L'intervista

Un po’ di Ruvo di Puglia nello spazio. Biagio Cotugno: «Vi presento LICIACube»

Cotugno ​è a capo delle operazioni satellitari di Argotec, l'azienda aerospaziale privata italiana che ha sviluppato e realizzato l'unico nano satellite europeo presente su DART, sonda della NASA​​ di difesa interplanetaria

Cronaca
Ruvo di Puglia martedì 30 novembre 2021
di Veronique Fracchiolla
Biagio Cotugno
Biagio Cotugno © Argotec

Erano le 7.22 ora italiana del 24 novembre scorso quando dalla base di Vandenberg (USA) è stata lanciata DART, la sonda NASA di difesa interplanetaria che mira a verificare e convalidare il sistema di modifica, tramite impatto, della rotta di un asteroide potenzialmente pericoloso per la Terra. Sulla sonda è presente l’unico nano satellite europeo, LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids) sviluppato e realizzato da Argotec, azienda aerospaziale privata italiana con sede principale a Torino, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l'istituto Nazionale di Astrofisica, Politecnico di Milano e Università di Bologna. Tra gli sviluppatori di LICIACube c’è l’ingegnere ruvese Biagio Cotugno che, la mattina dal lancio, trasmesso in diretta streaming dall’Agenzia Spaziale Italiana, ha illustrato le caratteristiche e le funzioni del nanosatellite. Cotugno, 29 anni, è l’Head of Flight Operations Unit di Argotec,  è a capo delle operazioni satellitari di Argotec, che al momento prevedono due piccoli satelliti  - ArgoMoon e LICIACube «chiamati anche CubeSat – ci spiega - che è uno standard, riconosciuto a livello mondiale, per identificare dei satelliti di piccole dimensioni, di solito inferiori ai 100 kg, quelli che chiamiamo microsatelliti) lanciati dalla NASA,  entro la fine del 2021, con le missioni Artemis-I e DART».

Ci parli di LICIACube e della missione in cui è impiegato il nanosatellite.

