Domenica

Il Salento, la Sicilia e l’Africa nell’ultima serata del Talos 2018

​I fratelli Mancuso e La Ciclopica BandAdriatica fanno calare il sipario sul festival, che è riuscito a instaurare col pubblico un dialogo intimo e universale, non cedendo all’impulso commerciale​

Spettacolo
Ruvo di Puglia martedì 11 settembre 2018
di Raffaella Anna Dell'Aere
BandAdriatica
BandAdriatica © Raffaella Anna Dell'Aere

Se Ruvo di Puglia è la citta della musica, senza dubbio il Talos Festival ne è la colonna portante.

Territorio senza confini di un amalgama musicale difficile da etichettare, da prevedere, da circoscrivere nel già detto, nel già fatto.

Il Talos festival continua a stupire per la corsa perenne di una nuova dialettica musicale, instaurando con il pubblico un dialogo particolare, intimo e universale, non cedendo all’impulso commerciale, ma rendendo sempre più profonde e contaminate le sue poliedriche espressioni artistiche.

Difatti è la contaminazione, così tanto a cuore a Pino Minafra, che sfodera un nuovo abito, non fatto solo di jazz, ma traghetto in movimento nell’oceano della mescolanza di arti e territori, pensieri, sogni, follia.

Una serata, quest’ultima, dipinta dagli opposti con le vocalità silenziose e introspettive, malinconiche e delicate delle nenie poetiche dei fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso con Michel Godard, fino all’epilogo prosperoso e impetuoso della Ciclopica BandAdriatica.

Gli aromi siciliani con le fragranze calde, le danze vorticose della pizzica salentina, le percussioni frenetiche e le movenze afro, hanno disegnato ben chiaro un nuovo territorio, quello del Mediterraneo. Quel mare fatto di terra, capace di unire nelle somiglianze, senza dividerle, grazie alla graffiante fratellanza fatta di pelle e storie secolari. Un urlo ancestrale venuto dal vento del passato ha stretto la mano al Talos 2018, denudandolo dalla verticalità dell’estro puramente musicale per lasciarlo avvicinare al contenuto umano circolare, testimone di scambi, aperture e digestioni comunitarie nel passaggio dei secoli.

Una serata dove è stata nitida l’immagine dell’abbandono delle polemiche dei giorni scorsi, esorcizzate dalla piacevole frenesia del pubblico sceso fin sotto il palco per fondersi con gli strumenti musicali, per trovare il contatto corporeo mancante, spesso offuscato dagli schermi, dagli oggetti, dalle parole. La carnalità del Talos è stata la primaria essenza di questa edizione, dove le distanze sono state soffocate dal calore e la freddezza, dalla fame di unirsi.

Livio e Pino Minafra hanno colpito, ancora una volta, parlando di musica in una grande piazza, come si fa nella stanza preferita di casa, nella semplicità di una grandezza, quella di donare a tutti i ferri del mestiere, per chi vuole ascoltare, per chi vuole sporcarsi di emozioni, per chi accoglie i vuoti e li vuole riempire di follia, come solo il Talos festival sa fare.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • RAF ros ha scritto il 11 settembre 2018 alle 21:36 :

    Semplicemente favolosi!! Rispondi a RAF ros