La lettera

Pino Minafra: «Talos Festival. Una battaglia lunga 28 anni. Amare riflessioni»

​«Credo che sia onesto e corretto che si sappiano i motivi che mi inducono a interrompere i rapporti con questa Amministrazione uscente, al di là dei risultati elettorali positivi o negativi futuri»​

Cultura
Ruvo di Puglia giovedì 23 settembre 2021
di La Redazione
Pino Minafra
Pino Minafra © L. Scaraggi

In una lettera alla Redazione, il musicista Pino Minafra, fondatore e direttore artistico del Talos Festival, fa «amare riflessioni» e si pone «inquietanti interrogativi» su quello che sarà il destino del Festival.

«Dopo essere stato in silenzio per onorare i musicisti da me invitati e per portare a termine questa soffertissima, squilibrata, confusa e disorganizzata edizione Talos 2020 - scrive il Maestro -, credo che sia onesto e corretto che si sappiano i motivi che mi inducono a interrompere i rapporti con questa Amministrazione uscente, al di là dei risultati elettorali positivi o negativi futuri».

Impossibile collaborare con persone senza che ci sia dialogo, rispetto, stima, ascolto e confronto... Una compagine colonizzante, autoritaria, che senza una capacità “dialogante” ha spaccato la Sinistra, le persone e l’intero paese. Certo, è doloroso lasciare un festival, una missione politico-culturale che da 28 anni perseguiamo tra sangue-sudore e lacrime e tantissime economie private. Si guardi il video del discorso introduttivo del Talos Festival 1993 (in calce all'articolo, ndr).

Un Festival che abbiamo cercato di tenere in vita con la mia famiglia dal 1993, tra mille ostacoli e grandi difficolta di vario genere, Osando e Sperando di indirizzare le varie amministrazioni (otto!!!) verso un obiettivo alto, complesso, ambizioso: una Fondazione Talos, unica risposta per proteggere e rilanciare le voci più rappresentative di questa nostra città: il Museo, i beni architettonici, il Centro Storico, la Cattedrale, le Bande, la Scuola di Musica, le feste patronali (spesso in sofferenza), oltre ai nostri volani economico-identitari vino ed olio: il nostro vero Petrolio.

Una Visione che lancerebbe Ruvo, la Puglia e il Sud nel Mondo. Certamente un obiettivo complesso sul piano politico, burocratico, amministrativo; mettere insieme Comune, Regione, Ministero, Comunità Europea, sponsor pubblici e privati e risorse economiche. Non è una cosa da poco! Una visione e un impegno che richiedono una Sede e personale qualificato e specializzato, per affrontare una sfida Epocale, dal sud per il Sud, per restare in Europa e nel mondo. Questa è la sfida che ci aspetta oggi, altrimenti si resta in un ambito provinciale e localistico, precario e instabile, dove mille iniziative nascono e muoiono per solitudine e sfinimento. Questa è stata la visione che girando il mondo da oltre 40 anni è stata, per me, chiara. Visione che, con la nascita del festival, ho cercato di trasmettere.

Ecco perché ho sempre voluto che il Festival restasse “nel” Comune, per orientare, provocare e stimolare le Politiche Culturali allora inesistenti. Tutto ciò nasceva nel ‘93, anno in cui scoprii che Ruvo spendeva all’anno per la voce "Cultura" un milione di vecchie lire, pari a 500 euro… sfida che l’allora sindaco Matteo Paparella sostenne dal primo momento, intuendone le potenzialità.

Oggi si comincia a capire che cultura è immagine, economia, valorizzazione del territorio e tutto ciò che lo caratterizza: oltre a consapevolezza delle proprie identità, orgoglio, risorsa e riscatto del sud. Sarebbe stato più facile farne un progetto privato, con o senza il Comune, ma non si sarebbe innescato questo processo. Per tali motivi non ho mai depositato il marchio Talos Festival, cosa che invece hanno fatto le varie Amministrazioni: 2001 (data domanda UIBM), 2005 (data registrazione) e 2015 (primo rinnovo). Un atto e scippo certamente “non nobile” e irrispettoso verso chi lo ha veramente ideato e fondato.

