Città virtuose

Il consigliere Antonio Mazzone: «Applicare il "modello Pontevedra" a Ruvo di Puglia? Si può»

​Nel centro antico si potrebbero attivare aree promiscue a traffico limitato, piste ciclabili solo in periferia. Maggiore accessibilità si potrebbe garantire su via Pertini, restringendo la carreggiata​

Politica
Ruvo di Puglia lunedì 23 settembre 2019
di Veronique Fracchiolla
Antonio Mazzone e Anabel Gulías
Antonio Mazzone e Anabel Gulías © n.c.

"Menos coches, máis cidade", "Meno automobili, più città".

Lo slogan campeggia sulla copertina della grande brochure, rigorosamente in carta riciclata, che il Concello de Pontevedra fa stampare per diffondere la conoscenza, tra residenti e stranieri, del virtuoso modello urbano che, dal 1999, ha fatto rifiorire la città della Galizia, in Spagna.

Me la mostra un entusiasta Antonio Mazzone, consigliere comunale di Sinistra Ruvese con delega alla promozione di politiche ambientali, energetiche e dello sviluppo sostenibile, al suo ritorno da Pontevedra dove, il 10 settembre scorso, ha incontrato Anabel Gulías, consigliera alla Promozione della città, per approfondire alcuni aspetti del piano di mobilità sostenibile cittadino.

«Ho anche parlato della nostra esperienza - spiega Mazzone -, del progetto "Piedibus" e dell'istituzione del piano sosta a pagamento per limitare la pressione veicolare nel centro cittadino e per rendere Ruvo di Puglia una città più sostenibile: Gulías ritiene che questo sia un buon inizio e che si debba procedere verso questa direzione affinando gli strumenti».

Rilevanza all'incontro è stata data dai media locali, avvezzi all'attenzione che urbanisti e amministratori concentrano sulla città galiziana, alla quale sono stati conferiti prestigiosi premi internazionali per le buone pratiche di mobilità sostenibile (tra essi Intermodes Bruxelles 2013; Center for Active Design New York 2015), assimilate da altre città.

Ma questi alcuni dati. A Pontevedra vivono 83mila persone, di cui 65mila si concentrano nel nucleo antico. In tutta la città, i veicoli possono andare a una velocità massima di 30 km/h. L'81% degli studenti va a scuola a piedi; 67% in meno di emissione di anidride carbonica; il 91% dei veicoli non entra nel nucleo antico e, per abbellire le vie, sono state piantate 223 specie di essenze arboree.

«È stata un'esperienza molto positiva. Mi sono sentito padrone degli spazi, perché Pontevedra è una città "a misura d'uomo" nel senso letterale dell'espressione» prosegue Mazzone, il cui interesse per la città si è acuito quando, nel 2017,se ne parlò a Ruvo di Puglia nel convegno “Pianificare la mobilità sostenibile per cogliere opportunità di sviluppo” durante la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile. Da quel momento ha avuto il pallino di vedere coi propri occhi il piccolo miracolo spagnolo.

Nella scoperta della città, si è fatto accompagnare da Marcos, un "imprenditore culturale" che collabora con l'amministrazione, nei punti in cui la "reforma" è evidente.

«A Pontevedra "lo spazio pubblico è un diritto" e si tutela attraverso la pedonalizzazione delle aree urbane», spiega il consigliere, che avrebbe voluto incontrare anche il promotore della "reforma urbana", il sindaco Miguel Anxo Fernández Lores. Eletto ininterrottamente dal 1999, Lores, insieme alla sua squadra, ha deciso di salvare la città dalla decadenza e dall'inquinamento. Molto deciso, fortemente attaccato alla sua terra e salutista, Lores - che è un medico - ritiene che la pedonalizzazione non solo sia vantaggiosa per l'ambiente, ma spinga le persone a limitare l'uso delle auto e quindi a camminare, con tutti i benefici che ne conseguono.

Lores e i suoi si sono ispirati al modello della "città dei bambini", teorizzata dallo psicopedagogo italiano Franco Tonucci: uno spazio urbano adatto ai più fragili è uno spazio che può essere vissuto da tutti con pienezza e in sicurezza.

«Sin dall'inizio del loro mandato, hanno adottato una politica di riappropriazione della città, pedonalizzando, con costanza, piccole aree urbane. E all’inizio non è stato molto semplice, perché residenti e commercianti hanno protestato vigorosamente per questa decisione. Ma Lores ha chiesto fiducia e quindi si è partiti dal centro antico, pedonalizzando un'area percorsa da più di 20mila veicoli. Il risultato? Lasciando la macchina a casa o nei parcheggi, le persone si riabituavano a camminare, scoprendo o riscoprendo angoli, vie, monumenti; inoltre si rinvigoriva il gusto di socializzare, di guardare con calma le vetrine...ed ecco che il commercio, soprattutto quello di prossimità, rifioriva. A poco a poco, constatando i vantaggi della pedonalizzazione, i residenti e i commercianti di altre zone della città ne hanno chiesta l'estensione».

Nel centro antico il traffico veicolare si è ridotto del 97%, nella zona a ridosso dello stesso del 77% e in periferia del 53%: perché la pedonalizzazione è chiesta anche nelle zone più esterne, che sono più soggette a una marginalizzazione economica e sociale. E pedonalizzazione significa anche rigenerazione urbana: infatti Mazzone ha visto molti cantieri, pubblici e privati, attivi, dal momento che i proprietari di locali in disuso nelle zone interessate dalla "reforma" hanno tutto l'interesse ad affittarli per uso abitativo o commerciale. E le richieste sono numerose, tanto che si sta assistendo a una crescita demografica nella città galiziana, vivace anche dal punto di vista culturale. L'amministrazione, infatti, incoraggia e sostiene, anche economicamente, i progetti, anche sportivi, che contribuiscano a creare coesione e fermento sociale.

