La nota

Rifondazione Comunista di Ruvo di Puglia: «No all'autonomia differenziata»

​Protocollata mozione, indirizzata al Consiglio comunale di Ruvo di Puglia, in cui si chiede di manifestare contrarietà al fatto che la legge quadro Boccia sia approvata nella legge di bilancio 2021

Politica
Ruvo di Puglia sabato 21 novembre 2020
di La Redazione
La sede di Rifondazione comunista nel centro storico
La sede di Rifondazione comunista nel centro storico © n.c.

La sezione locale del Partito di Rifondazione Comunista, ha protocollato, lo scorso 19 novembre, una proposta di ordine del giorno indirizzata al Consiglio comunale di Ruvo di Puglia.

Si chiede all'assise di «manifestare la netta contrarietà al fatto che la legge quadro Boccia sull’autonomia differenziata venga approvata all’interno della legge di bilancio 2021, bypassando una discussione seria su tutti i livelli istituzionali e la possibilità di eventuali referendum abrogativi, non ammessi per temi di materia finanziaria».

«Sono uno spettacolo indecente - scrivono i militanti del Partito - le polemiche dei presidenti di Regione che si susseguono da giorni. Siamo da mesi di fronte al caos provocato dalla regionalizzazione della sanità e sarebbe ora che si prendesse atto che la modifica del Titolo V della Costituzione, nel 2001, è stata un fallimento. Noi di Rifondazione Comunista allora fummo gli unici a opporci e lo rivendichiamo. È ora di tornare al testo originale della Costituzione e di ammettere che è stata una delle tante riforme fallimentari.

Emerge con chiarezza dagli ultimi 20 anni di gestione regionalistica della sanità e dall’emergenza Covid-19 che stiamo vivendo, come il nostro Paese sia andato già fin troppo lontano sulla strada della autonomia delle Regioni.

Sono passati sette mesi senza che dalle Regioni e dai loro cosiddetti “governatori” venissero assunti, pur in presenza di 8 miliardi di finanziamento ad hoc, i provvedimenti più necessari in caso di ripresa dell’epidemia Covid-19 quali il potenziamento del sistema di tracciamento dei contatti, delle terapie intensive, dei servizi delle cure primarie e dei dipartimenti di prevenzione; l’adeguamento di spazi didattici congrui nelle scuole; l’adeguamento e potenziamento del trasporto pubblico locale.

Tutto ciò avrebbero dovuto fare le Regioni, mentre il Governo, che avrebbe dovuto comunque monitorare, non ha stanziato fondi sufficienti e non ha assunto opportune misure. Oggi sono sotto gli occhi di tutti le prese di posizione scomposte e il rimpallo di responsabilità, in un continuo e spericolato scontro tra Stato e Regioni, con un protagonismo spregiudicato dei cosiddetti “governatori” e l’incapacità del Governo di assumersi le responsabilità.

Per questo pensiamo non sia accettabile che Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia, Piemonte insistano verso un processo di ancora maggiore autonomia, alimentando un processo di disgregazione della Repubblica, una e indivisibile.

Tale frammentazione, per i lavoratori e tutti i cittadini comuni, avrebbe conseguenze del tutto negative in seguito a una regionalizzazione anche dei diritti e dei doveri, con l’ampliamento delle differenze che già oggi esistono tra regioni più povere e quelle più ricchi».

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I commenti degli utenti
  • Mario Adessi ha scritto il 22 novembre 2020 alle 13:55 :

    Hanno affondato la Sanità creato nuovi burocrati di stato e noi non abbiamo il diritto alla salute. Se questo è il federalismo lasciamo perdere e potenziamo la salute gratis per tutti Molti muoino non di Covid ma di inedia e di povertà in un sistema di salute solo per i ricchi Rispondi a Mario Adessi

  • biagio anselmi ha scritto il 21 novembre 2020 alle 12:42 :

    va così in tutto il mondo da sempre. fatevene, anzi facciamocene una ragione, le regioni (del mondo non solo quelle italiane) più progredite, vanno avanti e usano la loro produttività per migliorarsi e migliorare in genere la vita di chi ci vive e lavora. le altre, gestite clientelarmente e ottusamente vanno a fondo. è normale. un processo non invertibile. Rispondi a biagio anselmi