Ulteriori strali della vicenda

Flamma ardens, la polemica non si placa

Michele Stasi, ex dirigente dell’ufficio Tecnico del Comune, sentitosi chiamato in causa, espone la sua versione dei fatti e chiede che «la Magistratura faccia luce su una situazione incancrenita»

Attualità
Ruvo di Puglia domenica 20 maggio 2018
di La Redazione
Cimitero
Cimitero © Facebook

La polemica legata alla gestione delle utenze votive del cimitero non sembra placarsi. Dopo il duro botta e risposta tra la Flamma ardens e il Sindaco, interviene sulla vicenda anche l’ingegner Michele Stasi, ex dirigente dell’ufficio Tecnico del Comune di Ruvo, che si ritiene chiamato in causa tra i tre dirigenti comunali definiti «sciacalli» dalla precedente nota della società. «Tanto chi scrive – ci tiene a precisare -, quanto i suoi più stretti parenti non sono stati, a far data dal 2006 e sino a tutt’oggi benefattori della Flamma, nel senso che non hanno mai erogato somme non essendo divenuti suoi utenti ma hanno, invece, subìto sistematicamente diverse sottrazioni, peraltro prontamente segnalate agli organi di vigilanza».

Stasi intende «preliminarmente riferire agli ignari cittadini ruvesi che i canoni annui versati in favore di codesta società risultano ben più esosi di quelli fissati dal Comune a far data dai primi anni 2000 e mai rivisti al rialzo». Secondo Stasi, inoltre, la ricostruzione storica fatta dall’azienda è parziale, poiché comincia dal 2 maggio 2006, trascurando quanto avvenuto prima di tale data», di conseguenza «i due comunicati meritano di essere ampiamente sconfessati».

Riguardo i proclamati lavori di ampliamento e manutenzione della rete, l’ingegnere si chiede perché la società abbia «taciuto quando il Consiglio comunale, con proprio atto n° 68 del 31 luglio 2017, ha stabilito di affidare alla propria partecipata (Ruvo servizi) anche la gestione dell’illuminazione votiva sul presupposto che l’intero impianto fosse da rifare essendo altamente pericoloso? Mistero. Come misteriosa è la motivazione per la quale la Flamma ardens è venuta fuori con il primo comunicato con il quale sono stati invitati i cittadini a depositare la propria firma (per un referendum abrogativo contro l’Amministrazione?).

Secondo la ricostruzione di stasi, «in data 10 maggio pare che il Comune a mezzo di un suo Direttore d’area abbia tentato di rientrare in possesso dell’impianto di illuminazione votiva, ricavandone (devesi presumere) un perfetto “marameo” da parte della società, che si sarebbe rifiutata per effetto del contenzioso in essere e che, stando a quanto è dato leggere nel secondo comunicato, attivato da un biennio dalla società stessa, ha visto il Comune chiedere rinvii per ben cinque volte. Ci si chiede il perché e si chiede altresì che l’Amministrazione faccia conoscere anche il nominativo del professionista che difende le ragioni della collettività ruvese, visto che per 12 anni si continua ad assistere a un utilizzo illecito, oltre che illegittimo, di un bene appartenente al demanio pubblico.Altro che gestione di fatto del servizio!

Passiamo ora ad analizzare il periodo anteriore al 2 maggio 2006 volutamente omesso dalla Flamma ardens – prosegue la nota dell’ingegnere -. Con delibera n° 105 del 19 dicembre 2005, il Commissario straordinario revocava la delibera di Giunta comunale n° 42 del 12 febbraio 2005 limitatamente alla previsione dell’attuazione del project financing, disponendo l’assunzione diretta in economia della gestione del servizio di illuminazione votiva cimiteriale. Investito, unitamente ad altri due dirigenti, direttamente dalla delibera, una prima volta in data 27 gennaio 2006, una seconda volta in data 2 febbraio 2006 e una terza volta in data 20 marzo 2006, a mezzo di personale tecnico, il sottoscritto, all’epoca dirigente del 4° settore, tentava vanamente di ricevere in consegna dalla Flamma ardens sas l’impianto di illuminazione votiva del civico cimitero, essendo scaduto, sin dal 31 dicembre 2005, il contratto già in essere con la società.

Tentativi tutti vanificati dalle azioni giudiziarie poste in essere veementemente dalla summenzionata Flamma ardens tanto a livello di giustizia amministrativa (Tar e successivamente Consiglio di Stato), quanto a livello di giustizia penale (denunce querele del 29-30 marzo 2006 e successiva del 26 maggio 2006presentate contro la mia persona e a distanza di soli nove giorni dal terzo tentativo effettuato di far riprendere all’Amministrazione l’impianto, lo si ripete, a servizio di area demaniale. Risultando il sottoscritto sottoposto a indagini per i reati di cui agli articoli 323 e 328 del codice penale, il Pubblico ministero presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Trani in data 15 dicembre 2006 chiedeva che il giudice delle indagini preliminari disponesse l’archiviazione del procedimento avviato con le denunce querele a firma della signora Rita Maria Rossini, legale rappresentante della Flamma ardens. In data 13 gennaio 2007, disattendendo il giudizio espresso dal Pubblico ministero, la stessa, officiata dall’avvocato Vincenzo De Michele, depositava opposizione alla richiesta di archiviazione ex art. 410 c.p.p.. Cosicché in data 7 dicembre 2007 si teneva udienza in Camera di consiglio innanzi al designato gip, il quale il 14 febbraio 2008 disponeva l’accoglimento della richiesta di archiviazione avanzata dal pm. Tutto finito? Manco per sogno!

In data 30 giugno 2008 veniva notificato apposito avviso, a firma del Cancelliere della VI sezione penale della Cassazione, con il quale si comunicava al sottoscritto che, in data 24 settembre 2008, presso la camera Consiglio collegio 1, si sarebbe tenuta apposita udienza per la decisione del procedimento proposto da Rossini Rita Maria c/ Stasi Michele avverso l’ordinanza del gip del Tribunale di Trani assunta in data 14 febbraio 2008. Solo il 9 novembre 2009 veniva rimessa allo scrivente la sentenza n° 38136/08, emessa dalla Cassazione - VI^ sezione penale, con la quale veniva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla signora Rossini e condannata la ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché della somma mille euro in favore della cassa delle ammende. Quindi, a fronte di asseriti 11 anni di inerzia, vi è che dal 2006 alla fine del 2009 il sottoscritto risulta essere stato messo in un angolo, così da averlo reso innocuo, per un ulteriore anno non aver retto il settore comunale al quale faceva capo il cimitero e per oltre sette anni aver svolto attività dirigenziale in altri Comuni della Provincia di Bari e della Bat. Chi è quindi lo sciacallo: il sottoscritto o la Flamma ardens?» si chiede infine Stasi, che conclude: «Ebbene, è giunta l’ora che i ruvesi si sveglino dal torpore, visto che la situazione venutasi a creare è stata determinata da posizioni, “forse benevolmente consenzienti”, assunte anche dagli Amministratori, invitando la Magistratura a fare piena luce su una situazione incancrenitasi con lo scorrere del tempo».

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