Aoggi tutto questo, dopo slanci, progetti realizzati, sforzi, sacrifici enormi (oltre alla totale disponibilità progettuale, organizzativa e completamente gratuita) sono ancora lettera morta. Abbiamo dato e fatto politica culturale a tutto tondo per il bene comune e la crescita della collettività, al di sopra degli orientamenti partitici.

Ci sono dépliant, cataloghi, rassegne stampe, compact disc, video e tanto altro a riprova... A 70 anni credo di aver contribuito a scrivere la storia di questa musica in Puglia, in Italia ed in Europa...

Interrogativi inquietanti:

Oggi, in campagna elettorale, dopo 30 anni é scomparsa dalla agenda politica di sinistra l’obiettivo Fondazione. Perché?

Peccato aver perso la possibilità di un Interreg (fondo europeo interregionale) di un milione di euro tra Puglia e Grecia riguardo alla tradizione bandistica e le loro tradizioni musicali... forse per uno scarso e tiepido impegno al riguardo? Perchè? Pensate a quanto si sarebbe potuto realizzare con queste preziose risorse a Ruvo riguardo alla nostra grande tradizione della banda… sedi, scuola, investimento nei giovani.

Continuare a ignorare un progetto unico e originale sulla nostra più autentica tradizione, cioè La Banda. Progetto che ha suonato nelle più prestigiose città europee (4 volte a Parigi, Berlino, Londra, Firenze, Lille, Graz, Roma, Ravenna, Brighton, Münster, Monaco, Tolosa, etc.) facendo un percorso che nessuna banda al mondo ha fatto e mai farà: mi assumo la piena responsabilità di quanto ho scritto come musicista e persona. Oltre ad aver documentato su cd concerti memorabili a Donaueschingen (Germania) e a Parigi nella Basilica di Saint-Denis, con le musiche dei dimenticati fratelli Amenduni e aver suonato a Berlino nella stagione dei Berliner Philarmoniker. Ritengo che questo negare e non voler vedere sia un comportamento autolesionistico. Non proteggere e non inorgoglirsi di un’operazione unica al mondo di notevole ricaduta sul territorio. Tutto ciò è pregiudizio; ignorare una cosa eccezionale e unica nel suo ambito. "L'insegnamento più vero di chi ha saputo rilanciare l'idea di banda, di chi ha mandato in giro per il mondo una cartolina da Ruvo di Puglia con il francobollo del Festival Talos" (Paolo Pinto, 23 luglio 2021, Gazzetta del Mezzogiorno, edizione nazionale). Forse si persegue un disegno, una strategia lucida per azzerare e ridimensionare questa tradizione e relativo festival e sottoscritto? Evidentemente la nostra storia e le nostre idee non rientrano nella loro visione.

Sono anni che cerco di donare senza successo alla Biblioteca Comunale le folte e numerose Rassegne Stampe dei Talos scorsi (di decine di kg), oltre a tutte le tante produzioni discografiche e video prodotte in questi anni. Perchè ignorare? A riprova del valore del festival aggiungo che Docenti dell'Università di Bari e private (Unicusano), studenti universitari hanno inserito in Pubblicazioni e Tesi di Laurea il Talos, comparandolo con il Festival della Valle d’Itria per l’impatto e la ricaduta sul territorio in termini economici e culturali… Perché ignorare?

Non prendere in considerazione l’idea di insonorizzare e rendere l’acustica del Palazzetto dello Sport di viale Colombo sana e idonea, in primis per chi fa sport ma anche per dare alla città un altro contenitore culturale per manifestazioni di grande impatto, musicali, sportive e civili. Perché averlo ignorato in occasione dei recenti lavori?

Non tutti sanno che il Talos nei primi anni 2000 e nuovamente nel 2015, è stato riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali come Festival di interesse nazionale risultando beneficiario di un contributo a sostegno finanziario. Per ben due volte tale contributo è andato perduto per incuria.

Scuola di Musica, Bande. Forse non ha appeal la Banda? Si preferiscono altre tematiche ignorando una tradizione musicale di 200 anni che ci connota nel mondo, centinaia di musicisti ruvesi coinvolti, rapporto abitanti musicisti forse da primato... ignorati. Perchè?

