Lezioni estive di storia

Talos, il gigante di bronzo presente tra noi

​Cleto Bucci ne mostra l'indicibile, gli effetti di ciò che avvenne nel 1992: frantumi del vaso che fu ricomposto poi nel 1993, eliminando gli elementi posticci del restauro di inizio Novecento​

Cultura
Ruvo di Puglia martedì 13 agosto 2019
di Veronique Fracchiolla
Vaso di Talos
Vaso di Talos © www.99borghi.it

Dà il nome al festival di musica bandistica e jazz fondato dal trombettista Pino Minafra; a lui sono intitolate agenzie, imprese e la squadra locale di basket. Il suo nome è comparso sull'elaborata etichetta dell'amaro prodotto dal Cavalier Tommaso Summo e una cantina locale gli ha dedicato una linea. A Ruvo di Puglia "sono pazzi di lui" tanto da rasentare, talvolta, il kitsch quando, in una rassegna culturale estiva, fu eretta, in suo onore, una statua in cartapesta dei valenti maestri putignanesi.

Si tratta di Talos (o Thalos), il gigante di bronzo a guardia di Creta, lanciatore di pietre contro chi osasse avvicinarsi all'isola, stordito da Medea con una pozione e poi ucciso da Peante che trafisse con una freccia la sua caviglia dove era visibile l'unica vena che attraversava il suo corpo. La sua morte, tra le braccia dei Dioscuri Castore e Polluce, è raffigurata con finezza sul cratere attico a volute del V secolo a.C., conservato nel centro della quarta stanza del Museo archeologico nazionale Jatta, a Ruvo di Puglia.

Della sua storia, mitologica e archeologica, frammista a particolari di levità, ha parlato Cleto Bucci nel seminario open air "A Ruvo...tutti pazzi per Talos - Il dicibile e l'indicibile sul cratere più bello del Museo Nazionale Jatta", lo scorso venerdì nella piazzetta antistante l'Infopoint.

La narrazione, anche fotografica, sul vaso di Talos ha consentito a Bucci, già ispettore onorario ai beni artistici, storici e archeologici per il territorio ruvese nonché console regionale per la Puglia del Touring Club Italiano, di parlare della famiglia Jatta, in particolare del fulvo Giulio Jatta, capitano dell'Esercito del Re, che aiutò il fratello Giovanni a coltivare e a dare sostanza all'amore appassionato per l'archeologia e il collezionismo antico, attraverso l'organizzazione tecnica di scavi di cui seguiva i lavori; l'acquisto dei reperti più belli provenienti da altri siti; la spedizione a Napoli di quelli da restaurare. L'obiettivo dei due fratelli era quello di dare lustro alla famiglia e alla patria raccogliendo e custodendo i reperti migliori. Reperti che, nel giro di venti anni, furono raccolti e custoditi nel Palazzo fatto edificare da Giovanni e da Giulia Viesti, moglie di Giulio e madre di Giovannino che lo abiterà.

Il vaso di Talos fu rinvenuto a Ruvo di Puglia ma non si conosce la zona precisa. Fu trovato in frantumi e ricomposto dal restauratore di fiducia degli Jatta, don Aniello Sbani.

L'autore, sconosciuto, è identificato con il nome convenzionale di "Pittore di Talos", la cui mano ha dato vita a capolavori conservati in altri musei. Sia l'autore, sia il committente sia il proprietario del vaso, importato dalla Grecia, dovevano essere persone raffinate e colte: sul cratere è rappresentata, infatti, la morte del gigante così come narrata da Apollonio Rodio nel quarto libro delle "Argonautiche". Il poeta greco chiama Talos "l'ultimo uomo nato dal frassino" e proprio il frassino è l'albero che si intravede alle spalle del trio formato dal gigante e dai Dioscuri: il suo legno era necessario per la fusione del bronzo.

La morte di Talos, prosegue Bucci,è rappresentata su altri reperti antichi quali un coccio nel museo di Ferrara e sugli specchi etruschi: su alcuni è morente tra i Dioscuri, in altri perde la vita togliendo un bullone alla caviglia. Su antiche monete greche, invece, è raffigurato con le ali, in procinto di lanciare sassi contro gli intrusi.

Parlare del vaso di Talos significa raccontare del Museo Jatta, delle sue stanze in cui i reperti sono conservati secondo un modello estetico: ma tutti sono degni di ammirazione, conclude lo storico, supportato in questo lavoro da giovani cultori quali i due omonimi Francesco Lauciello, Alessia Bucci e Francesco Bucci.

Bucci invita a soffermarsi sulla bellezza dei reperti di ogni stanza del Museo: nella seconda, per esempio, è conservato anche il blocco dalle mura romane di Ruvo di Puglia, trovato nei pressi della chiesa del Redentore, proprio nel perimetro romano della città.

E poi mostra l'indicibile, gli effetti di quello che avvenne nel 1992: frantumi del vaso che fu ricomposto, in seguito, nel 1993, eliminando gli elementi posticci del restauro di inizio Novecento.

Bucci continua nel suo excursus, con un focus sulla filatelia: le poste elleniche hanno emesso francobolli dedicati al mito degli Argonauti e i cui bozzetti sono ispirati a vasi provenienti da Ruvo di Puglia, come quello della lotta di Teseo con il toro di Creta, un tempo facente parte della collezione Caputi e conservato a palazzo Caputi sino agli inizi del Novecento, mentre ora è di Banca Intesa ed è custodito a Vicenza, nelle Gallerie di palazzo Montinari. Come anche il "vaso di Fineo", conservato nel museo Jatta. Altri bozzetti sono ispirati a reperti conservati nel Museo archeologico di Napoli e nel Louvre.

La morte di Talos adorna anche villa Kerylos, nel sud della Francia, o le anforette di ouzo, il liquore greco, e al vaso ruvese Luca Guadagnino ha dedicato un cameo nella scena iniziale di "Call me by your name".

Il seminario si è concluso con il concerto, diretto dal maestro Rocco Di Rella, a cura del Brass di ottoni e percussioni della Banda "Basilio Giandonato": il programma di sala è dedicato alle colonne sonore cinematografiche e all'improvvisazione.

I due eventi fanno parte del programma di interventi a sostegno della qualificazione e del potenziamento del servizio degli Infopoint turistici dei comuni che aderiscono alla rete regionale, finanziati dall'Assessorato al Turismo per la Regione Puglia per il Piano Strategico, in sinergia con l'Assessorato al Turismo del Comune di Ruvo di Puglia, la Pro Loco ruvese e le associazioni locali.

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