Ieri nell’auditorium della scuola

Sergio Rubini ai ragazzi del “Tedone”: «Non fatevi rubare i sogni»

L’artista pugliese ha dialogato col vescovo Domenico Cornacchia, che 40 anni fa fu suo insegnante di Religione nel liceo di Altamura. «Aveva i capelli bianchi anche allora, lo ritrovo identico»

Cultura
Ruvo di Puglia mercoledì 06 febbraio 2019
di Elena Albanese
Rubini e Cornacchia al liceo
Rubini e Cornacchia al liceo "Tedone" © RuvoLive.it

«Cosa ci fanno vicini un artista e un prete?». Se lo chiede Sergio Rubini davanti alla platea degli studenti del “Tedone”, dove ha dialogato ieri con il vescovo della Diocesi monsignor Domenico Cornacchia, che circa 40 anni fa fu suo insegnante di Religione nel liceo Federico II di Altamura («Era giovane, ma aveva i capelli bianchi anche allora, lo ritrovo identico»).

«Siamo molto simili – spiega poi l’attore e regista pugliese -. Entrambi abbiamo ricevuto una chiamata, abbiamo seguito una vocazione». Ed è proprio a «intercettare la vostra chiamata» e a «volere bene a chi vi aiuta ad andare in quella direzione» l’invito che Rubini fa ai giovani, mettendoli in guardia da chi li apostrofa con «l’infame battuta addoè c’ada scì?».

Per dare forza alle parole, lui che sente l’«emozione e la responsabilità» di questo incontro, racconta la sua esperienza di vita e professionale. «Ero uno studente irrequieto, guardavo agli adulti con tanto sospetto. Ricordo che volevo seguire i miei sogni e spesso loro erano un ostacolo.

Vi auguro di realizzare i vostri sogni, di riuscire a fare quello che volete fare. L’obiettivo da raggiungere è una scintilla che ognuno di noi si porta dentro, ma certe volte non riusciamo a vederla perché ce ne vergogniamo, la vorremmo più simile a quella degli altri. Ma ricordate che prima della massa c’è l’individuo, perché altrimenti diventiamo branchi di esseri tutti uguali».

Lui ha scoperto l’amore per il teatro e il cinema quando suo padre l’ha spinto a recitare. «Prima volevo fare tutt’altro, il rocker. Mi tingevo i capelli, mi piaceva David Bowie». Un mestiere, quello dell’attore, che «non significa mentire – risponde alla domanda di un’alunna -, ma immedesimarsi. Se fossimo tutti un po’ attori saremmo meno spaventati dagli altri, da quelli che consideriamo diversi».

Infine, l’esortazione è a «trovare la propria bellezza», che si raggiunge solo «quando si riesce a realizzare la propria individualità. Siate voi stessi – è l’esortazione con cui si chiude l’incontro -. La nostra luce sono i nostri sogni. Non ve li fate rubare».

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