La pedonalizzazione non esclude, tuttavia, il transito dei veicoli a motore che devono sottostare ad alcuni limiti. «Il principio - spiega Mazzone - è che l'automobilista è un ospite nella città e deve considerare la strada un'estensione del proprio salotto di casa».

Come è regolamentato il traffico veicolare?

«Partiamo dai parcheggi. Ce ne sono di due tipi. In periferia, cisono hub di 2000 posti auto gratuiti, tra l'altro con piazzole dove poter consumare, all'ombra di alberi, i pasti, perché ogni spazio a Pontevedra è a misura d'uomo. In città e nel centro antico è possibile lasciare la propria auto nei parcheggi sotterranei ma a pagamento. Le auto possono transitare a passo d'uomo solo in caso di necessità e possono sostare per 15 minuti al massimo: non c'è alcuna differenza tra residenti e non residenti. Inoltre, non è consentito attraversare la città, in auto, da una periferia all'altra».

Mazzone, a Pontevedra, ha anche compreso nella sua pienezza il concetto di "accessibilità": «Pontevedra è una città accessibile, dove tutti possono muoversi agevolmente e in sicurezza. Restringendo la carreggiata, ampliando i marciapiedi e annullando il dislivello tra i due spazi si consente una fruizione sicura e libera dello spazio da parte di tutti: persone tra cui diversamente abili; veicoli, anche pubblici. Ecco, possiamo parlare di “promiscuità sostenibile”.Un altro strumento di mobilità sostenibile sono i dissuasori dolci ogni 20 metri che, in un'area 20 - zona dove procedere a 20 km/h – e collocati prima degli attraversamenti, costringono le auto a un ulteriore rallentamento. Alla fine ci si chiede se valga la pena utilizzare l'auto».

Veniamo a casa nostra. Si può importare il modello Pontevedra a Ruvo di Puglia, città dove il 61% degli abitanti si muove in macchina per recarsi al lavoro?

«Nel nostro Piano di Mobilità ciclistica e ciclopedonale (approvato all'unanimità in Consiglio comunale, ndr) abbiamo previsto aree a velocità limitata, le "aree 50" e le "aree 30" in cui si può procedere a velocità di 50 km/h e 30km/h. Una volta attivate queste aree, si può autorizzare anche la micromobilità elettrica, ossia l'utilizzo di monopattinielettrici; hoverboard; segway, monowheel così come previsto dal decreto del Mit 229/2019. In tal modo si agevola la promiscuità mobile: pedoni e veicoli transiterebbero in sicurezza nelle aree a traffico limitato. Si potrebbe partire dal centro antico per rivitalizzarne l'economia: non dimentichiamo che la sua valorizzazione passa anche attraverso le azioni che gravitano intorno al Duc».

E, non a caso, il quartier generale dell'associazione "Vivo a Ruvo", costituita per l'attivazione del Distretto Urbano del Commercio, si trova proprio nel centro antico, in vico Modesti I. E proprio lì si diede avvio alla fase di partecipazione popolare necessaria alla redazione del Pums, del Piano Urbano di Mobilità Sostenibile.

Ma anche la periferia sarebbe interessata dal "modello Pontevedra" per Mazzone. «In via Pertini, che è diventata in effetti una strada urbana - ipotizza il consigliere -, si potrebbe restringere la carreggiata, aumentare gli attraversamenti protetti diminuendo il dislivello tra manto stradale e marciapiedi che sarebbero ampliati e, all'occorrenza, prevedere limiti di velocità in determinate fasce orarie».

Molti ruvesi invocano lo sviluppo di piste ciclabili, sempre dopo una necessaria ripavimentazione stradale...

«Tanti ruvesi lamentano che in città non si possa andare in bicicletta. Allora, secondo me, la promiscuità mobile è molto più sostenibile della diffusione delle piste ciclabili che dovrebbero insistere solo nelle periferie e non in città, per motivi logistici. Molti ritengono che andare in bici significhi essere virtuosi. Senza dubbio, ma non dimentichiamo che ci sono coloro che fanno cattivo uso delle biciclette, ponendo in essere comportamenti che mettono a repentaglio la sicurezza propria e altrui».

E quando sarà attivato il piedibus?

«A breve sarà lanciato un bando di formazione destinato alle scuole. A questo proposito, voglio aggiungere che a Pontevedra si è attivata una rete di operatori commerciali, privati, associazioni che protegge i bambini che vanno a scuola a piedi: se uno di loro dovesse perdersi, sarebbe sufficiente rivolgersi a uno di questi "angeli custodi" che si attiveranno per aiutare il ragazzino».

Intanto, spiega Mazzone, il contatto con Pontevedra sarà costante. Spera che anche Ruvo di Puglia imbocchi la strada intrapresa dalla comunità galiziana. Sarà un processo lungo e difficoltoso, ma lui è fiducioso.

«Quello che mi rincuora – conclude - è che al mio ritorno da Pontevedra, molti ruvesi si sono dimostrati incuriositi per questa esperienza. Forse è un buon segno».

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