Musica e poesia

Vincenzo Mastropirro racconta il suo incontro con Alda Merini

​A dieci anni dalla scomparsa della grande poetessa, il musicista e poeta ruvese ricorda l’amabile conversazione avuta con lei a Milano. «Ciao. Sarai sempre con me, sempre», sono le sue parole​

Cultura
Ruvo di Puglia domenica 03 novembre 2019
di Veronique Fracchiolla
Mastropirro e Merini
Mastropirro e Merini © Vincenzo Mastropirro

Delicata e passionale, spirituale e carnale, ferita e risorta. È Alda Merini, la poetessa milanese, il cui occhio si posava quotidianamente sull’amato Naviglio, da anni il suo panorama e la “sua notte di quiete”.

È il primo novembre 2009 quando si spegne e nel decennale della sua morte, Milano l’ha omaggiata intitolando a lei il ponte sul Naviglio. Un luogo antico, fervido che entra nell’anima di un giovane musicista ruvese che, nel 1999, vi giunge per incontrare lei, l’autrice, per citare alcune opere, de “La presenza di Orfeo”,“Un’anima indocile”, “Superba è la notte”, “Delirio amoroso”.

Quel musicista ama anche la poesia, ne è compositore. Quel musicista è il flautista Vincenzo Mastropirro che racconta e omaggia, con la musica, la Bellezza di un’artista, un’intellettuale, una donna.

«È il 4 settembre 1996; sul pianoforte ho poggiato il libro “Ballate non pagate” di Alda Merini. Ho comprato quasi tutti i libri pubblicati dalla poetessa, conoscendo e apprezzando la sua poetica intrisa del sapore forte della sua vita.

Mi siedo e comincio a suonare e, di getto, spontaneamente le parole stampate sulla copertina della collana “bianca” della casa editrice Einaudi dedicata alla poesia, prendono corpo in un canto etereo.

“Apro la sigaretta” è la prima poesia che diventa canto.

L’appunto sul pentagramma e comincia a balenarmi l’idea di creare, da quel libro, un progetto.Lo leggo e rileggo decine di volte al giorno e scelgo il suono che le stesse poesie mi sussurrano, facendo diventare il mio corpo un grande orecchio sensibile.

Lentamente la parola scritta si trasforma in canto.

Un giorno trovo sull’elenco telefonico di Milano l’indirizzo di Alda Merini e le invio una cassetta dove ho registrato cinque brani con un registratore a bassa fedeltà.

Passa una settimana e squilla il telefono.

«Pronto, sono Alda Merini. Parlo con Vincenzo?».

Dopo un attimo di apnea, col cuore in gola mi viene il fiato per dire «Sì».

Non ho il tempo di realizzare, ma lei mi dice che quello che ha ascoltato le piace molto e m’incoraggia a scrivere ancora. Mi parla di Taranto e della sua disavventura manicomiale in quella città, del poeta Pierri (Michele Pierri, medico e poeta tarantino col quale si sposa nell'84, ndr) e tante altre cose. Dice di tenerla aggiornata e mi saluta.

Quasi non ci credo... ma è tutto vero.

Alla fine dell’aprile 1997, ho scritto 11 brani che ho arrangiato per soprano e un gruppo di sette strumenti.

Propongo il progetto al direttore artistico del Festival Internazionale “Time Zones”, Gianluigi Trevisi, che, con coraggio, accetta di programmarlo nell’edizione di quell’anno.

Telefono ad Alda e le annuncio che a ottobre si terrà il concerto in un teatro storico, il Kismet di Bari.

È tutto organizzato: Alda in scena con me e il gruppo per la prima di “Ballate”. Questo è il titolo dato al progetto: semplicemente “Ballate”.

Proviamo tutto a puntino, ma poi l’imponderabile...Due giorni prima Alda mi telefona e dice che la sua salute non va bene e che non può affrontare quel viaggio, che la Puglia le ricorda Taranto e la brutta esperienza nel manicomio.

Mi crolla il mondo addosso. Cerchiamo di spostare il concerto ma non c’é verso. Suoniamo senza di lei.

È stato un concerto indimenticabile ed è stato registrato tutto.

Voglio che il concerto diventi un cd. Ci ho pensato spesso ma non è facile.

Con Alda mi sento per telefono, ogni tanto, inviandole i miei saluti ma senza essere invadente, con delicatezza. Intanto, la sua notorietà cresce anche grazie alle sue ospitate nel salotto del “Maurizio Costanzo Show”.

