Il “Bio-Distretto delle Lame”  nasce dall’iniziativa dell'Amministrazione comunale di Ruvo di Puglia - a cui si è presto aggiunta quella di Bitonto - in partnership con aziende, cooperative, associazioni e Università di Bari

Il Bio-distretto delle Lame è operativo: approvato da Giunta regionale il Riconoscimento definitivo

Approvato lo scorso 3 maggio insieme a Distretto Produttivo Agroalimentare di Qualità “Distretto Bioslow delle Puglie e “Distretto Produttivo Agroalimentare del Grano Duro”

Cronaca
Ruvo di Puglia mercoledì 05 maggio 2021
di La Redazione
Un uliveto nel Biodistretto delle Lame
Un uliveto nel Biodistretto delle Lame © Studio Immedia SV

La Giunta regionale, lo scorso 3 maggio, ha approvato il Riconoscimento definitivo del Distretto Produttivo Agroalimentare di Qualità “Distretto Bioslow delle Puglie, del “Distretto Biologico delle Lame” e del “Distretto Produttivo Agroalimentare del Grano Duro”.

Con il riconoscimento definitivo «il Bio-Distretto delle Lame diventa pienamente operativo», sottolinea Rino Basile, consigliere comunale delegato alle politiche agricole.

Il Distretto biologico delle Lame nasce dall’iniziativa delll'Amministrazione comunale di Ruvo di Puglia - a cui si è presto aggiunta quella di Bitonto - in partnership con aziende locali e nazionali, cooperative, associazioni culturali, Consorzi e l’Università di Bari.

Il Distretto biologico delle Lame è uno dei sette Distretti del Cibo, riconosciuti dalla Regione Puglia.

«Il Distretto Biologico -  spiegano dal Comitato promotore del Biodistretto - è un’area naturalmente vocata al biologico nella quale aziende agricole e di trasformazione, strutture ricettive e di somministrazione, operatori turistici, culturali, ambientali  e sociali, amministrazioni pubbliche e cittadini stringono un patto per rendere il territorio sul quale operano e vivono un luogo dove si producono beni e servizi funzionali al benessere della persona e dell’ambiente. In questa logica le produzioni tipiche e di qualità diventano  “marchio di fabbrica” del territorio che le produce, trovare spazi più ampi di commercializzazione  e, di conseguenza, rappresentare elemento attraverso il quale far nascere interesse da parte del consumatore verso la conoscenza del territorio stesso.

Per questo la “cultura del biologico” e lo sviluppo del “biologico”, nelle sue diverse forme, risulta essere uno dei percorsi attuabili per individuare opportunità e soluzioni, nella direzione di un modello di sviluppo attento alla conservazione delle risorse, alla compatibilità ambientale ed alla valorizzazione delle differenze locali e, quindi, alla qualità della vita».

 

 

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