La nota

Doppi turni, i docenti del "Tedone": «Bilancio negativo per molte difficoltà». Le ragioni

​«L'auspicio è in un ripensamento del Prefetto che tenga conto dell'autonomia dell'organizzazione scolastica. Riteniamo che le nostre misure siano elementi di garanzia della nostra capacità di autogestire il tempo scuola»

Cronaca
Ruvo di Puglia domenica 10 ottobre 2021
di La Redazione
Studenti a Bari che protestano contro il doppio turno
Studenti a Bari che protestano contro il doppio turno © RuvoLive.it

Da ieri, è ripreso lo stato di agitazione degli studenti delle scuole superiori dell'area metropolitana di Bari che continuano a dire "no" ai doppi turni di lezione, disposti per evitare assembramenti sui mezzi di trasporto. Sin dall'inizio dell'anno scolastico, lo ricordiamo, la prefetta di Bari, Antonella Bellomo, ha disposto lo scaglionamento degli ingressi negli istituti in due turni: uno alle 8, nel quale entra in classe il 75% degli studenti, e uno alle 9.40 per il restante 25%. 

Questo ha creato disagi e problemi soprattutto agli studenti pendolari, ruvesi e delle città limitrofe: a Ruvo di Puglia, gli istituti superiori sono frequentati da studenti di Corato e Terlizzi. Ma le criticità sono state rilevate anche da docenti e dirigenti scolastici come si può leggere nella nota inviata da Liceo scientifico e linguistico "Orazio Tedone".

«Il documento operativo della Prefettura di Bari con cui viene stabilito lo scaglionamento degli orari nelle scuole secondarie di secondo grado, con primo turno alle ore 8 e secondo turno alle ore 9.40, ha costretto il nostro istituto a rivedere in tempi rapidi e affrettati il piano di rientro in sicurezza e l'intero assetto organizzativo meticolosamente elaborato dalla Commissione per l'emergenza Covid a partire dall'ultima decade di agosto, creando inevitabili disagi, opportunamente segnalati a mezzo stampa dai nostri studenti, in accordo con gli studenti dell'Itet "Tannoia" della nostra città. 

Già in una nota inoltrata alla dott.ssa Antonia Bellomo, i Dirigenti Scolastici dell’area metropolitana di Bari avevano esposto che il prolungamento del tempo scuola e le difficoltà di ordine familiare, sociale e didattico avrebbero imposto di decretare la riduzione delle ore d'insegnamento da 60 minuti a 50 minuti in tutte le classi, anche in quelle il cui ingresso è previsto nel primo turno, per evitare sovrapposizioni tra orari diversi per i singoli docenti della stessa scuola, che si recano nella stessa giornata in classi differenti. La riduzione delle ore di dieci minuti implica la perdita di un'ora di lezione al giorno, di 20 ore al mese, di 180 ore all'anno. Il recupero di questo tempo-scuola perduto non potrebbe essere effettuato nei 200 giorni complessivi previsti, perché richiederebbe l'utilizzo di rientri pomeridiani difficilissimi da gestire, per l'impossibilità di avvicendare dalle 7.40 alle 15.00 il personale ata per funzioni di pulizia e sorveglianza.

Risulta quanto mai evidente l'impossibilità di costringere collaboratori scolastici a prestazioni di lavoro straordinario e dunque a operare continuamente per molte ore nello stesso giorno. Allo stesso modo l'esiguità dell'organico assegnato non consente di organizzare turnazioni nelle prestazioni dei servizi ausiliari, soprattutto in considerazione della necessità di assicurare vigilanza, pulizie e sanificazione di locali e suppellettili, per garantirne l'igienizzazione e la prevenzione di forme di contagio. 

Si profilerebbe, dunque, l'eventualità di non recuperare le ore perdute di insegnamento apprendimento, prevista dalla normativa relativa alla riduzione di orario per causa di forza maggiore. Allo stesso modo, all'ipotesi di un eventuale danno erariale si aggiunge la certezza di ulteriore deficit formativo, derivante dalla pandemia e dai numerosi mesi precedenti di Dad, se si considera che la frequenza delle attività formative extracurricolari (progetti Pon, progetti Ptof, attività di sostegno e recupero, ulteriori attività culturali ed espressive) sarà preclusa agli studenti del “Tedone”, in particolare agli studenti pendolari che costituiscono circa il 64% della popolazione scolastica. Senza considerare che gli studenti non potranno dedicarsi ad attività extrascolastiche linguistiche, culturali, artistiche, sportive, nelle Agenzie educative del territorio con evidenti ricadute sul loro benessere psicofisico. 

