La "querelle"

Reperti del Museo Jatta a Bari? Italia Viva di Ruvo di Puglia: «Rimangano in città»

Per il coordinamento una strada possibile sarebbe la ricerca di uno spazio espositivo alternativo temporaneo, a Ruvo di Puglia, e iniziative di raccolta fondi tra i privati e tra le aziende ruvesi

Cronaca
Ruvo di Puglia domenica 22 novembre 2020
di La Redazione
Reperti del Museo Jatta a Bari? Italia Viva di Ruvo di Puglia: «Rimangano in città»
Reperti del Museo Jatta a Bari? Italia Viva di Ruvo di Puglia: «Rimangano in città» © Museo Jatta

Il Coordinamento ruvese di Italia Viva, in una nota, esprime la propria posizione sull'ipotesi di spostamento di una parte della collezione del Museo Jatta al Castello Svevo di Bari presumibilmente per tutto il tempo di durata dei lavori di ristrutturazione del Museo stesso. E per questo c'è chi teme un definitivo "distacco" dei reperti dalla loro sede.

«Apprendiamo dai giornali locali e regionali del prolungamento della chiusura del Museo Nazionale Jatta e dello spostamento, al Castello Svevo a Bari, di 25 importanti vasi del Museo stesso.

Una chiusura legata a lavori di ristrutturazione, grazie a un finanziamento del Mibact, necessari da anni, noti alla cittadinanza e agli amministratori comunali sin dal loro insediamento, la cui durata - si dice - terminerà a fine 2021 ma a leggere le cose da farsi e l’impegno economico destinato (1.100mila euro) certamente si prolungherà, per non si sa, quanto ulteriore tempo.

Questa la domanda che ora ci poniamo.

Premesso che il Museo Jatta è il principale attrattore turistico culturale della città, che ha sempre dato lustro nel mondo alla nostra bella cittadina e ha creato flussi turistici utili alla nostra comunità e opportunità alla nostra economia, perché gli amministratori locali non si sono impegnati in questi ultimi anni a trovare una soluzione transitoria che mantenesse qui fruibile questo inestimabile patrimonio archeologico che tutto il mondo ci invidia?

E viene da pensare che, tra le tante notizie che leggiamo oggi giorno che ci riguardano come cittadini e che riguardano il nostro patrimonio storico artistico e archeologico, che lo stesso sia gestito da persone che sembrerebbero usarlo più come merce di scambio per ambizioni personali che non come simbolo identitario di una intera comunità cittadina.

Questi i fatti. Ora noi ci chiediamo: e Ruvo in tutto questo? I cittadini sono stati informati di queste decisioni? Sono stati ascoltati? Sono stati messi a conoscenza di quale sarà il progetto che garantirà il raggiungimento dello “standard di museo contemporaneo”?

Ma se questo non bastasse, c’è qualcosa di più grave per noi ruvesi: sapere che la concertazione tra l’Amministrazione comunale e gli uffici regionali del Ministero (se mai c’è stata) ha portato a una decisione passata sotto silenzio anche da parte di tutte quelle associazioni, da tutti quei cultori dell’archeologia, sedicenti intellettuali che non si sono interessati minimamente di fermare questo scippo, seppur temporaneo come si afferma, e non hanno provveduto a elaborare proposte utili a individuare un luogo che potesse essere reso idoneo a ospitare i 20/25 pezzi più importanti (quelli sulle colonnine, per intenderci) per una mostra temporanea a Ruvo.

Ex Convento dei domenicani, locali del centro immigrati, sede della ex ragioneria di Palazzo Avitaja di prossima apertura: possibilità ragionevolmente valutabili piuttosto che privare la cittadina della presenza preziosa di un pezzo di storia e di antica ricchezza per cui è conosciuta in tutto il mondo, per cui ha visibilità e notorietà.

Il troppo tempo che sicuramente ci vorrà per l’esecuzione dei lavori (viste le lungaggini burocratiche e le lentezze già sperimentate per l’esecuzione dei lavori pubblici) porterà l’attenzione e il turismo culturale fuori dal nostro territorio con le conseguenze e il rischio che i vasi non tornino più indietro.

Fantasia? Banalità? Quel che è certo, è che i tempi sono lunghi e la gestione per nulla chiara.

E, intanto, non si può restare indifferenti.

E se l'ostacolo è il finanziamento per l’allestimento dello spazio museale temporaneo, l’Amministrazione si sarebbe dovuta mettere al lavoro nella ricerca di finanziamenti pubblici o altri canali.

Noi di Italia Viva pensiamo che una strada possibile possa essere quella della ricerca di uno spazio espositivo alternativo temporaneo e iniziative di fundraising (raccolta fondi) tra i privati e tra le aziende, tra gli industriali e i commercianti di Ruvo, per una causa nobile di identità territoriale e di grande valore sociale, che porterebbe lustro alla città ma anche opportunità di sviluppo e lavoro per i nostri giovani che invece stanno sempre più lasciando il paese».


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I commenti degli utenti
  • biagio anselmi ha scritto il 22 novembre 2020 alle 13:06 :

    Giusto. rimangano in città. ci sono locali comunali adattissimi ad accoglierli, palazzo caputi, convento domenicani, cattedrale e varie chiese con annessi locali, chiesa di Calendano (belliiiissssiiiimo, museo e santuario insieme, storia antica ed antichissima insieme, scenari naturali, scenari religiosi e scenari mitologici insieme belliiiisssiiiiiimo, grande impulso al turismo naturalistico e consepevole ...) ed anche locali privati, grandi come gallerie, antichi, bellissimi e attualmente vuoti, inutilizzati. Rispondi a biagio anselmi

    Ciccio Kim ha scritto oggi alle 07:04 :

    Calendano magari no: altrimenti anche i reperti diventano retaggio esclusivo del feudatario Don Gaetano, come il resto del santuario... Rispondi a Ciccio Kim