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Sentenza Corte di Giustiza Ue sul cannabidiolo, Coldiretti Puglia: «Prospettive nuove per aziende»

Uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del Cbd legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza

Attualità
Ruvo di Puglia domenica 22 novembre 2020
di La Redazione
Sentenza Corte di Giustiza Ue sul cannabidiolo, Coldiretti Puglia: «Prospettive nuove per aziende»
Sentenza Corte di Giustiza Ue sul cannabidiolo, Coldiretti Puglia: «Prospettive nuove per aziende» © n.c.

La sentenza della Corte Ue del 19 novembre scorso apre nuove opportunità per centinaia di aziende agricole che in Italia hanno investito nella coltivazione della cannabis sativa: i terreni coltivati, nel giro di cinque anni, sono aumentati di dieci volte superando i 4mila ettari in Italia.

Lo dichiara la Coldiretti in una nota.

La sentenza, in sintesi, stabilisce che uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (Cbd) legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi.

Si aprono, dunque – sostiene la Coldiretti – prospettive commerciali del tutto inesplorate perché, sempre che i dati scientifici disponibili consentono di escludere l’assenza di rischi reali sulla salute in base a indici oggettivi e non ipotetici, è possibile costruire una filiera che dal campo arrivi alla immissione al consumo di prodotti da impiegare per sigarette elettroniche.

Coldiretti sta lavorando da tempo con la Federazione nazionale dei tabaccai per costruire una filiera di produzione certificata che possa offrire tutte le garanzie necessarie alla tutela della salute e che, naturalmente, sia conforme alla disciplina previsa per le rivendite di generi di monopolio, essendo i prodotti da fumo assimilati al tabacco.

La coltivazione si estende – ricorda Coldiretti – da Nord a Sud della penisola, dal Piemonte alla Puglia, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Si tratta in realtà – rileva la Coldiretti – di un ritorno per una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica).

Il declino – conclude la Coldiretti – è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un'ombra su questa pianta.

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