Un giorno le chiedo se vuole registrare alcune poesie che ho musicato per inserirle nel CD che voglio pubblicare. Lei ha avuto alcune disavventure con la salute, ma un giorno di luglio 1999, mi dà un appuntamento, così, dall’oggi al domani. Prendo il treno e vado a Milano, a casa sua, sui Navigli. Suono alla porta, ma non risponde alcuno. Dopo un po’ vedo sopraggiungere da lontano, a passo lento, una donna che somiglia molto ad Alda Merini. È Alda Merini: la poesia avvolta in una nuvola di fumo.

Siamo vicini e mi chiede: «Vincenzo?!? Bel ragazzo!!». Rimango sconcertato, quasi ammutolito.

Saliamo nella sua casa, posa la stecca di sigarette che ha appena comprato e mi chiede di accomodarmi, ma le sedie sono tutte occupate da una infinità di oggetti. Sul tavolo e su tutti i ripiani dei mobili non c’è spazio per poggiare alcunché. L’unico posto libero è lo sgabello del pianoforte messo sotto al piano verticale che sembra il solo oggetto distinguibile. Al muro affissi articoli di giornali, foto che la ritraggono in tante pose tra cui una in particolare, di grande formato, in cui è distesa sul letto a seno nudo e l’immancabile sigaretta. Mi sembra di stare in un film di Federico Fellini. Straordinario ed eccitante.

L’istinto è quello di sedermi al piano e cominciare a suonare.

E questo faccio. Suono e canto “Apro la sigaretta”, la poesia sulla prima di copertina di “Ballate non pagate” (Einaudi 1991). «Bella – dice –, continua», e canto “Cavernicola come sono”… e poi “Ti prego lasciami andare”: tre delle poesie tratte da quello splendido libro.

Dopo la musica, cominciamo a parlare e facciamo una lunga chiacchierata. Vuole sapere del CD e le faccio ascoltare un brano del concerto di Bari. Parla, parla, mi racconta della sua vita.

Una donna dall’umanità straordinaria: non mi conosce ma racconta di tutto. Leale, appassionata, vera. Poi si decide e mi regala quattro poesie che legge come solo lei sa fare. Registro tutto sul mini cd, anche parte della conversazione che custodisco gelosamente.

La giornata scorre e l’invito a pranzo, ma non vuole uscire di casa. Prima di lasciarmi, mi regala il suo nudo sul muro, quello di cui ho raccontato, realizzato dal fotografo Grittini che le ha dedicato una personale. Mi scrive una dedica sul retro e insiste affinché porti la foto con me. Non nego che l’emozione è a mille. La saluto ed esco di casa felice.

Uno dei giorni più belli della mia vita? Sì.

Ho portato quella foto, grande come un quadro, da Milano a Bari, in un sacchetto di plastica nero che mi aveva dato lei stessa. Quella notte in treno non ho dormito quasi per niente. Avevo la Merini con me, ma per davvero, e dovevo proteggerla.

Nelle settimane successive, contatto alcune case discografiche indipendenti e la Phoenix Classics di Montebelluna del patron Giovanni Bettin risponde positivamente. A Natale 1999 esce il cd “Ballate - versinmusica - poesie di Alda Merini, musica di Vincenzo Mastropirro”.

Negli anni successivi, lei è spesso in TV, trattata da prima donna e meritandosi tutta quell’attenzione, dopo gli anni bui del manicomio. La sua arte riconosciuta da tutti è suggellata e sottolineata da importanti premi ed è stata spesso segnalata per il Nobel. Una voce importante della poesia del ‘900.

Si pubblicano libri suoi a un ritmo elevato e ho sentito di altri progetti poetico-musicali fatti da gente nota e meno nota ma non voglio insistere più di tanto nel telefonare. Mi dice che moltissimi bussano a casa sua per tanti motivi diversi ed ecco che, per evitare di essere invadente e anche perché la vita ti porta a voltare pagina, ci sentiamo sempre più di rado.

Comunque il mio lavoro sulla sua lirica, oltre che sul cd, è scolpito nel mio cuore con la passione che mi contraddistingue.

È il primo novembre 2009: la morte di Alda Merini, nata il 21 marzo del 1931, coincide col mio pianto.

Ciao, Alda. Sarai sempre con me, sempre.

Vincenzo Mastropirro».

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I commenti degli utenti
  • Cosma Abbinante ha scritto il 09 novembre 2019 alle 14:31 :

    È un percorso di vita indelebile al cuore Congratulazioni Vincenzo Mastropirro Rispondi a Cosma Abbinante