Religione

La festa di Santa Rita raccontata da Don Vincenzo Pellegrini. Il programma

Il Sacerdote: «La devozione è nata perché la nostra comunità era il fiore all’occhiello dell’episcopato di Mons. Berardi»

Cultura
Ruvo di Puglia venerdì 22 maggio 2020
di Giuseppe Tedone
Santa Rita
Santa Rita © Tommaso Altamura

Oggi, la Chiesa festeggia Santa Rita, una religiosa del monastero eremitano di Santa Maria Maddalena.

Il suo culto è vivo nelle chiese del Carmine, di San Michele Arcangelo e del SS. Redentore e proprio il parroco di quest'ultima, don Vincenzo Pellegrini, ce ne parla.

«In merito alla donazione ricevuta dalla nostra parrocchia non posso raccontare molto – dichiara Don Vincenzo -, perché inizialmente, era presente una statua che si è rovinata a causa dell’umidità. Se non ricordo male, nel 1954 le donne dell’associazione Cattolica promossero un’iniziativa per la creazione di un nuovo simulacro, grazie all’apporto dello scultore barese Salvatore Bruno. La statua antica recava S.Rita inginocchiata; mentre la nuova realizzazione porta un Crocifisso tra le mani. Il lavoro è stato curato dalla signora Cotugno, un’insigne benefattrice del Redentore, che decise a sue spese di provvedere al restauro di S.Rita.

S.Rita nacque nel 1381 e morì nel 1457; venne santificata da Papa Gregorio Leone XIII nel 1900. La devozione per la Santa si è sviluppata principalmente nella Chiesa del Redentore, poichè la nostra comunità era il fiore all’occhiello dell’episcopato di Monsignor Pasquale Berardi, fondatore della parrocchia nel 1902.Quest’ultimo ci teneva ad arricchirla di devozione, perchè diventasse una chiesa prestigiosa per accogliere più fedeli.

Il culto non è rimasto circoscritto alla chiesa del Redentore, perché qualche anno dopo si è diffuso, anche nelle Chiese del Purgatorio e del Carmine.

Tornando al Redentore, questa devozione è stata portata avanti da Don Giuseppe Pellegrini. Nel corso degli anni, con il susseguirsi di vari sacerdoti, la fede si è un po’ spenta, fino al parrocato di Don Michele Montaruli, durato per ben 48 anni, il quale ha vivificato il culto per la Santa.

Relativamente alla sua storia, S.Rita è stata canonizzata nel 1904 ed è presentata come “Santa degli impossibili e avvocata dei casi disperati”, a fronte di una vita molto travagliata perché lei inizialmente voleva prendere i voti per diventare suora.

Questa cosa le fu impedita dai suoi genitori, che la costrinsero a sposarsi, ma il suo matrimonio si rivelò un fallimento. Il marito era una persona molto violenta con lei e fu ucciso in un’imboscata, i due figli che ebbero volevano vendicare la morte del loro padre. Durante una preghiera particolare, S.Rita preferiva che i due figli morissero piuttosto che vendicare la morte del padre:il Signore permise che la sua preghiera venisse accolta.

Dopo tutto questo travaglio, decise di voler entrare nell’Ordine delle monache agostiniane, ma questa sua scelta inizialmente non fu ben accolta. S.Rita è stata una madre e religiosa esemplare, il tutto segnato anche dal fatto, che avesse avuto un passato travagliato.

La Santa provò il dolore direttamente sulla sua pelle, ferendosi con una spina della corona del Crocifisso.

Nel corso degli anni, la statua è stata restaurata: c’è un particolare che non so se è importante raccontarlo, inerente al fatto che si è preferito restaurare la statua in legno e non più in cartapesta. Una signora che ha voluto riproporre la statua com’era inizialmente, ossia in cartapesta, perché più realistica.

Il Rito della Benedizione delle rose, che avviene durante la celebrazione, è legato a una visita che S.Rita ricevette da una sua parente sul punto di morte. La Santa, per riconoscenza, andò nel giardino e le regalò una rosa fiorita. La particolarità è che la rosa fiorì tra gennaio e febbraio, quindi trattandosi di mesi invernali era impensabile che potesse avvenire la fioritura, ma avvenne il miracolo.

Quest’anno, i festeggiamenti saranno in tono minore, perché non abbiamo potuto organizzare molto a causa del Coronavirus. Le messe sono confermate al mattino alle 07.30,10.00 e 11.30 e a mezzogiorno la supplica; mentre la sera alle 19.00. In altri tempi si poteva celebrare la Messa serale, ma in questo momento tutto ciò non è possibile perchè si possono creare degli assembramenti: tra l’altro avrei dovuto chiudere l’autorizzazione alle autorità competenti.

Ci tengo a ribadire che alcuni fiorai porteranno delle rose benedette, che saranno consegnate agli ammalati».

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