Ringrazio chi ha steso il programma del Candidato Chieco nel pdf di 38 pagine "Che c’è di nuovo" che così scrive nelle uniche due righe “Abbiamo lavorato per dare al Talos Festival una dimensione più partecipata aprendo alla danza e ai tanti laboratori con i cittadini” difatto mettendo in secondo piano e svilendo tutto quello che il laboratorio d’eccellenza Talos Festival musica ha riversato sul territorio negli anni, contaminando e influenzando intere generazioni, senza contare l’attenzione e la risonanza internazionale ottenuta da pubblico, musicisti, giornalisti, critici, operatori e organizzatori culturali. Ai posteri la sentenza».

 

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I commenti degli utenti
  • Domenico Iurilli ha scritto il 23 settembre 2021 alle 14:18 :

    potrebbe essere stato un espediente più che un'idea. Ad ogni modo, spero che il Talos venga sempre più supportato dalle amministrazioni che verranno e che si evolva rendendolo ciò che Pino Minafra ha in mente. Tuttavia, il Festival deve essere ripensato come un'entità che possa sopravvivere al di là della famiglia Minafra e che diventi parte integrante del tessuto culturale, economico e sociale ruvese. Rispondi a Domenico Iurilli

  • Domenico Iurilli ha scritto il 23 settembre 2021 alle 14:15 :

    3) per quanto Il Talos abbia il grandissimo merito di aver coinvolto attivamente le Bande nelle ultimissime edizioni e che Pino Minafra abbia effettivamente e con successo esportato la Banda di Ruvo all'estero, questa non era l'impostazione del Festival sin dalle sue origini. Bisognerebbe verificarlo, ma vado a memoria, i primi Festival non avevano una singola menzione delle bande, che poi a poco a poco sono state introdotte negli eventi pre-festival delle ultime edizioni, per poi essere inglobati con un ruolo da protagonista. Forse perché, per caratterizzarci come "Festival di interesse nazionale", serviva fare qualcosa che il primo Talos non aveva, ovvero dare una connotazione specifica del territorio. Questo per dire che la connotazione bandistica è solo recente e che (continua) Rispondi a Domenico Iurilli

  • Domenico Iurilli ha scritto il 23 settembre 2021 alle 14:08 :

    2) per anni, in periodo di vacche grasse, abbiamo ospitato musicisti di altissimo livello con cachet quanto meno elevati rispetto a quanto gli stessi non ricevessero altrove. Mi viene da pensare che, in uno scambio artistico, anche Pino sia stato ospitato con dei buoni cachet, oltre la media, in festival organizzati da tali musicisti altrove. Quindi non bisogna vedere direttamente quanto è costata a Ruvo la direzione artistica di Pino Minafra, quanto in media fossero pagati tutti gli ospiti rispetto alla media. Lungi da me dire che Minafra sia disonesto, persona invece brillante e che non ha ricevuto mai nulla in regalo, ma rivendicare un impegno gratuito potrebbe non dire tutta la verità sul perché Ruvo, a un certo punto, abbia avuto difficoltà a supportare il Talos (continua) Rispondi a Domenico Iurilli

  • Domenico Iurilli ha scritto il 23 settembre 2021 alle 14:00 :

    Intuisco il risentimento di Pino Minafra, anche se non capisco bene dalla sua lettera se il focus del suo discorso sia relativo alla mancata progettualità riguardo la Fondazione, o il fatto che non gli sia stato riconosciuto esplicitamente l'impegno che ha profuso negli ultimi decenni. O ancora che Chieco, a suo dire, abbia spaccato l'establishment della sinistra ruvese (cosa che secondo me, visti i dinosauri ancora più arroganti di quelli attuali, forse non è stato così deleterio per la città). Ora però, che Pino Minafra rivendichi il fatto di essere sempre stato impegnato gratuitamente, non dice tutto in maniera trasparente: 1) non è detto che il Talos debba per forza restare sotto la direzione artistica sua e della sua famiglia ... (continua) Rispondi a Domenico Iurilli