Religione e tradizione

Il Presepe pasquale di Massimiliano De Silvio

Un'altra storia dell'arte: la necessità di rivitalizzare la rappresentazione scultorea della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo

Cultura
Ruvo di Puglia venerdì 22 maggio 2020
di Vittoria Laura Leone
Il Presepe Pasquale di Massimiliano De Silvio
Il Presepe Pasquale di Massimiliano De Silvio © Massimiliano De Silvio

Forse in ritardo, ma comunque degno di nota il servizio mandato in onda su Tele Sveva qualche giorno fa.

Ne è stato protagonista il ruvese Massimiliano De Silvio, che ha aperto le porte di casa agli inviati televisivi, concedendo loro un’intervista. Certo, se la notizia fosse stata retrodatata, avrebbe dato lustro alla ricca kermesse di eventi ascritti al periodo della Settimana Santa; tuttavia le dilazioni temporali a cui in questi mesi siamo stati abituati non sono così gravi da spegnere la fervida passione per il folklore rubastino che da sempre ci contraddistingue.

Affascinati dal suo interesse verso il Presepe Pasquale, tecnicamente noto come diorama, abbiamo chiesto a Massimiliano di delineare brevemente un quadro storico di quest’arte antica, ormai perduta, risalente a San Francesco d’Assisi e al suo ordine religioso.

Sulla scena si dispiegano le tappe fondamentali della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, collegate tra loro attraverso una fitta trama di personaggi simbolici in terracotta, provenienti dalla tradizione locale, nonché napoletana.

L’utilizzo di materiale povero come il legno, i tessuti di sacco, il muschio e i piccoli rami sublimano la povertà del Salvatore, sacrificatosi sulla croce per liberare l’umanità dal peccato, offrendo vari spunti di riflessione.

«Nelle fasi di costruzione - ha spiegato De Silvio - si ha anche la possibilità di meditare nella calma e nel silenzio sulle pagine del Vangelo.

È un po’ come dipingere un’icona: si prega per tutto ciò che si porta nel cuore, mentre la si realizza. Uno strumento immediato per poter arrivare a tutti, in particolare ai più piccoli, ai quali è sottratto il tempo per soffermarsi sulla fede».

Un inarrestabile lavoro certosino che termina con la consegna dei doni al Risorto, suggellandone così la fine della Pasqua e l’appropinquarsi della solennità dell’Ascensione, precedente alla Pentecoste, che si consuma nell’attesa dell’incontro con Cristo sulle strade del mondo.
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