«All’interno del progetto LICIACube, coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana, Argotec è l’interfaccia primaria con la NASA, con APL (il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory) ed il JPL (Jet Propulsion Laboratory) per il design, per l’implementazione, per l’assemblaggio, per il test e per le operazioni in orbita di LICIACube. LICIA è un piccolo satellite di 14 kg, dalle dimensioni contenute 10x20x30 cm, o per meglio dire un CubeSat di 6U (6 Unità), realizzato da Argotec per imbarcare al suo interno tutti i sistemi e sottosistemi tipici di satelliti di più grandi dimensioni quali ad esempio due ottiche ad altissima risoluzione, un propulsore, un controllore di assetto, una radio e due coppie di antenne che permetteranno al satellite di poter comunicare da una distanza di 11 milioni di km dalla Terra. L’obiettivo di LICIACube è quello di scattare foto alla sonda più grande, DART (Double Asteroid Redirection Test), che accompagnerà LICIACube nel suo viaggio nello spazio profondo per oltre 10 mesi: DART avrà il compito di schiantarsi su un asteroide di 160 metri di diametro (Dimorphos, facente parte del sistema binario di asteroidi Didymos), con l’obiettivo di testare e verificare la tecnica di “impatto cinetico”. Il fine ultimo della missione combinata DART + LICIACube è quello di fornire alla comunità scientifica indicazioni e dati circa possibili deflessioni della traiettoria di Dimorphos, una volta che DART avrà completato l’impatto sulla sua superficie ad una velocità di circa 7 km/s (25200 km/h). LICIACube avrà, appunto, il compito di osservare e fornire evidenze fotografiche a NASA, APL e alla comunità scientifica sull’impatto di DART, sul cratere generato dalla collisione e sulla nuvola (o plume) di detriti generati a seguito dell’impatto e che saranno evitati da LICIACube per mezzo di un algoritmo di navigazione autonoma, sviluppato e validato nei laboratori torinesi di Argotec. Il mio ruolo all’interno del progetto è quello di gestire le operazioni: all’interno del Flight Control Team sarò impegnato durante tutta la missione di LICIACube (10 mesi di navigazione verso il sito d’impatto più ulteriori 6 mesi per la fase scientifica) nello scambio di informazioni da/verso il satellite. Infatti, all’interno di Argotec abbiamo un Centro di Controllo Missione (o Mission Control Centre) che è stato testato e validato in questi anni per poter comunicare prima con il JPL (o per meglio dire con il Deep Space Network, la rete di JPL/NASA composta da antenne fino a 70 metri di diametro e centri di controllo) e poi con il satellite per mezzo delle antenne del DSN capaci di raggiungere distanze dalla Terra molto elevate (un classico esempio che mi piace ricordare è quello di Voyager, che alla data di questa intervista si trova ad oltre 23 miliardi di km dalla Terra, e che è in grado di comunicarci attraverso le antenne del DSN). Il nostro compito è stato quello di effettuare una campagna intensiva di test con tutte le organizzazioni in gioco, di validare e provare le procedure operative con il satellite (quali ad esempio lo scambio foto o la sequenza di sparo) e sarà quello di assistere in real-time il satellite ricevendo dati di telemetria (informazioni sullo stato di salute del satellite) e inviando comandi (telecomandi per meglio dire, al fine di comandare il satellite a seguire una sequenza di attività molto fitta e molto stretta). Insieme a me, tutto il team Argotec collabora alla missione e sarà parte integrante della fase di operazioni: avremo infatti bisogno di un Ground Controller (la persona incaricata della gestione delle connessioni, dei dati in arrivo e della manutenzioni di tutto il servizio operativo da/verso i nodi), lo Spacecraft Controller (colui che è l’interfaccia diretta nella ricezione dati e nell’invio delle telemetrie), lo Spacecraft Operations Manager (che è il responsabile della missione da un punto di vista operativo, capace e necessario a gestire e organizzare tutte le attività all’interno del Mission Control Centre), il Planner (incaricato per la pianificazione in dettaglio di tutte le attività, in forma di timeline, che il satellite dovrà effettuare una volta in orbita), i Navigatori (indispensabili a verificare per mezzo di dati di telemetria, ed utilizzando una serie di script e analisi capaci di identificare la posizione del satellite nello spazio, con una precisione inferiore alla decina di km), oltre a tutto il team ingegneristico a supporto che verrà chiamato a fornire il proprio contributo in basa alla expertise acquisita negli anni».

Qual è l’importanza di DART?

«Il ruolo di DART è di fondamentale importanza, in quanto rappresenta il primo vero progetto all’interno della Difesa Interplanetaria, una scelta condivisa tra tutte le agenzie spaziali mondiali (e capeggiata da NASA e ESA). DART avrà il compito di essere il promotore della tecnica di “impatto cinetico” verso un asteroide, con l’obiettivo di cercare di ridurne il periodo orbitale (e quindi, defletterne la traiettoria). Questo tentativo di deflessione non è banale, in quanto permette alle agenzie che collaborano all’iniziativa, di portarsi avanti nello studio e nella difesa da quelli che vengono chiamati PHA (o Potentious Hazardous Asteroids, asteroidi potenzialmente dannosi per la Terra, che in altre parole potrebbero porre un rischio alla vita sulla Terra). Se confermato, il tentativo di “impatto cinetico” di DART su Dimorphos permetterebbe alle agenzie spaziali di fornire una risposta rapida in caso di pericolo imminente, fornendo una soluzione rapida (in termini di tempo necessario alla fornitura della piattaforma, tempo di sviluppo di un paio d’anni) ed efficace (in quanto l’impatto cinetico risulterà conforme e sufficiente ad evitare un impatto sulla superficie terrestre). La scelta di Dimorphos come scenario d’impatto, invece, è di più semplice intuizione: Dimorphos fa parte di un sistema binario (costituito da due corpi chiamati appunto Didymos e Dimorphos). Il secondo ruota attorno al primo, secondo uno schema e periodicità ormai noti alla comunità scientifica, poiché è stato possibile, durante gli ultimi anni, andare a caratterizzare in dettaglio, attraverso osservazioni da Terra, quale è il comportamento di Dimorphos rispetto a Didymos. In altre parole, una deflessione della traiettoria da parte di DART potrebbe essere facilmente individuata e misurata da Terra, per mezzo di osservazioni ottiche attraverso telescopi a lunga portata, e fornirebbe un risultato immediato, senza la necessità di dover ritornare sul sito di impatto. Ad ogni modo, l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) ha già previsto una seconda missione verso Dimorphos. La missione HERA avrà il compito di ritornare sul sito di impatto, 4 anni dopo l’impatto di DART ed utilizzare una serie di strumentazioni (quali gravimetri, spettroscopi) per andare a caratterizzare al meglio gli effetti dell’impatto di DART sulla superficie».

