La nota

Di turismo e di cultura a Ruvo di Puglia: il bilancio dell'assessora Monica Filograno

«Con la fiducia della città, potremo fare di Ruvo un contesto artistico-culturale così florido e vibrante da essere tra i più importanti del Mezzogiorno»

Politica
Ruvo di Puglia giovedì 14 ottobre 2021
di La Redazione
Monica Filograno
Monica Filograno © Profilo Facebook

In una nota, l'assessora alla Cultura Monica Filograno fa un bilancio sul turismo e sulla cultura nei cinque anni di Amministrazione Chieco e illustra gli ulteriori sviluppi in questi stessi settori. 

«Se ne è parlato poco - scrive - e male durante questa campagna elettorale, spesso a sproposito direi, e con un fine chiaramente strumentale teso come sempre a distruggere l’operato della nostra Amministrazione e a far credere che così non va, si poteva fare meglio e di più, ma nessuno mi pare abbia detto come si poteva e cosa. Ah sì, si è detto di fondazione (“la faremo noi” – e vedrete che fondazione!).

Ho sentito anche dire che i turisti a Ruvo di Puglia non ci sono, che abbiamo messo le chitarre di cartone invece di pensare alle mura del centro storico, che la cultura è un’altra cosa, o che con la cultura non si mangia e che si sono fatti solo zinnanà,come dicono loro per sminuire tutto.

Proviamo a riportare due dati, giusto due: nel quadriennio 2016-19 (purtroppo anno di riferimento) Ruvo ha registrato 36.427 arrivi e 68.372 presenze. Questo facendo solo riferimento ai censimenti sulle strutture ricettive condotti dalla Regione Puglia. La stessa PugliaPromozione in un rapporto del 2017 stima un moltiplicatore di 27 per la città di Ruvo per calcolare il turismo che non può essere censito e che porta, facendo un po’ di conti, a circa 250.000 persone che ogni anno arrivano da noi per turismo, fiere, sagre ed eventi (dati plausibili visto che solo l’inaugurazione di Luci d’artista del dicembre 2018 ha fatto 15mila presenze in una sola sera e la Sagra del Fungo Cardoncello del novembre 2019 con 40mila presenza in due giorni) per un volume di affari stimabile non inferiore a 1.500.000 euro l’anno. Soldi che si riversano nei ristoranti, nei bar, nelle attività commerciali, artigianali e anche nelle casse del Comune.

Un impatto importante per un piccolo paese. Sono dati spannometrici, lo so ma che ci consentono di cogliere l’ordine di grandezza del nostro buon saper fare tutti insieme! Magari alcuni pensano che i turisti siano solo quelli con gli occhi a mandorla con una videocamera appesa al collo. Immagini esotiche anni ’80. Turismo è tutto ciò che verso questa città si muove per evadere dall’ordinario e per godere della nostra offerta di territorio, sia che arrivino da Hong Kong sia che vengano da Gravina.

Grazie a una legge regionale, il nostro Comune è rubricato dal 2017 tra le città a economia prevalente turistico-culturale: Ruvo città d'arte. Questo significa che il nostro sistema economico fa perno sugli asset materiali e immateriali del patrimonio culturale per sollecitare settori quali il turismo, l’enogastronomia, l’industria creativa e dell’informazione, dell’artigianato. Siamo diventati cioè un territorio appetibile, stiamo costruendo reputazione. Ricchezza per il futuro. Ecosistema che attrae imprese e trattiene le giovani menti. Hanno parlato di noi in tutto il mondo da New York a Berlino anche quando la rivista Forbes ha inserito quello di Luci d'Artista 2020 tra i 21 alberi di Natale più belli al mondo. Lasciando da parte le lamentazioni fini a sé stesse, sappiamo bene denigratorie nei confronti della stessa città che si dice di amare, è necessario progettare sistemi e strategie per far crescere il turismo e rilanciare la cultura. E noi questo stiamo facendo.

Con la realizzazione del Nuovo Ostello sulla via Francigena saremo in grado di intercettare il flusso turistico dei cammini. Uno dei sotto settori turistici per i quali si prevede nei prossimi anni un fortissimo trend di crescita. Soprattutto in Puglia dove la Regione sta investendo milioni nello slow tourism e nelle forme del turismo sostenibile. E noi stiamo sul pezzo! Il progetto dell’Ostello non è solo il recupero di un immobile pubblico nel centro storico, ma un progetto a multi-impatto. In una sola azione: turismo – recupero del patrimonio immobiliare – attivazione delle attività economiche nel centro storico – valorizzazione del patrimonio paesaggistico – applicazione di metodi e approcci ecosostenibili legati alla viabilità – promozione delle politiche giovanili – nuovi modelli di governance territoriali.

Siamo pronti anche a completare il Nuovo Museo Archeologico e d’arte Contemporanea. Non sarà un nuovo contenitore culturale, ma un ecosistema creativo; un polo espositivo dedicato anche alla produzione artistica. Ma ve lo immaginate l’ex convento pieno di tecnologie dove passato e futuro convivono per produrre nuovo senso?! Artisti digitali che creano nuovi mondi?!

Dopo decenni, Ruvo si riappropria della sua identità. Dei suoi beni, ma nessuno ne sta parlando. Parlano tanto di ruvesità, di tradizioni (non saprei riportare quella storia ridicola delle orecchiette, anche se me l’hanno raccontata, ma non mi resta in testa ma anche questa è un’altra storia), che le tradizioni vanno rispettate e poi? Usate! Le tradizioni vanno fatte proprie dalla società, che le arricchisce e le tramanda. Nel rispetto dei sensi primigeni ma con un continuo confronto con la contemporaneità, altrimenti muoiono.
Ce ne dimentichiamo. L’identità è l’insieme dei valori, dei saperi, dei codici cognitivi che una comunità condivide. L’identità, come le tradizioni, cresce e si evolve con la società che le custodisce.

Ma ancora: il Nuovo Teatro Comunale diventerà un polo di eccellenza nazionale e internazionale per la produzione di spettacolo dal vivo, oltre che centro nevralgico delle reti che legano siti e operatori della cultura e del turismo nel territorio. Anche questo consentirà alla cultura di essere volano per lo sviluppo turistico e della città. Con poco si fa tanto. Questa è la competenza. Questo è il saper fare. Con la fiducia della città, potremo fare di Ruvo un contesto artistico-culturale così florido e vibrante da essere tra i più importanti del Mezzogiorno».

 

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