Sarebbe difficile persino prevedere in orari consoni le riunioni degli organi collegiali (Consigli di Classe, Collegi dei Docenti, Dipartimenti Disciplinari, Consigli d'Istituto, ecc.) e attività di formazione e aggiornamento rivolte al personale. 

L'impegno giornaliero del personale docente risulta per molti ampiamente dilatato, impegnati a scuola dalla prima alla settima ora con tre /quattro ore "buche", da trascorrere in spazi di ridotta metratura e con forte rischio di contagio (aula docenti e biblioteca in edificio separato); all'aperto, vagando lungo il perimetro della scuola, tempo permettendo, o nella propria automobile. Ancor più gravosa la condizione degli insegnanti che prestano servizio su diverse sedi con cattedra oraria esterna anche su diversi Comuni. L'adattamento in tempi brevi su doppio turno dell'orario progettato su turno unico ne ha alterato l'efficacia didattica (basti pensare agli sdoppiamenti delle ore inizialmente previste legate per lo svolgimento di verifiche scritte), e la qualità dell'insegnamento risulta compromessa specie nelle ultime ore, quando la concentrazione delle ragazze e dei ragazzi cala notevolmente, né ci si potrà attendere alti rendimenti scolastici diffusi, soprattutto dai pendolari. 

Analizzando costi e benefici del provvedimento dei doppi turni delle ore 8 e delle ore 9.40 relativamente agli assembramenti, il bilancio è assolutamente negativo: l'ingresso al secondo turno, molto affollato, con classi che stazionano dalle 9.30 fuori dai cancelli, è meno vigilato rispetto al primo, perché i collaboratori scolastici sono anche impegnati contemporaneamente nella sanificazione delle aule e i docenti nella sorveglianza (durante il primo turno i docenti, dalle 7.40, si occupano dell'accoglienza nelle aule e contribuiscono notevolmente alla vigilanza). Le diverse condizioni meteorologiche renderanno ancor più intollerabile l'attesa di ingresso degli studenti di cui si è detto. Questo non potrà che agevolare i contagi, insieme al perdurante sovraffollamento dei pullman di linea 

La scuola tutta, dis-organizzata sul doppio turno determinato dalle decisioni prefettizie, deve adeguarsi alle esigenze dell'azienda concessionaria del servizio di trasporto pubblico locale, che da anni sembra aver difficoltà nel calibrare l'offerta ai flussi di pendolarismo scolastico, nonostante i dati in suo possesso regolarmente aggiornati e comunicati. 

Strumenti normativi e mezzi finanziari sono stati messi a disposizione del mondo dei trasporti (milioni di euro stanziati dal decreto "Sostegni bis” dello scorso luglio e ben due delibere regionali pugliesi). La limitazione del secondo turno imposto a Bari e provincia, a una quota pari al solo 25% degli studenti, dà la misura di quanto poco sarebbe bastato e basterebbe a impostare una soluzione organica del problema, avvalendosi degli strumenti e delle risorse di cui sopra, evitando così il doppio ingresso a scuola e la conseguente doppia uscita, come è stato fatto in altre province pugliesi, per le quali vige il turno unico.

L'auspicio è in un ripensamento a breve del Prefetto che tenga conto delle diversità territoriali provinciali e soprattutto dell'autonomia dell'organizzazione scolastica. Riteniamo che i numerosi e diversi ingressi e le possibilità di tempi di accesso all'istituto scaglionati su più fasce, i percorsi differenziati definiti, i rigidi regolamenti sulla sicurezza sanitaria anticovid approvati, i rilevatori di anidride carbonica installati in ogni ambiente, le sanificazioni diffuse e tanta accorta prudenza siano elementi sufficienti di garanzia della nostra capacità di autogestire il tempo scuola, ben consapevoli dei rischi sempre alti di contagio, anche per le ataviche problematiche nazionali irrisolte di edilizia scolastica e di natura pedagogico-didattica». 

 

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