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«Valigia ignorante» e «chitarra scordata», il viaggio musicale di Rosita con Niccolò Fabi

Nel racconto della 19enne artista ruvese, l’emozione «incredibile» di aver partecipato al festival “Reset” di Torino, che l’ha vista esibirsi dal vivo insieme al cantautore romano, per l’occasione tutor d’eccezione

Spettacolo
Ruvo di Puglia sabato 27 ottobre 2018
di Elena Albanese
Rosita Brucoli con Niccolò Fabi
Rosita Brucoli con Niccolò Fabi © Rosita Brucoli

Rosita Brucoli ha solo 19 anni. Si è diplomata al liceo “Tedone” e di sera fa la barista. Nel resto del tempo, praticamente da sempre, è una musicista. Chitarrista, pianista, cantante, autrice. Comunicare attraverso parole e note è una vera e propria esigenza per lei. «Scrivo sempre e comunque perché ne ho bisogno e perché mi piace», mi dice durante l’intervista in cui racconta probabilmente l’esperienza più importante della sua giovane vita. Quella vissuta al festival nazionale di musica indipendente “Reset”, che si è svolto nell’Off topic di Torino, «un luogo molto stimolante, che organizza un sacco di iniziative».

«Un amico mi consiglia di mandare la mail per partecipare, con foto, biografia e dei pezzi miei, semplici audio registrati col cellulare. E poi succede che mi chiamano e mi dicono: “sei fra i primi dieci, però noi dobbiamo sceglierne solo quattro”». Una scelta affidata ad altrettanti tutor affermati, che avrebbero poi affiancato gli artisti emergenti nella sezione live del festival.

E uno di loro ha selezionato proprio lei. «Dal 30 settembre al 4 ottobre devi venire a Torino. E il 3 devi lavorare con Niccolò Fabi». È questo in sintesi il contenuto della seconda telefonata ricevuta dagli organizzatori. «Chiudo e mi metto a piangere – mi dice -. Ho pianto tanto, tanto. Perché io lo seguo e avevo proprio voglia di confrontarmi, di parlare con lui, anche al di là dell’aspetto artistico».

Finalmente il momento della partenza. «Un bel viaggetto da sola, come parecchi che ho già fatto, con questa “valigia ignorante” e la chitarra tutta scordata». E poi quello dell’arrivo. «Si sentiva subito nell’aria questa passione per la musica, questa dedizione, anche da parte degli addetti ai lavori. Siamo diventati tutti amici, come se ci conoscessimo da sempre. È proprio questa la cosa positiva del Reset, che non è fine a se stesso, ma è uno scambio immediato. Vuoi fare musica inedita? È il tuo posto. Bello, bellissimo».

Dopo aver assistito alle masterclass con gli altri tre mentor - Levante, Dutch Nazari (che ha lavorato con il gruppo andriese A ovest di Tahiti) e Francesco Di Bella, ex leader dei 24 Grana -, giunge la sua giornata. «Lui (Niccolò, ndr) è arrivato prima di tutti. Questo mi ha fatto capire che voleva proprio stare tra di noi, non aveva bisogno di fare l’entrata da star. Io ero agitata, perché per me non era soltanto un incontro con un tutor, io avevo pianto sulle sue canzoni, mi ero rivista, mi ero rifugiata. Però non gliel’ho voluto far pesare.

Lei gli fa ascoltare il suo brano “Scatola d’argento” («che si chiamava in un altro modo, poi abbiamo cambiato il titolo»). Lui le dice: «Sei dentro a quello che fai». E iniziano a lavorarci su insieme al produttore Ale Bavo e alla scrittrice Valentina Farinaccio. Perché «una canzone arriva nel momento in cui ci sono chiarezza e verità. Ma per arrivare alla verità c’è un percorso interiore da fare. Scrivere una canzone è agire su se stessi. E questo è sempre difficile».

Insegnamenti che le hanno permesso di apprezzare «l’arte della parola» e l’importanza di dettagli all’apparenza insignificanti, ma fondamentali per raccontare efficacemente ciò che si vuole dire e arrivare così alla mente e al cuore degli altri. «Mi hanno emozionata questa voglia di “capirmi”, la sensibilità e la volontà di venirmi incontro per dirmi “io voglio raccontare con te, essere partecipe di questa cosa con te”».

Si è creata una forte empatia, insomma, la cui ciliegina sulla torta è stato il concerto finale di presentazione dei quattro progetti artistici. Un evento a pagamento, ben presto andato sold out, alla presenza anche di volti noti quali Samuel dei Subsonica, Motta e Daniele Celona.

«Avevamo 25 minuti a testa – ricorda Rosita -. Faccio due canzoni alla chitarra, due al piano, poi lo chiamo sul palco. E succede che la mia chitarra non funziona più. Lo guardo. Mi tolgo lo strumento e lo metto a posto». E il cantautore inizia ad accompagnarla con la tastiera, pur non avendo imparato a memoria gli accordi. Poi ci mette anche la voce. «Non era in programma che dovesse cantare. Si è ricordato tutta la strofa. Non me l’aspettavo, ma dentro di me lo sapevo che l’avrebbe fatto. È stata un’emozione incredibile. Abbiamo realizzato qualcosa di magico, creato proprio per il pubblico. E questo si avvertiva. Su quel palco, è stata la prima volta in cui mi sono sentita davvero soddisfatta».

Quando sono scesi, anche la gente intorno a loro era felice. «E per me non c’è complimento migliore. Non c’è altro. La musica è questo».

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I commenti degli utenti
  • Stef Canta ha scritto il 01 novembre 2018 alle 09:36 :

    Che bellezza.. Brava Rosita! Solo a una ragazza con un'energia travolgente e una dote speciale come la tua voce poteva capitare un'occasione del genere, in una città magica come Torino, e con un super tutor come Niccolò Fabi. Avanti così! Rispondi a Stef Canta