Riavvolgiamo il nastro. Chi è Biagio Cotugno?

«Sono nato e cresciuto a Ruvo di Puglia, mi sono trasferito a Torino per conseguire gli studi in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino, quando avevo 18 anni. Dopo aver completato gli studi al Liceo Scientifico “O. Tedone”, ero di fronte alla più classica delle domande che i ragazzi della mia età si domandano, una volta terminati gli studi superiori. Tra le numerose scelte di fronte a me, ho deciso di intraprendere quella che mi sembrava la più strana ma allo stesso tempo più affascinante e motivante, in una città che non avevo ancora mai visto, e che geograficamente è molto lontana da Ruvo (quasi 1000 km). Questa scelta non è stata condizionata dalle persone a me vicine, in quanto i miei genitori sono rispettivamente avvocato (papà) e architetto (mamma).Mia sorella qualche anno più tardi ha cominciato la carriera medica universitaria, mentre la mia fidanzata si è iscritta a Medicine Infermieristiche. Sono appassionato di spazio, di missioni spaziali. Seguo con particolare interesse le missioni sulla ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, per cui Argotec ha collaborato in passato, vedi la missione ISSpresso che ha portato la prima macchina per il caffè nello spazio, e per cui collabora attualmente all’interno del programma UTISS dell’Agenzia Spaziale Italiana, dove Argotec figura come l’interfaccia principale per l’utilizzo dei payloads (o carichi paganti, in altre parole sono esperimenti di tipo scientifico che si interfacciano con i sistemi presenti a bordo della stazione) italiani a bordo della stazione. Sono appassionato di sport (in generale tutti gli sport, ma seguo con passione il calcio: sono rimasto un tifoso della Bari), mi piace leggere e mi diverto utilizzando la tecnologie e le nozioni apprese all’Università e qui in Argotec, per cercare di migliorare le attività di ogni giorno, come a esempio l’utilizzo di software e processi per ridurre il tempo necessario a compilare una lista della spesa, a produrre e condividere le squadre per il Fantacalcio, o nella gestione delle presenze all’interno dell’azienda».

I prossimi progetti?   

«Il futuro in Argotec mi riserva ancora tanto lavoro, perché dapprima sarò impegnato a supportare la missione ArgoMoon (unica missione italiana a volare sul nuovo lanciatore della NASA, SLS), poi a supportare le operazioni della missione LICIACube. Nel frattempo, abbiamo portato avanti altri progetti di notevole rilievo scientifico e tecnologico: ad esempio, la nostra azienda sta lavorando per portare sistemi di comunicazione sulla Luna e su Marte, grazie ai programmi Andromeda e MarsCommNav. La nostra visione aziendale è quella di offrire soluzioni tecnologicamente innovative e vantaggiose, andando ad utilizzare delle piattaforme satellitari a basso costo e di dimensioni contenute, oltre a poter fornire dei servizi, come per la stazione spaziale internazionale, capaci di offrire comfort, o comunque un qualcosa in più, agli astronauti che per almeno sei mesi la occupano».

 

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