo i concorsi non si facevano proprio. Io sono riuscito a farne uno finalmente decente solo nel 2018! Ovviamente l’ho superato, ma non sarebbe servito a nulla, a tutt’oggi, perché in Italia vincere un concorso può, come in questi casi, significare poco o nulla. Solo la riapertura delle graduatorie, improvvidamente e criminalmente chiuse nel 2007, ha sbloccato la mia situazione e quella di altri.

Ma attenzione: la tagliola è sempre lì. L’oscuro “depennatore” burocratico è tutt’altro che sconfitto e la sua mannaia può abbattersi in qualunque momento su chiunque sia in una graduatoria pubblica da aggiornare, in qualunque settore, non solo istruzione».

Nella tua "memoria" parli di essere stato trattato in un certo modo perché libero. Cosa intendi?

«Contare sulle leggi in Italia è già un atto di coraggio, visto come funziona spesso (non sempre per fortuna) la Giustizia, di fatto tenera coi potenti ai quali non mancano scappatoie, e inflessibile con i singoli casi di cittadini non protetti da appartenenze. O che scappatoie non cercano, come nel mio caso. Ma ripeto che il problema è generale: non è che hanno “trattato me” in quel modo. Trattano così tutti i malcapitati in quella tagliola incivile».

Dai avvio a una call to action di civiltà per trovare una soluzione...

«Lo scopo è far cambiare la legge in maniera tale che alla mancanza corrisponda una sanzione giusta ed equa. Non una condanna a morte civile, che per chi non è testardo come me e non ha alternative, può significare anche di peggio.

Devo dire che il mio appello ha subito raccolto la disponibilità di amici avvocati e uomini di legge, che ringrazio e che mi aiuteranno a inquadrare il percorso giuridico più adatto per portare questa esigenza nelle sedi più idonee. Se riusciamo a mantenere alta l’attenzione sul tema, sono ottimista che si potrà vincere questa battaglia di civiltà».

Cosa insegnerai, al di là delle materie, ai tuoi allievi?

«È stato detto che in realtà non si insegna ciò che si sa, ma ciò che si è. Sono profondamente convinto che sia così.
Coi miei allievi non parlo mai e non parlerò neanche stavolta delle mie cose, ma, come sempre, sono convinto che “capiranno” lo stesso.

Ciò che facciamo in vita - per chiudere con un’altra citazione - riecheggia nell’eternità”. Figurati se non riecheggerà nella stessa classe».

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